15 novembre 2019
Aggiornato 18:00
Biotestamento

Biotestamento, cosa si nasconde dietro la formuletta «libertà di scelta»

La legge sul biotestamento è passata al Senato: immediata è scattata un’ondata emotiva e strumentale di chi esulta, ma che contribuisce a non fare chiarezza

Esultanza e commozione in Senato dopo il voto sul biotestamento. Emma Bonino, in basso a sinistra Mina Welby, Maddalena Soro e Monica Coscioni
Esultanza e commozione in Senato dopo il voto sul biotestamento. Emma Bonino, in basso a sinistra Mina Welby, Maddalena Soro e Monica Coscioni ANSA

ROMA – Con questa legge, dicono, si compie un passo in avanti verso la dignità delle persone che finalmente possono decidere come morire. Eppure tra gli interrogativi inquietanti c’è quello che vede la nutrizione e l’idratazione assistite come «trattamenti sanitari». Non solo: tra i rischi di questa legge, c’è quello per cui in un pronto soccorso, in casi di emergenza, il medico sarà obbligato a conoscere se e dove il paziente ha scritto e depositato le sue Dat: solo successivamente potrà prendersi cura di lui.

Biotestamento – Altro che incremento delle nascite, tagli ai vitalizi dei parlamentari o le misure per ridare un tetto ai terremotati. Si potrebbe discutere per giorni e settimane sull’opportunità e la necessità di una legge spacciata come emergenza nazionale che presenta mille lati oscuri. Le Dat – disposizioni anticipate di trattamento – infatti, portano anzitutto un medico a infrangere il Giuramento di Ippocrate che tra i punti recita: «Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro di promuovere la salvaguardia della salute, del benessere e dei diritti degli individui e delle popolazioni come mio primo impegno professionale». Dando precedenza alle eventuali disposizioni della persona che sceglie di non essere curata, un pilastro della medicina come la salvaguardia della salute viene meno.

Da medici a boia – Non solo si infrange il Giuramento di Ippocrate: con le Dat, inoltre, si rischia di portare il personale medico a disapplicare il codice penale. Nel comma 6, infatti, si legge che «il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario e di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilità civile o penale». In questa maniera, dunque, si contempla la possibilità da parte del medico di omettere o compiere atti che oggi potrebbero implicare conseguenze giudiziarie anche gravi. A sottolineare il carattere anti-cattolico del provvedimento, poi, c’è il comma 9 secondo cui «Ogni struttura sanitaria o pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena corretta applicazione…». In questo modo le numerose strutture sanitarie di ispirazione cristiana si trovano a dover favorire la volontà «favor mortis» del paziente.

Nutrizione come cura – Tra i punti più inquietanti precedentemente accennati c’è la considerazione la nutrizione e l’idratazione assistite come «trattamenti sanitari». «Le disposizioni anticipate di trattamento (Dat) – ha dichiarato Mario Gandolfini, leader del Family day, nonché neurochirurgo esperto nelle condizioni di disturbo prolungato di coscienza – prendono così il sopravvento sulle decisioni di chi ha dedicato anni e anni di studi e di sacrifici per tutelare la salute e salvare, nei limiti del possibile, vite umane. Di questo i nostri concittadini devono essere ben consapevoli». Secondo Gandolfini, con questa legge viene rotta l’alleanza di cura medico/paziente su cui la medicina si basa da migliaia di anni: «Ma la sinistra aveva fretta di portare a casa una bandiera da sventolare in campagna elettorale».

New England Journal of Medicine – Se in Italia c’è chi esulta per la legge sul Biotestamento, descritta come una conquista nel campo dei diritti, c’è invece un’importante rivista come il New England Journal of Medicine che lo scorso giugno ha invitato alla delegiferazione delle Dat per facilitare la pianificazione delle cure. Le disposizioni anticipate di trattamento, infatti, non offrirebbero alcuna garanzia rispetto alla promessa di salvaguardare l’autonomia del paziente nelle future decisioni. A rendere tutto più complesso, poi, c’è la considerazione che ognuno può avere sulla propria condizione fisica, soggetta a numerosi cambiamenti nell'arco di una vita. Questo interrogativo diventa più evidente nei casi di pazienti affetti da demenza o incoscienti. Nel caso di minori, invece, si affaccia l’inquietante possibilità che il giudice di un tribunale possa sostituirsi alla volontà dei genitori e stabilire della morte di un bambino in condizioni gravi. Con ogni probabilità, dunque, anche in Italia si avranno dei casi come quello di Charlie Gard.