22 settembre 2018
Aggiornato 17:30

De Masi al DiariodelWeb.it: «Il M5s è come il vecchio Pci di Berlinguer»

Il sociologo vicino ai grillini analizza gli elettorati delle varie forze politiche come sono usciti dalle ultime elezioni: «Il Pd è il partito più di destra, più della Lega»

ROMAProfessor Domenico De Masi, Beppe Grillo ha parlato del Movimento 5 stelle come della nuova Democrazia cristiana, per la sua adattabilità. Lei invece lo ha paragonato al Partito comunista di Berlinguer. Non c'è una contraddizione tra queste analisi?
Può darsi. Io sono un sociologo, quindi analizzo la base di riferimento dei partiti.

Quindi lei si riferisce agli elettori.
Non sarei capace di confrontare Berlinguer e Di Maio. Invece le due basi di riferimento sono chiare. E anche le analisi dell'istituto Cattaneo ci dicono che il M5s ha caratteristiche che evocano la Dc, ma se si guarda al censo dei suoi elettori è chiara l'affinità con il Pci da Togliatti a Berlinguer.

Quindi non sbagliano i molti osservatori, Eugenio Scalfari in testa, che sostengono che il M5s possa diventare il nuovo grande partito di sinistra italiano.
Non sbagliano assolutamente, ma bisogna tener conto di una cosa. Una classe sociale è un insieme di individui con la stessa ricchezza, lo stesso potere e magari lo stesso sapere. I poveri appartengono a una classe diversa dai ricchi, quindi hanno interessi diversi, ma non è detto che se ne accorgano: può darsi che votino Trump, che è il loro maggior nemico.

Serve la consapevolezza dei propri interessi.
Oggettivamente la base del M5s è composta dagli operai, dai disoccupati, dalle periferie... Come quella del Pci. Questo non significa che però abbiano anche una mentalità di sinistra: ci possono essere persone che la pensano come la destra, o addirittura fascisti.

Se è vero quello che lei dice, allora l'alleanza di governo più scontata sarebbe quella tra M5s e Pd?
Ma qual è la base elettorale del Pd?

Me lo dica lei.
Lei lo sa meglio di me. La base elettorale del Pd non è quella del Pci di Berlinguer.

Certo che no. Però è sempre una base di sinistra, in teoria.
No, assolutamente. In questo momento il Pd è il partito più di destra che ci sia in Italia.

Più della Lega?
Più della Lega! Lei confronti i due programmi. In quello della Lega troverà anche degli aspetti che voi giornalisti definite populisti, e che io definisco con aspirazione democratica. Mentre nel programma del Pd lei non troverà neanche un rigo di questo genere.

Quindi il programma della Lega è più vicino a quello del M5s?
No. Lì c'è anche un altro problema: perfino il povero del nord è molto più ricco di quello del sud. Il prodotto interno lordo pro capite di un napoletano è 16 mila dollari, quello di un milanese 36 mila: più del doppio. Quindi il povero milanese è ricco come il medio meridionale. Per corrispondere alle attese del proprio elettorato, Di Maio non può che fare cose che scontentano l'elettorato della Lega.

Quindi non se ne esce.
Se ne usciranno con un accordo, questo prima o poi cadrà. Per esempio, come fa Di Maio a fare il reddito di cittadinanza? Ha bisogno di 19 miliardi. Che non sono tanti, come si pensa: il bilancio dello Stato è fatto di migliaia di miliardi. Si tratta di pigliarli da una parte e metterli lì. E come si fa, di solito, in una famiglia: si comincia dalle priorità. Se il tetto è rotto, lo si ripara, e se non ci sono i soldi si eviterà di comprare il cappotto. In un Paese che ha l'ottava ricchezza al mondo non si possono consentire sei milioni di poveri assoluti. Questa è una priorità, poi i ragionieri trovino che voci dirottare. Se ci sono i soldi per comprare le armi devono esserci anche per aiutare i poveri.