23 febbraio 2020
Aggiornato 21:00
Etruria

Caso Banca Etruria, Casini difende Boschi a spada tratta: «Sono solo veleni da campagna elettorale»

Il presidente della commissione d'inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini, si schiera a favore di Maria Elena Boshi

Il presidente della Commissione d'inchiesta sulle banche Pierferdinando Casini, qui sopra in compagnia di Maria Elena Boschi
Il presidente della Commissione d'inchiesta sulle banche Pierferdinando Casini, qui sopra in compagnia di Maria Elena Boschi ANSA

ROMA - Dopo il premier, Paolo Gentiloni, anche il presidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sulle banche, Pier Ferdinando Casini, si è schierato dalla parte della sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, travolta in queste ore dal caso Banca Etruria. «L'impatto sistemico del caso Boschi sui problemi delle banche italiane, se non fossimo già in campagna elettorale, sarebbe pari a zero», risponde Pier Ferdinando Casini in un'intervista al Corriere della sera. «Per me un conto è l'opportunità, un conto il conflitto d'interessi. Finora quest'ultimo non è emerso. Vegas ha detto chiaramente che la Boschi non ha fatto pressioni", insiste Casini.

Casini difende Boschi a spada tratta
L'opportunità invece? «La lascio valutare a ciascuno. Io devo stare ai fatti. Presiedo una commissione che ha messo al centro dei propri lavori il dramma dei risparmiatori vittime delle crisi bancarie - prosegue il presidente - . Dire che questo dipende dai comportamenti di Boschi padre e figlia è ridicolo». Quanto all'audizione della sottosegretaria Boschi Casini osserva che «la commissione non è la sede della campagna elettorale». Dai lavori della commissione, prosegue, emergono «tre punti». Primo: «l'enorme peso della crisi economica». Tante aziende che hanno preso prestiti senza riuscire a restituirli. Secondo: «prima dell'intervento di Draghi a difesa dell'euro l'incertezza delle norme europee ha complicato la situazione». Terzo: «alcuni manigoldi hanno cercato scorciatoie per fare i propri affari e occultare alle autorità di vigilanza le difficoltà dei loro istituti».

Sul ruolo della Banca d'Italia e la vigilanza
E sul ruolo della Banca d'Italia Casini dice: «Noi non possiamo confondere le guardie con i ladri, ma vogliamo che le guardie lavorino al meglio. Il rapporto tra Bankitalia e Consob non è stato così fluido come doveva e infatti nel 2015 i protocolli sono cambiati».Perciò a suo avviso «Bisogna dare informazioni più chiare ai risparmiatori: oggi i prospetti sono illeggibili anche per esperti. Inoltre, queste indagini devono essere condotte da magistrati competenti. La distrettualizzazione è un'ipotesi da valutare». Per i 5 Stelle, Casini ha lavorato per Renzi in cambio di un posto in una lista satellite. E lui risponde così: «Se mi candiderò o meno non c'entra nulla con la commissione. Se qualcuno ha dubbi su come presiedo, può fare una telefonata ad Arcore. Sono stato indipendente come presidente della Camera e non ho cambiato abitudine. Ma cosa vuole... so' ragazzi", conclude.