27 settembre 2020
Aggiornato 00:30
Razzismo

Fontana sulla «razza» ha sbagliato? Si cambi la Costituzione

Hanno suscitato clamore le dichiarazioni del candidato del centrodestra, eppure nella Carta si parla proprio di “razze”

MILANO«E’ stato un lapsus», si è difeso Attilio Fontana. Nell’intervista a Radio Padania, ha osato parlare di rischio di estinzione della razza bianca. Chissà se è stato un lapsus anche quello dei Padri costituenti che nell’articolo 3 hanno sancito: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Cosa succederà ora? Una revisione della Carta costituzionale che rimuoverà la parola «scorretta»?

Le frasi sotto accusa
Cosa ha detto precisamente Fontana? Nel corso dell’intervento, in tema di immigrazione, ha sostenuto: «E' una scelta se una maggioranza degli italiani dovesse dire 'dobbiamo auto-eliminarci', vuol dire che dobbiamo andare da un'altra parte. Uno Stato serio dovrebbe dire quanti riteniamo giusto accoglierne e quanti immigrati non vogliamo fare entrare, come li vogliamo assistere, che lavori dare loro, che case o scuole dare loro». E poi, la parte incriminata: «Non possiamo accettarli tutti, perché se dovessimo accettarli tutti, non ci saremmo più noi come realtà sociale, come realtà etnica. Perché loro sono molti più di noi e molto più determinati nell'occupare questo territorio. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se deve essere cancellata».

Le accuse a Fontana
Immediate, sono piovute le critiche al candidato di centrodestra. A questo punto è opportuno stabilire su cosa si concentrano le polemiche. Se le accuse sono rivolte al termine «razza», allora sarebbe il caso di revisionare la Carta costituzionale. A chi sostiene che l’articolo 3 enuncia il contrasto alle discriminazione tra le razze proprio perché queste non esistono, si può obbiettare che difficilmente si distingue ciò che non esiste. La lotta alla discriminazione alle razze – che è sacrosanta – testimonia proprio l’esistenza di esse. Al contrario, chi propugna una società senza alcuna distinzione, tende a sostenere una realtà senza differenze culturali, sociali, di religione. E di razze, appunto: è un crimine affermare che ci si ritroverebbe in una realtà senza distinzioni, ma più povera? Se invece le dichiarazioni di Fontana sono sbagliate politicamente, ci si chiede come mai, secondo i dati pubblicati dal Messaggero, la linea dura sui migranti vale quasi il 30 per cento dei voti.

Il razzismo anti-italiano         
Possibile che un grido di allarme come quello di Fontana venga scambiato per una polemica di questo tipo? Gli attacchi mossi in queste ore provengono da chi in questi anni ha perso ogni contatto con la popolazione. Italiani discriminati nelle graduatorie delle case popolari; nelle liste per gli asili nido; discriminati sul posto di lavoro, nelle pizzerie ai campi agricoli, dove un immigrato costa di meno, perché magari vive assieme ad altre 10 persone in un appartamento di 50 metri quadrati. Alla faccia dell’articolo 3 della Costituzione, chi è vittima delle discriminazione a causa di politiche immigrazioniste, è proprio il popolo italiano. A proposito: si può ancora parlare di «popolo italiano», o a breve la polizia della neolingua proibirà anche questi termini?