22 settembre 2018
Aggiornato 16:30

Siria, Berlusconi: «Favorii l'accordo di Pratica di Mare con la Russia, oggi Ovest responsabile»

E Paolo Romani ricorda quando, nel 2013, dopo un attacco chimico l'Italia non diede le sue basi perché non erano chiare le responsabilità
Il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi.
Il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi. (ANSA / DNIEL DAL ZENNARO)

ROMA - «La crisi siriana vede il nostro Paese particolarmente esposto, ma un governo italiano autorevole potrebbe svolgere una funzione importante proprio in questa fase». Se ne è detto convinto il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, intervistato da Primo pianio Molise, inserto locale del Giornale. «Ricordo - ha aggiunto - che fu il mio governo, nel 2002, a far sedere intorno allo stesso tavolo Russia, Stati Uniti ed Europa per firmare l'accordo di Pratica di Mare, che - coinvolgendo la Russia nei vertici Nato - poneva fine concretamente anche simbolicamente alla guerra fredda e creava le basi per un nuovo assetto mondiale nel quale Russia e Occidente diventavano partner e non più avversari».

Le responsabilità occidentali
«Purtroppo lo 'spirito di Pratica di Mare' si è perso negli anni - e l'Occidente ha gravi responsabilità in questo - fino ad arrivare alla drammatica situazione di oggi. Io credo che ogni governo responsabile dovrebbe lavorare per evitare sviluppi assai pericolosi per il mondo intero e il Mediterraneo in particolare».

Romani: in questa situazione serve un governo
«E' obbligatorio avere un governo». Lo ha detto Paolo Romani, senatore di Forza Italia, ai microfoni di '6 su Radio 1', parlando del momento di transizione verso il nuovo esecutivo, anche alla luce della situazione in Siria. «Questa crisi che rischia di portare allo scontro militare Russia e Stati Uniti a pochi centinaia di km da casa - ha proseguito Romani - ci impone di affrettare le cose per fare in modo che l'Italia sia dotata di un governo politico. Le consultazioni di ieri che hanno visto la coalizione del centrodestra unita con una proposta unitaria è un grosso passo avanti».

Esempio positivo
«Nel 2013 - ha ricordato Romani - con il governo Monti, ministro della difesa era Mario Mauro, la Gran Bretagna e la Francia dopo un ennesimo episodio di attacco chimico, anche allora non si capiva da chi fosse fatto, volevano bombardare la Siria come azione di rappresaglia, un caso analogo ad oggi. Chiesero all'Italia di fornire le basi militari. L'allora ministro e l'allora governo si rifiutarono perché non erano chiare le origini dell'attacco. Si chiese invece, tramite anche i russi, che il regime di Assad mettesse a disposizione della comunità internazionale tutte le armi chimiche allora ancora in suo possesso, è così fu fatto. Tutte le armi vennero fornite alle potenze occidentali e furono distrutte, tant'è che la CIA certificò il fatto che il regime di Assad non avesse più armi chimiche nel 2013. Si evitò quindi una rappresaglia, si ottenne che non ci fossero più armi chimiche almeno da una delle due parti. Fu un esempio virtuoso». A giudizio di Romani «il problema di oggi è che non sappiamo ancora chi possa aver fatto questo attacco. Mi sembra improbabile che il regime di Assad, conoscendo la possibile reazione della comunità internazionale, abbia fatto un attacco chimico. La comunità internazionale ha diritto di sapere cosa sia accaduto. Si facciano delle ispezioni, si chieda la collaborazione di tutte le forze in campo».