27 giugno 2019
Aggiornato 12:00
Mafia

Omicidio Mattarella, dopo 38 anni si riaprono le indagini

Alla vigilia del 38esimo anniversario dell'omicidio di Piersanti Mattarella, la Dda di Palermo ha avviato nuovi accertamenti

La macchina in via Libertà, luogo dell'agguato in cui è stato ucciso Piersanti Mattarella il 6 gennaio 1980 a Palermo
La macchina in via Libertà, luogo dell'agguato in cui è stato ucciso Piersanti Mattarella il 6 gennaio 1980 a Palermo ( ANSA )

PALERMO - Alla vigilia del 38esimo anniversario dell'omicidio di Piersanti Mattarella, la Dda di Palermo ha avviato nuovi accertamenti sull'assassinio del presidente della Regione Siciliana, freddato a colpi di pistola la mattina del 6 gennaio 1980 mentre tornava a casa in auto insieme alla moglie e ai figli, in via Libertà, nel pieno centro di Palermo. Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano La Repubblica, l'inchiesta prende spunto da una targa di auto, e ripercorre la pista «nera» che fu seguita da Giovanni Falcone, che portò al processo nei confronti del terrorista dei Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari) Giusva Fioravanti che fu poi assolto.

La pista neofascista
La pista neofascista fu ipotizzata già nel 1989 dal giudice Loris D'Ambrosio, divenuto successivamente consulente giuridico del Quirinale e morto nel 2012, in un report finito adesso alla Procura generale di Bologna che ha avocato a sè l'inchiesta sulla strage della stazione del 2 agosto 1980. In sostanza il delitto Mattarella e la strage alla stazione sarebbero collegate: ci sarebbero, secondo i familiari delle vittime, «elementi di prova» che mettono in relazione «come mandanti del delitto Mattarella e della strage di Bologna la P2 e spezzoni deviati dei servizi».

Il covo di Torino
Al centro dell'inchiesta ci sarebbero gli spezzoni di una targa d'auto ritrovati nel 1982 nel covo dei gruppi neofascisti di Torino. Un primo spezzone aveva la sigla «PA» (Palermo) e il secondo "PA 563091». Sono gli stessi numeri, composti in modo diverso, rimasti ai killer di Mattarella, che avevano utilizzato due targhe rubate per camuffare l'auto del delitto. Il giorno prima dell'omicidio, i sicari prelevarono una 127 targata «PA 536623», e avevano asportato da una Fiat 124 una targa con la sigla «PA 540916». Poi avevano assemblato una nuova targa con i numeri delle altre due: «PA 546623» della Fiat 127 abbandonata dopo l'omicidio. Dunque ai sicari erano rimasti gli spezzoni «PA 53» della prima targa e «0916» della seconda. Quindi, «PA 530916». A Torino i carabinieri trovarono nel covo fascista «PA563091». Come se l'ultimo numero, il 6, fosse stato spostato di posizione e inserito subito dopo il 5 iniziale.