22 settembre 2018
Aggiornato 09:00

Roma, rissa tra migranti e residenti al centro Tiburtino III: eritreo ferito

La procura di Roma ha aperto un'inchiesta per lesioni gravi sul ferimento di un uomo eritreo avvenuto la notte scorsa  al Tiburtino III, quartiere periferico della Capitale. E alcuni residenti parlano di sequestro di una donna da parte dei migranti
Manifestazione per l'accoglienza al Tiburtino III dello scorso giugno
Manifestazione per l'accoglienza al Tiburtino III dello scorso giugno (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA - La procura di Roma ha aperto un'inchiesta per lesioni gravi sul ferimento di un uomo eritreo avvenuto la notte scorsa  al Tiburtino III, quartiere periferico della Capitale. L'uomo, che non parla italiano, è stato accoltellato a un rene, ma è fuori pericolo. L'eritreo è stato colpito nel corso di una rissa che ha visto coinvolti numerosi residenti del quartiere. Secondo le ricostruzioni, all'origine dei disordini ci sarebbe stato un lancio di sassi, da parte del migrante, nei confronti di alcuni ragazzi che si trovavano vicino al centro d'accoglienza della Croce Rossa di via del Frantoio, da dove l'eritreo, fa sapere la Croce Rossa,  era stato espulso a causa del suo carattere problematico. I ragazzi avrebbero quindi avvertito propri parenti, che sarebbero giunti in massa davanti all'ingresso del centro dove è sfociata la rissa.

Le accuse dei residenti
Ad aggiungere benzina sul fuoco, una donna del quartiere racconta di essere stata  «sequestrata per un'ora» insieme al nipote di 12 anni «trascinata all'interno del centro per due volte e colpita». «Ho avuto paura, pensavo di morire» racconta Pamela. «Loro erano in tanti, una cinquantina - aggiunge - mi sono coperta il volto e speravo che non facessero nulla di male al bambino». I volontari della Croce Rossa, però, hanno parzialmente smentito la ricostruzione, sostenendo che nessuno sarebbe entrato all'interno del  centro, dal momento che i disordini sono avvenuti all'esterno. La donna sarebbe stata trattenuta dai migranti, in attesa delle forze dell'ordine e dell'ambulanza, allertati dai volontari che lavorano nella struttura. Un altro residente ha aggiunto di essere stato «accerchiato da 40 persone mentre cercavo di liberare quella donna. Erano armati di bastoni e bottiglie. Ho rischiato di prendermi qualche coltellata». L'uomo ha quindi spiegato: «Mi hanno aggredito con tubi, con bastoni e anche un coltello noi eravamo in quattro contro 200 e a mani nude».
 Ma un ragazzo originario del Gambia, uscendo dal centro di accoglienza di via del Frantoio racconta di conoscere l'eritreo ferito «perché prima viveva qui, è una brava persona. Vivo in questo centro da qualche mese, qui si sta bene purtroppo, però, quando succedono queste cose danno sempre a noi la colpa, non è giusto».

La versione della Croce Rossa
«Quanto è accaduto questa notte al Tiburtino è sintomo di una situazione di tensione: siamo preoccupati per la pacifica convivenza di tutti. Il fatto che circolino notizie varie e spesso infondate è il segnale che non si vuole stare alla realtà dei fatti». Lo scrive in una nota della Croce Rossa di Roma, in merito ai fatti avvenuti la scorsa notte a Roma davanti al centro accoglienza di Via del Frantoio. «Una realtà - riferisce la CRI - è che la persona eritrea ferita non è ospite del presidio umanitario dalla fine di luglio scorso, ma è attualmente inserito nel programma di relocation ospite del CAS Staderini. Un altro dato di fatto è che non ci sono state persone 'sequestrate' e che la tensione per fortuna non ha prodotto gravi conseguenze»«Noi siamo disponibili a prendere tutti i provvedimenti necessari qualora si accertassero fatti diversi, ma al momento possiamo confermare che dal presidio non è partita alcuna forma di aggressione. Siamo disponibili come sempre nei confronti della popolazione residente e auspichiamo che lo siano anche le Istituzioni del territorio. Da subito ieri sera ci siamo messi in contatto con le forze dell'ordine e attendiamo la conclusione delle indagini», conclude la nota.