19 settembre 2018
Aggiornato 05:30

Terrorismo in Italia, come Lara Bombonati è diventata una jihadista

Lara Bombonati, la ragazza di Tortona (Alessandria) in carcere a Torino da giugno con l'accusa di associazione a fini terroristici, ha raccontato come si sarebbe avvicinata alla jihad
Lara Bombonati, l'italiana di 26 anni fermata a Tortona, nell'Alessandrino, ed ora in carcere a Torino con l'accusa di terrorismo internazionale
Lara Bombonati, l'italiana di 26 anni fermata a Tortona, nell'Alessandrino, ed ora in carcere a Torino con l'accusa di terrorismo internazionale (ANSA)

TORINO - Una staffetta del Califfo a cui aveva giurato assoluta fedeltà, che seguiva anche più del marito. È questa l'idea che si sono fatti gli agenti della Digos a proposito di Lara Bombonati, la ragazza di Tortona (Alessandria) in carcere a Torino da giugno con l'accusa di associazione a fini terroristici. Ma la verità che racconta oggi Lara è tutta un'altra. Ha parlato per ore davanti al pubblico ministero Antonio Rinaudo in un lungo interrogatorio che si è svolto nel mese di luglio, qualche giorno dopo l’udienza con la quale il gip di Torino aveva confermato la custodia cautelare in carcere. Parla di un rapimento Lara: "Dopo la morte di Muhammed sono stato rapita in Siria da un esponente della frangia quedista, Hayat Tahrir Al Sham, ma appena ne ho avuto l’occasione sono fuggita» rivela, ma di questo presunto rapimento nessuna traccia nelle indagini. "A gennaio sono riuscita a scappar e mi sono rifugiata in Turchia", racconta la donna che spiegherebbe così anche i documenti falsi di cui è stata trovata in possesso e che le sono costati l'arresto e poi l'espulsione dal territorio turco. La donna era stata fermata a Tortona quasi sei mesi dopo il suo rientro in Italia ma già da mesi gli investigatori scavano sul suo passato e sul suo percorso di radicalizzazione.

Il matrimonio lampo con Francesco
La giovane ha raccontato del marito Francesco Cascio, sposato dopo averlo conosciuto da poco, e di come si fossero avvicinati all’islam fino a maturare la completa radicalizzazione che nel 2014 li ha spinti a partire per la Siria per combattere a fianco del Califfato, nelle fila di un gruppo qaedista. I due sarebbero stati insieme ad un altra coppia di piemontesi che avevano conosciuto a Birmingham in un centro islamico considerato una palestra per gli italiani radicalizzati. Ma le tappe vere di questa radicalizzazione sono state ricostruite nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Silvia Carosio che collega Lara ad altri nomi illustri tra i radicalizzati italiani: tra questi, Giuliano Ibrahim Delnevo, il primo foreign finghter italiano di Genova ucciso in Siria nel 2013, Andrea Giuseppe Lazzaro, detto Umar, anche lui genovese, indagato nel 2010 per terrorismo ma la cui posizione era stata archiviata; e un terzo nome, ancora ignoto, che insieme a Lazzaro aveva ottenuto l'aiuto di Cascio per uno dei suoi viaggi in Turchia.

La lenta radicalizzazione
Il primo ad avvicinarsi all’islam è Francesco, il marito di Lara, morto in Siria durante un assalto nel campo di addestramento in cui viveva. È il 2011 e inizia la sua lenta radicalizzazione, prima con la frequentazione di una moschea di Palermo, poi, nel 2012, a Tortona, dove si trasferisce e dopo pochi mesi sposa Lara. I due attirano da subito l'attenzione degli abitanti del posto perché smettono gli abiti occidentali, allentano i rapporti con le famiglie e gli amici, fino a restare quasi isolati. «Dalle prime investigazioni svolte - scrive il gip Silvia Carosio - emergeva che i due si erano convertiti alla fede islamica nel 2011, che tale conversione si era rafforzata nel tempo attraverso la frequentazione di altri soggetti già votati all’Islam radicale, Lazzaro Giuseppe Andrea, detto Umar, a sua volta attenzionato per la vicinanza a Del Nevo Ibrahim Giuliano, militante jihadista ucciso nel giugno 2013 in Siria». Il gip cita anche il nome di un terzo genovese, amico di Lazzaro, che non risulterebbe formalmente indagato.

Stava costruendo una rete di proseliti in Italia
Secondo gli inquirenti Lara stava lavorando alla costruzione di una rete di proseliti in Italia, ma sono ancora tanti gli aspetti da chiarire di una vicenda complessa e articolata: le indagini ruotano tra l’Italia, il fronte di guerra in Siria, l’Inghilterra e il Belgio. Pare infatti che la ragazza fosse pronta a partire per Bruxelles, non prima però di aver lasciato a casa della sorella, a Tortona, numerose traduzioni dall’arabo all’Italiano con manifesti e manuali del gruppo islamico Ha’yat Tahrir Al-Sham. Proprio la traduzione dei testi dall'arabo all'italiano era diventata l’attività principale di Lara dopo il suo ritorno in Piemonte, chiusa nell’appartamento. Mentre il marito si addestrava a combattere in Turchia, lei aveva imparato a nascondere informazioni. «Dagli elementi di indagine – denota il gip - emerge che non ci troviamo di fronte a un mero interessamento all’Islam, e al terrorismo ovvero a un mero soggetto invasato, ma siamo di fronte a una vera e propria condotta partecipativa in associazioni con finalità terroristiche».