24 settembre 2018
Aggiornato 01:00

Caos Pd: salta la Boschi a Bolzano, Orlando è «furioso» e Giachetti rinuncia al «paracadute»

Le trattative ancora in corso tra Matteo Renzi e la minoranza Pd hanno fatto saltare la presentazione della candidatura di Elena Maria Boschi a Bolzano
Il segretario del Pd Matteo Renzi
Il segretario del Pd Matteo Renzi (ANSA/FLAVIO LO SCALZO)

ROMA - Tutto rimandato. Le trattative ancora in corso tra Matteo Renzi e la minoranza Pd hanno fatto saltare la presentazione della candidatura di Elena Maria Boschi a Bolzano. L'arrivo della sottosegretaria nel capoluogo altoatesino in un primo momento era atteso per questo pomeriggio, ma all'ultimo la seduta della direzione nazionale è stata spostata alle 16 per consentire al segretario di trovare un accordo soprattutto con gli orlandiani. La Boschi a questo punto potrebbe venire a Bolzano solo lunedì prossimo. Le riunioni con Andrea Orlando e Michele Emiliano sono iniziate dopo l'una di questa notte e fino alle quattro del mattino, a quanto si apprende, è andato avanti il lavoro al Nazareno. Ma la trattativa è tuttora in corso, perché la proposta della segreteria è stata giudicata «insufficiente» dalla minoranza.

15 seggi a Orlando e tra i 6 e i 7 a Emiliano
La proposta prevederebbe, a quanto si apprende, attorno ai 15 seggi sicuri per l'area Orlando e tra i 6 e i 7 per la componente di Emiliano. Insomma, tra gli orlandiani c'è maretta: la proposta del segretario viene giudicata «non accettabile sul piano dei numeri, della distribuzione territoriale e per il tentativo di scegliere anche i nomi all'interno dell'area Orlando». I numeri prospettati da Renzi, secondo gli esponenti della minoranza, non rispecchierebbero gli equilibri congressuali. Ma dalla maggioranza del partito si fa notare che un sacrificio nelle candidature sarà richiesto a tutti, dal momento che la pattuglia parlamentare del Pd è destinata ad assottigliarsi rispetto a questa legislatura. Di primo mattino è ripreso il lavoro sulle liste al Nazareno e nuovi contatti sono previsti con la minoranza e gli alleati della coalizione. 

Riunione slitta ancora
La riunione della direzione del Partito era stata dapprima aggiornata alle 20 e poi alle 22.30. Al Nazareno è un via vai continuo. Mentre procede la composizione delle liste, si sono visti andare e venire molti parlamentari, in pochi con la certezza di aver spuntato una candidatura 'sicura' alle prossime elezioni politiche. Da poco è rientrato al Nazareno anche il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, già presente in mattinata. Sempre in mattinata erano stati avvistati Deborah Serrachiani e Piero Fassino, mentre nel pomeriggio si sono visti anche il sindaco di Lampedusa, Giusy Nicolini e Raffaella Paita. Nutrita anche la schiera dei segretari regionali. Più che le candidature all'uninominale, resta aperto il nodo del proporzionale. 

La lettera di Giachetti a Renzi
Intanto, il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti ha scritto una lettera al segretario Matteo Renzi, pubblicata sulla sua pagina Facebook, in cui annuncia il suo secco no al "paracadute": "Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute». "Ti chiedo di lasciarmi libero di giocarmela senza paracadute, senza reti di protezione, senza garanzie. Io e la mia città, io ed il territorio dove vivo da 50 anni, io ed il mio amore per la mia città e per la politica" scrive Giachetti. In tutti i prospetti che girano sulle candidature c'è una casella sul proporzionale con un nome certo: Giachetti. "Sarei ipocrita se ti dicessi che la cosa non mi faccia piacere: penso che, in qualche modo, sia il riconoscimento di un impegno nel partito, e più in generale in politica, che mai mi era stato riconosciuto in passato. Di questo non posso che ringraziare, di cuore e con il cuore, sia te che hai creduto in me fin dall' inizio quando davvero ci conoscevamo assai poco, che Paolo" Gentiloni "che invece mi conosce da una vita e che per una vita mi ha sostenuto anche nelle mie battaglie a lui più estranee", scrive Giachetti.

"Rinuncio al paracadute"
Dice di sentire che dentro di sè che quella casella (il paracadute) gli sta "troppo stretta». Non corrisponde "alla mia storia, alla mia cultura, al mio sentire». Il Pd sta vivendo un momento difficile, e nella difficoltà si riflettono tutti i pericoli per il Paese. "Marco mi ha sempre detto che è nei momenti difficili che bisogna crederci, anche rischiando. E allora no. Quel paracadute sarebbe per me un vestito sgualcito e stretto, un trapianto di pelle, un cibo avariato. Non lo voglio». Conosce bene i "tantissimi problemi" che hanno nel cercare di trovare una quadra per garantire la presentazione di liste competitive in grado di tenere insieme la conferma di chi "tanto si è impegnato" in questi anni per dare impulso alla ripresa che si sta manifestando e la necessità di linfa nuova. "So bene" conclude Giachetti, "che la quadra sarà comunque dolorosa. Allora penso che sia mio dovere fare l'unica cosa che potrebbe rappresentare un valore aggiunto per il centro sinistra e non la penalizzazione di un vero rinnovamento. Non voglio essere un tappo. Non sarò un tappo. Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute". Giachetti ha detto poi di volersi battere nel collegio 10 di Roma, dove la vittoria non sarebbe scontata. Ma lì, spiegano fonti Dem, si sarebbe già raggiunto l'accordo per la candidatura di Riccardo Magi, il segretario dei Radicali.