28 febbraio 2020
Aggiornato 04:00
Governo

L'Ue detta la linea del prossimo governo. M5s e Pd inadeguati a contrastarla

Dombrovskis, commissario Ue, chiede già una manovra preventiva a chiunque verrà. Intanto Di Maio identifica il Pd come «primo interlocutore»

Luigi Di Maio del M5s durante il convegno "SUM #02 Capire il Futuro" organizzato da M5S presso l'associazione Gianroberto Casaleggio a Ivrea
Luigi Di Maio del M5s durante il convegno "SUM #02 Capire il Futuro" organizzato da M5S presso l'associazione Gianroberto Casaleggio a Ivrea ANSA

ROMA - Il programma è scritto. Parole semplici, di modo che tutti possano comprenderle: dai capi politici agli umili cittadini. «Qualsiasi governo ci sia, i conti vanno rispettati»: Valdis Dombrovskis ha pronunciato questa sentenza al Forum Ambrosetti, il simposio della gente che conta, per altro quest’anno disertato dai vari vip – che non ha indignato nessuno, non ha provocato titoloni sui giornali, e men che meno è stato commentato. I burocrati della Bce hanno, tra i molti difetti, il pregio della schiettezza: scandiscono l’indicibile con trasparenza, pienamente consapevoli che nessuno potrà mai avanzare loro la minima critica. «D’ora in poi – ha ribadito il commissario Ue – la flessibilità sarà limitata. Occorrono politiche di bilancio prudenti». Dombrovskis non è l’ultimo arrivato: è il vicepresidente della Commissione Ue, un lettone conosciuto per la sua inflessibilità. Per lui, come del resto per tutti gli altri burocrati che dettano l’ideologia di questa Unione Europea, conta solo il taglio del debito pubblico. Al di fuori di quelli nulla è possibile. Matteo Salvini ha risposto, unico per altro, alla rampogna di Dombrovskis con queste parole: «Se l’Unione Europea chiederà ancora sacrifici, precarietà e tagli, la risposta del governo Salvini sarà no grazie. Prima il benessere degli italiani, poi le regole europee». Un governo Salvini, quindi, sarebbe difficile.

Arriva l'allenza Pd-M5s?
Più probabile invece la nascita di un Governo M5s-Pd, almeno dopo il Sum #02 a Ivrea. Luigi Di Maio, in una lunga intervista rilasciata a Repubblica, ha chiesto ai democratici un’alleanza, lui la chiama contratto, per il governo del paese. Il "Pd meno elle" è quindi tornato ad essere l’obbiettivo del M5s, dato che Salvini, pur mantenendo in piedi una difficile trattativa con i pentastellari, non sembra voler rompere l'unione politica del centrodestra. «Miserabili», «pagati da Mafia Capitale», «profanatori di democrazia», «simbolo del malaffare», «criminali politici», «il male dell’Italia», «parlare con loro è un suicidio»: questo il Di Maio-pensiero fino a poco tempo fa. Oggi invece: "Pd nostro primo interlocutore», «sotterriamo l’ascia di guerra».

Il vantaggio subentra al bisogno
Si dice che solo gli stupidi non cambino mai idea: ma non è particolarmente acuto non notare che i cambiamenti di idea così repentini e brutali avvengono sempre quando un vantaggio materiale subentra ad uno stato di bisogno. E il M5s, il partito che non ha vinto le elezioni, ha bisogno dei voti del Partito Democratico: che invece ha straperso le elezioni. Si prospetta quindi una fusione tra due entità deboli: il M5s perché al suo interno, nonostante la ferrea disciplina di partito, ha ancora una base militante che rimane coerente con il pensiero, giusto, espresso in passato sull’essenza del Partito Democratico. Un partito clientelare, irriformabile. Il Pd entrerà dentro una eventuale alleanza con i pentastellari mosso dall’unico obbiettivo di distruggerli, di trascinarli nel loro baratro. Cosa che riuscirà senza fatica, se si pensa alle parole di Dombrovskis. A meno che Luigi Di Maio completi il cambiamento post elettorale e si professi un adepto del rigore e dell’austerità: addio reddito di cittadinanza e tutto il resto, quindi. Ma porte spalancate da parte dei salotti buoni di Bruxelles dove i loro «primi interlocutori» sono già seduti da molto tempo.

Fico e le parole buone
In questo contesto dirompente giunge l’appello di Roberto Fico, nuovo presidente della Camera: "I gruppi parlamentari - ha detto al Gr Rai - devono dialogare fino in fondo per cercare di risolvere i problemi che affliggono il Paese: dalla lotta alla povertà, alla corruzione fino all'obiettivo di annullare gli incidenti sul lavoro». "Auspico - ribadisce - che i gruppi dialoghino per fare una governo che alla fine riesca a risolvere questi problemi, così come la gente ci chiede». Il nulla assoluto, però incartato dentro il nuovo marketing del pauperismo istituzionale: l’autobus, la rinuncia a una parte del maxi stipendio, le parole buone. Né più né meno di quanto facesse Laura Boldrini. Una volta che saranno aboliti i vitalizi e Roberto Fico continuerà a muoversi come un francescano, gli italiani si accorgeranno che queste misure non incidono minimamente sulla loro condizione. Il marketing politico, per alltro ampiamente giù sfruttato da Bertinotti, Boldrini, Grasso, non produce alcun cambiamento nella vita degli italiani.

La Ue detta la linea
Per dare un’idea di cosa chiede la Ue al prossimo governo a guida M5s, ieri Dombrovskis ha ribadito che ai conti italiani manca lo 0,3%. Il nuovo governo, appena eletto, dovrà fare immediatamente una manovra correttiva: una correzione che per Dombrovskis è «fondamentale». Ovviamente, se si formerà un governo M5s-Pd, non si potrà utilizzare la scusa – nel momento in cui l’Italia piegherà la testa a queste imposizioni – tradizionale: «Chi ci ha preceduto ci ha lasciato una situazione catastrofica». Perché chi c’era prima era chi vorrebbero prendersi ora. Non solo: vista l’evidente condizione di difficoltà del M5s, il Partito Democratico, «primo interlocutore», continua a fare il prezioso. Deborda al di là di ogni retorica il principio di responsabilità a cui tutti si appellano. Dario Franceschini probabilmente si vede già ministro, e quindi caldeggia con trasporto «la novità politica delle parole di Luigi Di Maio». Franceschini viene preso di mira dalla maggioranza del partito, renziana, ma nel gruppo dirigente del Pd è molto meno isolato. Andrea Orlando ripete la sua contrarietà «sull’arroccamento» di Matteo Renzi. Son tutti scacchisti provetti in questi frangenti. Senza alcun dubbio quando ci sarà la convergenza finale, ovvero l’alleanza, verrà tirata in ballo a sproposito la «mossa del cavallo».

Beppe Grillo scherza sempre
Cosa faranno i due ex rivali? Chi ha bisogno di chi? La vittoria del M5s in questo contesto appare sempre più amputata. L’intero programma, nel caso in cui si accordasse con il Partito Democratico, anche senza Renzi, verrebbe meno su pressione dell'Unione Europea. Non basta l’auspicio del fondatore, ormai sempre più nel ruolo di giullare, Beppe Grillo, che sentenzia: «Sarà un governo meraviglioso».