15 ottobre 2019
Aggiornato 10:00
Centrosinistra

Magi (Radicali) al DiariodelWeb.it: «Più Europa, Ius soli e sì alla Fornero: la nostra lista controcorrente»

Con la Bonino ha presentato ieri +Europa, un partito che sembra non potersi alleare con nessuno: «Da Renzi e dalla sinistra siamo distanti, il M5s è come Salvini. Sappiamo che è un progetto rischioso...»

ROMARiccardo Magi, ieri avete lanciato la lista +Europa. Ma quando sostenete di volere più Europa, vi riferite all'Unione europea così com'è oggi?
Abbiamo lanciato la lista +Europa perché riteniamo che il rilancio dell'integrazione europea, e degli Stati Uniti d'Europa, sia la priorità assoluta in questo momento politico. Da molti anni gli Stati nazionali sono in crisi, e da soli non riescono più a dare risposte di governo alle grandi questioni del nostro tempo: dall'immigrazione alla povertà, dalla sicurezza ai cambiamenti climatici.

E ci dovrebbe riuscire l'Europa che assegna l'Authority del farmaco con il lancio di una monetina? Viene un po' da ridere...
Ma quella regola fu decisa a giugno dai capi di Stato e di governo, non dalla Commissione europea. Proprio questo esempio ci spiega tutto: sistematicamente viene utilizzata una retorica anti-europeista per coprire le responsabilità degli Stati nazionali. E per favorire le forze neo-nazionaliste e sovraniste.

Non vedete un'Unione europea dominata dagli interessi delle grandi lobby e delle banche?
Vediamo un'Europa che non riesce ad essere quella che doveva essere, quella del Manifesto di Ventotene, perché gli Stati nazionali non vogliono cederle le loro competenze. Così le politiche comuni si bloccano nelle solite procedure intergovernative, in cui ogni Staterello può mettere il veto. E poi ci si lamenta se l'Europa non fa abbastanza. Come sul tema dell'immigrazione: che però non è di competenza dell'Europa, perché non hanno voluto dargliela gli Stati nazionali.

Quindi anche voi vorreste cambiare i trattati?
Assolutamente. Ma, per cambiare qualcosa, devi partire dalla difesa di quello che c'è. Altrimenti, tra pochi anni potremmo non avere più nulla. Questa è una questione centrale, che ci differenzia dalla retorica che va per la maggiore. Un'altra è quella dei conti pubblici: nei giorni scorsi abbiamo ricevuto una lettera di richiamo della Commissione europea. Lo diciamo chiaramente: siamo d'accordo con loro. Siamo preoccupati dal devastante debito pubblico italiano e pensiamo che si debba rientrare, non perché ce lo chiede l'Europa, ma perché ne va del futuro delle nostre giovani generazioni, che ogni anno devono pagare decine di miliardi di euro di interessi. Invece, sia la destra che il centro che la sinistra propongono politiche economiche che aumentano la spesa.

Eppure la maggioranza dell'elettorato la pensa diversamente da voi. Come pensate di difendervi alle elezioni?
Ne siamo consapevoli, sappiamo che è un'iniziativa controcorrente e rischiosa. Ma, come Radicali, ci siamo abituati. E poi, se metà dell'elettorato non va più a votare è anche perché, sulle questioni di fondo come queste, tutti gli altri partiti sono omologati. Noi proveremo ad ampliare questa offerta politica. Ma riuscirci non è scontato.

Perché?
Perché in questo Paese le leggi elettorali si fanno sempre a pochi mesi dal voto, per tentare di far rimanere in Parlamento chi già c'è. E chi vuole presentare una lista nuova è costretto a raccogliere 50 mila firme, suddivise nei 70 collegi che ancora non sono stati ufficializzati, dalla metà di dicembre alla fine di gennaio, con la neve in gran parte d'Italia. Queste non sono condizioni democratiche, e abbiamo scritto al presidente Gentiloni chiedendo un decreto legge che intervenga d'urgenza.

Ipotizziamo che riusciate a presentarvi alle elezioni, dove vi collochereste? C'è stato un contatto con Renzi.
In questi anni di segreteria Renzi avevamo più volte cercato un dialogo senza mai riuscirci. Finalmente ci siamo riusciti, abbiamo posto le nostre questioni, e abbiamo misurato la nostra distanza dal Pd sui temi dell'Europa, dell'immigrazione, dei diritti, della spesa pubblica... I punti di contatto sono pochi. Certo, ci sono dei margini: noi abbiamo chiesto chiaramente l'approvazione entro la fine della legislatura dello Ius soli e del testamento biologico. Sono riforme che attendiamo da tempo, e per noi rappresenterebbero un segnale positivo.

Ma non sento molto ottimismo sulla possibilità di un'alleanza.
Perché più che la volontà di parlarsi vedo quella di giocare con i retroscena giornalistici.

E di raccogliere molte liste per tirar su più voti possibili.
Questo è lo spirito di questa brutta legge elettorale, che hanno scritto pensando di ottenerne un beneficio. Anche se nel nostro Paese spesso, nella realtà, questo poi non accade. Comunque noi crediamo che lo scontro tra destra e sinistra sia superato, e che oggi il discrimine sia piuttosto tra nazionalisti ed europeisti.

Mi sembrano parole d'ordine simili al Movimento 5 stelle...
Invece loro rientrano a pieno titolo nei movimenti sovranisti, demagogici, giustizialisti.

Come Salvini?
Mi pare evidente. Con una capacità comunicativa diversa, ma con gli stessi contenuti.

E invece con la coalizione di sinistra, quella di Pietro Grasso, non c'è dialogo?
Attualmente no. Ci sono punti di contatto sull'immigrazione e sui diritti civili, ma anche posizioni molto distanti sulla spesa pubblica e sul welfare. Noi non crediamo che si debba tornare indietro sulla flessibilità dei contratti di lavoro o sulla legge Fornero, che ci ha consentito di tenere i conti pubblici.

A questo punto dovreste andare da soli. Non rischia di diventare un'operazione di testimonianza?
I grandi partiti ci ricattano, proponendoci di allearci con loro in cambio di un aiuto nella raccolta delle firme, ma non è così che funziona. Le regole devono consentire l'accesso democratico alle elezioni a tutti, poi di accordi si parlerà dopo, con pari dignità.

Ma, pur ammettendo che vi presentaste, se vi fermaste all'1, al 2, al 3%, non sarebbe tutto inutile?
Puntiamo ad avere l'unica voce veramente nuova nel quadro politico italiano. E magari una presenza parlamentare: già sarebbe un grande obiettivo.

Chiudiamo sull'immigrazione, il tema principe di questa campagna elettorale. Vogliamo chiarire bene la vostra posizione, per non appiattirla sulle solite accuse di buonismo o di «volete far entrare tutti»?
È importantissimo. A Minniti rispondiamo chiaramente che la sua iniziativa è una tragica violazione dei diritti umani. Abbiamo costruito degli autentici lager a pochi chilometri dalle nostre coste. E pensare di risolvere il problema mettendo un tappo in Libia è illusorio, perché semplicemente i flussi si spostano.

La vostra soluzione?
Quella contenuta nella nostra proposta di legge di iniziativa popolare «Ero straniero», che abbiamo depositato meno di un mese fa e quindi sarà la prima in discussione nel nuovo Parlamento. Crediamo che la legge Bossi-Fini abbia fallito, perché ha prodotto mezzo milione di clandestini, come li chiamano alcuni, che sono fantasmi anche se lavorano da anni e hanno una famiglia qui. Sono spinti alla marginalità, allo sfruttamento e quindi anche alla criminalità.

Ho capito bene quello che non vi piace. L'alternativa?
Aprire canali legali di ingresso nel nostro Paese. Oggi l'unico è la richiesta d'asilo. Ma in realtà tutti i dati sul mercato del lavoro e sull'andamento demografico ci dicono non solo che possiamo, ma che abbiamo addirittura bisogno di accogliere 150-160 mila ingressi all'anno. Controllati e regolati dalle leggi, però. Alcuni settori hanno bisogno di lavoratori, e questi cittadini hanno bisogno di lavorare: possiamo discuterne in maniera ragionevole, invece di alimentare le paure di una presunta invasione? Se c'è una sensazione di invasione è solo perché non siamo capaci di governare gli arrivi di poche migliaia di persone.