13 novembre 2019
Aggiornato 19:00
Biotestamento

Malata di SLA muore dopo la rinuncia alle cure. Primo caso dopo la legge sul biotestamento

Patrizia Cocco lascia questa vita per sua volontà, dopo aver richiesto nel Dat la sedazione profonda, grazie alla legge sul biotestemento

NUORO - Una donna malata di Sla da diversi anni sceglie di rinunciare alle cure, invocando la legge sul biotestamento da poco in vigore anche in Italia. Grazie a tale regolamento, da ora in poi chiunque – in uno stato di lucidità – potrà scegliere di rinunciare alle cure o evitare alcuni tipi di terapie. Per farlo, si possono compilare delle DAT, ovvero delle disposizioni anticipate di trattamento. In queste si esprimono le nostre volontà in materia di assistenza sanitaria. Ed è proprio ciò che ha fatto Patrizia Cocco, scegliendo di staccare la spina quando le sue condizioni non le permettevano più di vivere una vita serena.

Ventilazione meccanica
Il suo nome era Patrizia Cocco, la donna – ormai 49enne – da tempo era malata di Sla. Nel suo biotestamento ha chiesto di rinunciare alla ventilazione meccanica dando il consenso per la sedazione palliativa profonda. Questo sembra essere il primo caso in Italia in cui i medici hanno fatto ricorso al biotestamento nella scelta delle cure.

Malata da diversi anni
La donna aveva ricevuto la diagnosi di Sla da cinque anni ormai e, stufa delle continue sofferenze, e della totale incapacità della moderna medicina di curare simili patologie, ha deciso di staccare la spina. Per farlo, sabato ha dato il suo assenso alla sedazione palliativa profonda rinunciando alla ventilazione meccanica. La donna è morta in breve tempo, con il sorriso sul suo viso, mentre stringeva la mano dei suoi cari.

Esecuzione delle volontà
«E' stata una scelta di Patrizia molto lucida e coraggiosa. La nuova legge permette ai medici di dare subito esecuzione alla volontà del paziente senza doversi rivolgere al giudice come succedeva prima della sua entrata in vigore e così a Patrizia è stato permesso di fare la sua scelta», racconta Sebastian Cocco, avvocato e cugino di Patrizia. «La legge, che tutela il diritto alla salute, alla dignità e all'autodeterminazione, Patrizia Cocco la aspettava da anni, da quando sentiva di essere imprigionata nella malattia dentro la quale sopravviveva a una vita che lei in quelle condizioni non voleva più vivere».

Le prime informazioni
Patrizia aveva cominciato a richiedere maggiori informazioni nel mese di giugno, epoca in cui si era rivolta all’Associazione Luca Coscioni. La donna riteneva che la sua vita era giunta al capolinea, e non ne valeva più la pena di essere vissuta.

Comunicatore oculare
La povera donna, da tempo, non riusciva più a svolgere compiti apparentemente banali. Per esempio, era costretta a scrivere attraverso una sorta di comunicatore oculare. E viveva 24 ore su 24 nel letto attaccata a macchinari. Per lei era diventato una sorta di incubo. Non riuscire più a muovere i muscoli è qualcosa di terrificante che nessun essere umano dovrebbe mai provare. «Voleva solo smettere di soffrire». E grazie alla legge sul biotestamento le sue volontà sono state esaudite.