14 novembre 2019
Aggiornato 18:00
Libia

Navi in Libia, via libera dal Governo. Gentiloni: Non è iniziativa contro la sovranità di Tripoli

Dopo l'annuncio del premier Gentiloni dell'invio di navi nelle acque libiche e la parziale smentita di Sarraj, il Governo ha varato il via libera alla missione, specificando che si tratta di un ampliamento del supporto alla Guardia Costiera libica richiesto da Tripoli

ROMA - Via libera all'invio di navi italiane in Libia e il decreto, varato oggi dal Consiglio dei ministri, sarà dalla prossima settimana all'esame del Parlamento. Gentiloni aveva annunciato mercoledì scorso, durante l'incontro a Roma con il premier libico al-Serraj, la richiesta di supporto da parte delle autorità libiche. Poi ieri sera media libici avevano riportato che lo stesso al-Serraj aveva negato di aver chiesto all'Italia di inviare navi nelle acque territoriali libiche, assicurando che «la sovranità della Libia è una linea rossa». Un «giallo» che lo stesso Gentiloni ha voluto oggi disinnescare, spiegando che «quanto approvato è né più e né meno quanto richiesto dal governo libico» e «non è una iniziativa contro la sovranità libica». Del resto, ha tenuto a sottolineare il premier in una dichiarazione alla stampa al termine del Consiglio dei ministri, non sarà «un enorme invio di grandi flotte, squadriglie aeree e cose di questo genere. Stiamo parlando di una richiesta a cui abbiamo aderito di supporto alla guardia costiera libica».

Non una missione navale
E, per il premier, questo è un passo molto importante nel percorso di stabilizzazione della Libia e per contrastare l'immigrazione clandestina. «Io non ho mai negato in questi anni e tantomeno nei mesi da presidente del Consiglio - ha sottolineato - che il percorso di stabilizzazione della Libia è una priorità ma è accidentato, non è un'autostrada in discesa e quindi senza enfasi sottolineo che questo passaggio può essere rilevante e importante e che può dare al percorso di stabilizzazione e ai riflessi sui flussi migratori e quindi sull'Italia conseguenze rilevanti».

Campi di accoglienza
Allo stesso tempo l'Italia, ha detto ancora Gentiloni, proseguirà nel suo impegno per «rafforzare» il ruolo di Unhcr e Oim, che gestiscono i campi di accoglienza in Libia e assicurare una «capacità di accoglienza rispettosa dei diritti umani». Il provvedimento sarà dalla prossima settimana, forse già da martedì, all'esame del Parlamento, a partire dalle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. «Sono convinto e mi auguro che questa decisione in Parlamento possa avere il consenso più largo».

Il comunicato di Sarraj
La confusione, però, rimane, perché il comunicato del premier libico, in proposito, era stato molto chiaro. «Il presidente del consiglio presidenziale smentisce categoricamente quanto pubblicato da alcuni mezzi di informazione circa la nostra autorizzazione alle forze italiane all'ingresso nelle nostre acque territoriali scortati da aerei caccia e quant'altro». Sarraj aveva invece parlato di un piano, concordato con il governo italiano, che riguarda il completamento del programma di sostegno alla guardia costiera con addestramento e forniture o allestimento di armamenti e attrezzature che possano rendere la guardia costiera in grado di salvare la vita ai migranti e affrontare le organizzazioni criminali che operano nell'immigrazione illegale e nel contrabbando. E poi di nuovo: «Si conferma che la sovranità nazionale è una linea rossa». Non si tratta dunque di una missione navale, ma di un potenziamento del programma di addestramento della Guardia Costiera libica, nella speranza di renderla capace di affrontare la sfida posta dagli scafisti.