26 novembre 2022
Aggiornato 17:00
Foibe

Così la Toscana «rossa» di Rossi fa raccontare le foibe ai partigiani. Donzelli al Diario: grottesco e inaccettabile

La Regione Toscana guidata dalla sinistra di Enrico Rossi ha approvato un progetto pilota per parlare di foibe nelle scuole. Ma anziché interpellare le associazioni degli esuli, le lezioni saranno tenute da chi è sempre stato dall'altra parte

FIRENZE - Le foibe raccontate dagli eredi dei partigiani, anziché dalle associazioni degli esuli, come sarebbe ovvio. Cioè da chi stava dall'altra parte, da chi per anni quel dramma non ha voluto, o potuto, riconoscerlo. È quanto sta facendo in questi giorni la Regione Toscana, che ha deciso di lanciare un progetto pilota per parlare di foibe nelle scuole. E fin qui tutto bene, se non fosse che il progetto viene portato avanti non da chi è stato vittima di quelle atrocità, ma dagli altri. «Ecco come il governatore Enrico Rossi e la sinistra usano il Giorno del Ricordo per fomentare l'odio: anziché cogliere l'occasione come reale momento formativo, tenta ancora una volta di sfruttare la situazione per mettere i partigiani contro gli esuli». A denunciarlo è Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione Toscana, che abbiamo raggiunto al telefono per capire meglio cosa sta succedendo..

Il progetto foibe nelle scuole toscane
In questo momento a Rispescia, provincia di Grosseto – ci spiega Donzelli – sta andando in scena una summer school dal titolo «Per la storia di un confine difficile. L’alto Adriatico nel Novecento» che anche grazie al coinvolgimento dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea formerà 25 insegnanti provenienti dalle scuole superiori di tutte e 10 le province toscane. Saranno loro, insieme a storici ed esperti, ad accompagnare il prossimo anno 60 studenti in un viaggio nei luoghi della della memoria dell’area giuliana e istriana, in attuazione della legge che istituisce ogni 10 febbraio il Giorno del Ricordo. «Organizzare un evento del genere senza coinvolgere in alcun modo le associazioni di riferimento è grottesco, oltre che evidentemente strumentale. Rossi è rimasto al Pci di Togliatti che il 30 aprile 1945 chiese ai triestini di accogliere gli infoibatori titini come liberatori: la sinistra ancora una volta dimostra di non credere nella memoria condivisa e di essere ostaggio degli integralisti dell'antifascismo anche quando l'antifascismo non c'entra nulla».

La mozione di Fdi completamente snaturata
L'idea di portare il racconto delle foibe nelle scuole nasce proprio da mia mozione di Donzelli in Consiglio regionale: «Sono riuscito a farla approvare nonostante la Giunta non fosse molto favorevole. E quando finalmente è passata, l'hanno applicata a modo loro: al posto di coinvolgere come richiedevamo, e come era logico, le associazioni degli esuli e degli storici che da sempre che si occupano di foibe, la Regione ha dato il compito alle associazioni dei partigiani, cioè ai carnefici, ai colpevoli anziché alle vittime».

"Rossi e la sinistra ancora bloccati da odio ideologico"
Strumentalizzazione politica? Provocazione? Ignoranza? «Sono superficiali» continua Donzelli. «Sono ancora bloccati da odio ideologico e fuori dal tempo e consapevoli che stanno perdendo consenso in Toscana sui temi concreti, faticano a difendere un minimo di elettorato attaccandosi all'antifascismo, alla Resistenza, a cose passate da 70 anni». Il problema è che causano un danno storico e culturale gravissimo. Tra i professori che si saranno ad accompagnare i ragazzi in questo corso ci saranno persone con pochissimo valore scientifico e storico perché sono ricercatori universitari che a malapena hanno una cattedra ma in compenso sono fortemente ideologizzati e hanno scritto o firmato documenti aberranti, sostenendo ad esempio che nelle foibe in realtà sono finiti i comunisti per mano fascista, un ribaltone storico, oppure che Basovizza, monumento nazionale, non è mai stata una foiba. L'assurdo è che queste persone accompagneranno i ragazzi proprio a Basovizza».

"Faremo di tutto per bloccare questa follia"
Donzelli assicura che lui e Fratelli d'Italia faranno «tutto e il contrario di tutto, qualsiasi cosa sia possibile fare per fermare questa follia, senza criterio»: «La memoria è una cosa importante e va condivisa. Così si arriva a una baratro della dignità umana davanti a cui invece è giusto non affacciarsi nemmeno. In teoria qualcuno allora potrebbe andare a vedere le colpe degli ebrei in Germania, sarebbe una follia. Davanti a certi fatti bisogna soltanto ricordare e non dimenticare, affinché non capitino più».

"Sinistra non crede davvero nella memoria condivisa"
Parlare in maniera seria e onesta di foibe in Italia è ancora un miraggio, «perché per una vita hanno raccontato che finita la guerra c'erano i buoni e i cattivi: scoprire che alcuni di quelli che secondo loro erano i buoni, cioè i partigiani, volevano invece portare a una dittatura di segno opposto, soprattutto sul confine oriente, annettendo l'Italia alla Jugoslavia, e che hanno perpetrato crimini incredibili, diventa molto complicato. Sarebbe un dovere ammettere che purtroppo nella guerra ci sono, in entrambi gli schieramenti, eroi e vigliacchi, buoni e cattivi. E loro non lo possono fare, perché per una vita hanno provato a demonizzare l'avversario politico basandosi su questa interpretazione». La sinistra – conclude Donzelli – ancora una volta «dimostra di non credere nella memoria condivisa e di essere ostaggio degli integralisti dell'antifascismo anche quando l'antifascismo non c'entra nulla».