Pontificato Papa Francesco

Migranti, la (parziale) «svolta» di papa Francesco: «Accogliere a seconda dei posti disponibili»

Il Pontefice ha spiegato nel dettaglio la sua posizione sull'immigrazione, affermando per la prima volta chiaramente che sì, bisogna accogliere, ma con la prudenza dovuta da parte dei Governi. Ma non ha risparmiato una stoccata a Donald Trump

ROMA - Papa Francesco approva la svolta soft adottata questa estate dalla Conferenza episcopale italiana sul tema degli immigrati, ricordando però la sofferenza di quanti attraversano il deserto o sono rinchiusi in «lager» prima di arrivare in Europa. Jorge Mario Bergoglio è tornato dalla Colombia, dove ha visitato Bogotà, Villavicencio, Meddelin e Cartagena da mercoledì scorso a ieri. La sua agenda è già densa. Appena rientrato in Vaticano ha preso parte alla riunione del cosiddetto C9, il consiglio dei nove cardinali che lo coadiuvano in una riforma della Curia romana che - parola del segretario, il vescovo di Albano Marcello Semeraro - è giunta ormai ai «tre quarti». Sul volo verso Roma il Papa, come di consueto, ha risposto apertamente alle domande dei giornalisti al seguito, facendo così il punto dei temi sul tappeto a conclusione dell'estate.

Le polemiche con il Governo
Un'estate marcata dalla linea dura del Governo italiano nei confronti degli sbarchi di immigrati e rifugiati, dall'accordo con la Libia, dal codice di condotta alle ong. E dalla svolta della Cei. Il giorno di San Lorenzo martire, il nuovo presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha affermato che «non possiamo correre il rischio - neanche per una pura idealità che si trasforma drammaticamente in ingenuità - di fornire il pretesto, anche se falso, di collaborare con i trafficanti di carne umana». Una sottolineatura pragmatica che ha marcato le distanze dalle critiche rivolte all'esecutivo dall'associazionismo cattolico, dalle riserve espresse dal quotidiano della stessa Cei Avvenire, ma anche dai malumori cattolici interni alla stessa compagine governativa (con il ministro Graziano Delrio e il sottosegretario Mario Giro su posizioni dubbiose rispetto al ministro dell'Interno Marco Minniti). Il titolare del Viminale, è poi emerso, aveva avuto contatti direttamente con la Segreteria di Stato vaticana per spiegare le ragioni della sua posizione. E sulla stampa è apparso anche il retroscenda di un incontro riservato tra il Papa e il premier Paolo Gentiloni.

Accoglienza prudente e integrazione
«Quello con Gentiloni è stato un incontro personale, è avvenuto prima di questo problema, e non su questo argomento», ha precisato il Papa sul volo da Cartagena a Roma. «Sento comunque il dovere di esprimere gratitudine per l'Italia e la Grecia perché hanno aperto il cuore ai migranti. Accoglierli è un comandamento di Dio... Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria della prudenza. E dunque, primo: quanti posti hai. Secondo: non solo accoglierli, ma anche integrarli». Francesco ricorda un esempio di integrazione riuscita: «Quando sono andato all'università Roma Tre, l'ultima dei quattro studenti che mi hanno fatto domande mi sembrava di conoscerne la faccia. E' una di quelli che sono venuti da Lesbo con me nell'aereo. Ha imparato la lingua, ha fatto l'equiparazione degli studi. Questo si chiama integrare. Tre: c'è un problema umanitario. L'umanità - ha rimarcato Francesco - prende coscienza di questi lager, delle condizioni in cui questi migranti vivono nel deserto, ho visto delle foto. Ho l'impressione che il governo italiano stia facendo di tutto in campo umanitario, per risolvere anche problemi che non si potrebbe assumere. Allora: cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria. Poi però c'è il nostro inconscio collettivo che pensa: l'Africa va sfruttata. Bisogna capovolgere questo: l'Africa è amica e va aiutata».

Prudenza, non paura
Concetti non nuovi, in realtà, per Jorge Mario Bergoglio. Il quale ha iniziato i suoi viaggi da Lampedusa, dall'isola di Lesbo ha riportato a Roma un gruppo di rifugiati musulmani, ha parlato positivamente delle «invasioni arabe» che hanno arricchito la storia europea nel corso dei secoli. Ma è anche consapevole di quanto, anche tra i cattolici, la questione sia delicata. Di ritorno dalla Svezia, ha elogiato il governo di quel paese: «Credo che in teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma ci vuole anche la prudenza dei governanti: devono essere molto aperti a riceverli, ma anche fare il calcolo di come poterli sistemare, perché un rifugiato non lo si deve solo ricevere, ma lo si deve integrare». E «una cultura che non si sviluppa in rapporto con l'altra cultura, questo è pericoloso. Io credo che il più cattivo consigliere per i Paesi che tendono a chiudere le frontiere sia la paura, e il miglior consigliere sia la prudenza». Francesco denuncia - e tornerà prevedibilmente a farlo quando viaggerà in Myanmar a fine novembre - le discriminazioni di cui sono oggetto i musulmani Rohingya. Ma non vuole entrare in rotta di collisione con il Governo italiano più di quanto abbia già fatto. Nell'ultimo messaggio per la Giornata del migrante e del rifugiato, ad esempio, ha criticato le «espulsioni collettive e arbitrarie», ha chiesto corridoi umanitari e programmi di sponsorship, ha domandato condizioni alternative alla «detenzione» per gli irregolari che entrano in un paese, ed ha ribadito l'ooportunità di una legislazione sullo «ius soli» che riconosca la cittadinanza italiana ai figli dei migranti.

La stoccata a Trump: è un pro-life? Difenda i dreamers
Tra le molte domande sul volo dalla Colombia il Papa ha parlato del processo di pace nel paese latino-americano appena visitato, ha auspicato un intervento dell'Onu per la crisi umanitaria in Venezuela, e poi ha dato un paio di stoccate dal presidente Usa Donald Trump. La prima, più implicita, quando un giornalista ha domandato la sua opinione sui politici che negano l'influenza dell'uomo sul cambiamento climatico: "Ciascuno ha la sua responsabilità morale e i politici hanno la loro. Che uno chieda agli scienziati e poi decida. La storia giudicherà sulle sue decisioni", ha detto Bergoglio, che poi è tornato sul tema citando i Proverbi della Bibbia: «Mi viene in mente una frase dell'Antico Testamento: l'uomo è uno stupido, un testardo che non vede. È l'unico animale che cade due volte nella stessa buca. La superbia, la sufficienza... e poi c'è il "dio tasca». Tante decisioni dipendono dai soldi». Secondo motivo di frizione con la Casa bianca, la decisione di Trump di abolire la legge di Barack Obama (Daca, Deferred Action for Childhood Arrivals) che fa perdere ai dreamers, i «sognatori», ossia 800mila ragazzi entrati illegalmente quando erano minori, il diritto di rimanere negli Usa. «Questa legge viene dall'esecutivo e non dal Parlamento: se è così, ho speranza che ci si ripensi un po'», ha detto il Papa. «Ho sentito parlare il presidente degli Stati Uniti, che si presenta come un pro-life. Se è un bravo pro-life, capisce l'importanza della famiglia e della vita: va difesa l'unità della famiglia».