22 ottobre 2018
Aggiornato 01:30

Giorno del Ricordo, Mattarella sulle foibe prova a unire un'Italia mai così divisa

Le foibe, ha detto il Presidente, sono una tragedia ancora poco conosciuta e compresa. E l'Ue un antidoto di pace ai nazionalismi
Sergio Mattarella
Sergio Mattarella (ANSA)

ROMA - «Il Giorno del Ricordo è stato istituito dal Parlamento per ricordare una pagina angosciosa che ha vissuto il nostro Paese nel Novecento. Una tragedia provocata da una pianificata volontà di epurazione su base etnica e nazionalistica. Le foibe, con il loro carico di morte, di crudeltà inaudite, di violenza ingiustificata e ingiustificabile, sono il simbolo tragico di un capitolo di storia, ancora poco conosciuto e talvolta addirittura incompreso, che racconta la grande sofferenza delle popolazioni istriane, fiumane, dalmate e giuliane». Lo ha affermato in una dichiarazione il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Dopo il nazifascismo, il comunismo titino
«Alla durissima occupazione nazifascista di queste terre, nelle quali un tempo convivevano popoli, culture, religioni diverse, - ha proseguiro il capo dello Stato - seguì la violenza del comunismo titino, che scatenò su italiani inermi la rappresaglia, per un tempo molto lungo: dal 1943 al 1945. Anche le foibe e l'esodo forzato furono il frutto avvelenato del nazionalismo esasperato e della ideologia totalitaria che hanno caratterizzato molti decenni nel secolo scorso. I danni del nazionalismo estremista, dell'odio etnico, razziale e religioso si sono perpetuati, anche in anni a noi molto più vicini, nei Balcani, generando guerre fratricide, stragi e violenze disumane».

L'Ue e la pace
«L'Unione Europea - ha concluso Mattarella- è nata per contrapporre ai totalitarismi e ai nazionalismi del Novecento una prospettiva di pace, di crescita comune, nella democrazia e nella libertà. Oggi, grazie anche all'Unione Europea, in quelle zone martoriate, si sviluppano dialogo, collaborazione, amicizia tra popoli e stati. Le stragi, le violenze, le sofferenze patite dagli esuli giuliani, istriani, fiumani e dalmati non possono essere dimenticate, sminuite o rimosse. Esse fanno parte, a pieno titolo, della storia nazionale e ne rappresentano un capitolo incancellabile, che ci ammonisce sui gravissimi rischi del nazionalismo estremo, dell'odio etnico, della violenza ideologica eretta a sistema».