3 agosto 2020
Aggiornato 11:30
Indipendentismi

Referendum autonomia, Salvini: «E' un'opportunità trasversale». Maroni: «Tratteremo con Roma»

La vittoria del Sì al referendum per l'autonomia della Lombardia e del Veneto è quasi scontata. E anche il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, ci mette la faccia

MAtteo Salvini e Roberto Maroni sono intervenuti sul referendum per l'autonomia di Lombardia e Veneto.
MAtteo Salvini e Roberto Maroni sono intervenuti sul referendum per l'autonomia di Lombardia e Veneto. ANSA

CERNOBBIO - La vittoria del Sì al referendum per l'autonomia della Lombardia e del Veneto è quasi scontato. E anche il segretario del Carroccio ci mette la faccia. Secondo Matteo Salvini questo voto sarà «un'opportunità trasversale» per milioni di italiani, «al di là di razza, religione, partiti politici». Per il leader leghista la consultazione «sarà l'occasione per milioni di cittadini lombardi e veneti per avere più competenze, più risorse. Ed è per questo - ha aggiunto a margine del Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione organizzato dalla Coldiretti a Cernobbio - che andrò a votare sì. Anche come padre, per avere più competenze sulla scuola. Se la gente non andrà a votare significa che non desidera più autonomia - ha concluso Salvini - e noi continueremo a governare bene le Regioni come abbiamo fatto in questi anni».

Maroni: Se vince il Sì subito a trattare con Roma
Alle parole del suo leader fanno eco anche quelle del governatore della Lombardia: «Martedì farò un intervento in consiglio regionale su come è andata la consultazione. E chiederò di approvare in pochissimi giorni una mozione che mi dia il mandato per trattare a Roma su tutte e 23 le materie previste dalla Costituzione». Roberto Maroni lo annuncia al Corriere della Sera, aggiungendo: «Io vorrei chiuderla prima delle Politiche. Questa è una cosa di tutta la Lombardia, non mi interessa usarla in campagna elettorale. Se volessi, la tirerei in lungo, e poi prima delle elezioni butterei il tema in mezzo dicendo che il governo non ci dà ascolto - ha spiegato il governatore - . Invece, mettiamoci a ragionare, troviamo l'intesa e io lo riconoscerò a Gentiloni così come ho fatto con Renzi sul Patto per la Lombardia: allora tutti mi dicevano che gli avevo fatto uno spot firmando poco prima del referendum di dicembre».

Lombardia e Veneto come apripista
«Noi - spiega il presidente lombardo - vogliamo essere gli apripista, dare piena attuazione alla riforma del 2001 del Titolo V della Costituzione».Maroni nega il rischio di una deriva catalana: «Il referendum - assicura - avrà esattamente l'effetto previsto: chiedere competenze allo Stato secondo quanto prevede la Costituzione. Quanto al residuo fiscale, quello lombardo è il più alto in valore assoluto ma anche percentuale. + al 17%, mentre quello dell'Emilia, al secondo posto, è al 10%. Perché questa differenza? Cosa c'entra con la solidarietà nazionale? Capisco Martina e il Pd: a fronte dei loro sindaci che dicono Sì al referendum, cercano di arrampicarsi sui vetri perché han capito che per loro il danno è fatto». E infine conferma: «Inviterò Giorgio Gori - suo sfidante alle prossime elezioni lombarde - a far parte della squadra che verrà con me dal governo».

Zaia: In ogni caso non mi dimetto
Il governatore del Veneto, Luca Zaia, assicura invece che anche se non si raggiungerà il quorum del 50% al referendum per l'autonomia della Regione non si dimetterà, come ha sottolineato durante un'intervista al Corriere della Sera: «La mia carica non è in discussione. Il referendum non l'ho voluto io ma il consiglio regionale. È un'occasione storica per i veneti che dopo aver tanto invocato l'autonomia oggi hanno la possibilità di intraprendere la strada per ottenerla. Ma non è - precisa - che se passa hanno vinto i veneti e se non passa perdo solo io...». Alla domanda su quale sia, sotto il 50%, la soglia «politicamente» rilevante, Zaia risponde: «non metto soglie diverse. Il quorum lo fissa la legge, non io. Anche se ricordo che sui poco più di 4 milioni di elettori veneti, l'8% risiede all'estero. Bisogna tenerne conto. Però la trattativa si può fare comunque». Se vince il Sì, fa sapere, «avvio immediatamente il progetto di negoziato. Per la parte di nostra competenza si può chiudere l'iter in un paio di settimane. Poi tocca a Roma. E non credo gli convenga fare melina».