26 giugno 2019
Aggiornato 12:30
Elezioni politiche 2018

Un mondo al contrario: Grasso coi ricchi, Berlusconi con gli operai, Renzi turbopopulista

Grasso aiuta gli studenti universitari ricchi, Berlusconi con gli operai delle fabbriche e i lavoratori. Renzi fa il turbopopulista e abolisce il canone

Pietro Grasso, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi
Pietro Grasso, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi ( ANSA )

ROMA - E' il tempo della post ideologia quello che forma un mondo vagamente casuale, in cui le idee sociali sono una variabile dipendente dal contesto. La sinistra smarritasi da tempo balbetta proposte che andrebbero bene negli USA, o in Cina. Renzi prova la via populista per recuperare consenso, mentre a destra la componente sociale impone la "revisione" della Legge Fornero, imposta a suo tempo anche dalla sinistra, Bersani e Speranza compresi, che su un tema così importante, e impattante, o tace o balbetta. 

La sinistra fedele alla linea: neo liberista
Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali, ha avanzato la proposta di abolire le tasse universitarie per tutti. Ora, è bene ricordare che LeU dovrebbe essere un partito di ispirazione socialista, che raccoglie gli ex d Rifondazione Comunista passati alla fu Sel di Vendola, più ex Democratici di Sinistra passati attraverso il Partito Democratico renziano. Pietro Grasso riprende così una proposta del capo del Labour Party britannico, Jeremy Corbyn. Ma le differenze sono evidenti: perché in Italia le tasse universitarie sono già universalmente basse, un decimo di quanto si paga in Inghilterra. Non solo: le esenzioni totali, per ragioni di merito o di reddito, sono ampie, anche in questo caso differentemente da quanto avviene in Inghilterra, dove anche i più bravi difficilmente scampano alla forte tassazione universitaria.

Una aiutino a chi è già ricco
La proposta agevolerebbe paradossalmente le classi sociali più ricche, che con la normativa vigente già pagano pochissimo. L'idea è quella di non fargli pagare nulla. Mentre per i giovani meno abbienti, i figli della working class, non vi sarebbe alcun vantaggio. E’ quella di Grasso una proposta vagamente trumpiana, ma dati i tempi che corrono a sinistra viene spacciata come progressista. Inciderebbe per un miliardo e mezzo nel bilancio dello stato, una cifra irrisoria, che però verrebbe propagandata come allargamento della borsa da parte del Governo, addirittura come atto di resistenza alle politiche di austerity europee. L'Unione Europea, ovviamente, è indifferente a una proposta così, che non incide minimamente sul cuore del problema italiano: la spesa pubblica per investimenti. Tagliata dal 30%, pari a cento miliardi di euro, in dieci anni. Eppure la sinistra raccolta attorno a Grasso si spellava le mani per gli applausi. Mistero. Anche perché un taglio delle risorse coì drastico, a meno che non vengano compensate con altre tasse, renderebbe più debole proprio il sistema educativo pubblico. Ovviamente a vantaggio di quello privato. Da sottolineare due articoli della Costituzione italiana che mettono in evidenza paletti culturali nettamente diversi da quelli del Presidente del Senato:

Art. 34. La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Art 53. Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Il Partito Democratico e il "turbopopulismo"
Abolire il canone Rai. Questa la proposta di Matteo Renzi, a pochi mesi dalle elezioni. Dopo i vari bonus, le mance governative che hanno sostituito i diritti, il Partito Democratico renziano apre ad una fase economico-surrealista: vorrebbe colpire una "brutta tassa" invisa a molti. Tassa che Renzi ha riformato quando era premier inserendola nella bolletta della luce. Mossa che, per altro, ha messo in luce quando fosse falso che gli italiani siano stati allergici al pagamento del canone: il gettito complessivo infatti è aumentato appena del 8.6%. Il segretario dem punterebbe inoltre a modificare i tetti pubblicitari, per permettere alla tv pubblica di fare piena concorrenza ai colossi privati come Mediaset. Giustamente il ministro Calenda, che in questa triste campagna elettorale appare come il più lucido, ha commentato: "Spero che l'idea di abolire il canone Rai sostituendolo con un finanziamento dello Stato non sia la proposta del Pd per la campagna elettorale come riportato da Repubblica. I soldi dello Stato sono i soldi dei cittadini e dunque sarebbe solo una partita (presa) di (in) giro". Considerazione perfino ovvia, che non mette in risalto la portata della cifra complessiva che verrebbe tagliata: 1,6 miliardi di euro. Una proposta quindi ultra populista, che non inciderebbe minimamente sulla capacità complessiva di investimento dello Stato. Anche in questo caso si tratta di una proposta ultra populista che non incide minimamente, in termini economici e culturali, sull'austerità imposta dai trattati, ma sarebbe meglio dire dogmi, europei.

La destra che fa la sinistra
Ricapitolando: la sinistra vuole togliere le tasse universitarie a tutti, anche ai miliardari. Il Partito Democratico vuole togliere il canone televisivo a tutti, per poi finanziarlo attraverso un gettito supplementare dello Stato al momento ignoto. La coalizione di centrodestra invece ha chiuso un patto che vede tra i suoi punti programmatici forti «la revisione della legge Fornero». Da un punto di vista culturale questo passaggio è importante, perché dimostra che in Italia è la destra a occuparsi di lavoro. E lo fa con una proposta dirompente, che se tramutata in realtà – sarà difficile perché l’Italia è sotto ricatto della Bce, come noto, commissariata proprio sul tema del lavoro e sulla previdenza sociale – avrebbe un violento impatto anche sul Jobs Act renziano: lo renderebbe di fatto inefficace. Per contro la destra fa la destra quando chiede l’introduzione della «tassazione piatta» al 15%per su tutti. Una proposta chiaramente liberista, che soggiace in ogni caso all'Art. 53 della Costituzione.