28 maggio 2020
Aggiornato 20:00
La ‘mafia’ del lavoro

Scacco al caporalato: identificate 235 persone, tre arresti

Una vasta operazione contro lo schiavismo del caporalato eseguita in tutto il Sud Italia, da Latina a Ragusa, ha portato all’identificazione di 235 persone, il controllo di 26 aziende e 3 arresti

Caporalato in Italia
Caporalato in Italia ANSA

ROMA – Scacco alla piaga del caporalato, la pratica illegale (e immorale) di reclutare per pochi soldi manodopera da impiegare (sotto la gestione di un ‘caporale’) in lavori in genere di natura agricola, ma anche del settore edilizio, manifatturiero, della ristorazione e del turismo. È, di fatto, uno sfruttamento delle persone socialmente più deboli che può essere paragonato allo schiavismo. La maxi operazione per dare un colpo di spugna a questo tipo di reato è stata condotta in tutto il Sud Italia, da Latina a Ragusa. Gli agenti impegnati nell’operazione hanno identificato 235 persone, tra ‘dipendenti’ e datori di lavoro, ispezionato 26 aziende e proceduto, per ora, all’arresto di tre persone.

L’operazione
La forzi polizia impegnate nella maxi operazione sono state le squadre mobili di Latina, Caserta, Potenza, Foggia, Reggio Calabria e Ragusa, coordinate dal Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, con l’obiettivo di contrastare lo sfruttamento di manodopera clandestina ed extracomunitaria, ai danni di irregolari costretti a lavorare in condizioni disumane per pochi euro. Gli sfruttati che lavoravano nel ragusano erano provenienti dall’Africa, in particolare dalla Nigeria ma anche dalla Romania. Tutti quanti sono arrivati in Italia con la prospettiva, e la speranza, di trovare condizioni di vita migliori ma, come purtroppo spesso avviene, le cose non sono andate come si aspettavano. Questi lavoratori si sono ritrovati a dover sudare per oltre 13 ore – dalle 6:00 del mattino fino almeno alle 19:00 di sera – per un compenso giornaliero di 25 euro, una miseria che, secondo le testimonianze, è appena sufficiente per «comprare da mangiare e acquistare qualche vestito».

Condizioni disumane
Come si sa, il caldo quest’anno si è particolarmente fatto sentire, e lavorare per tutto il giorno sotto il sole, senza adeguate protezioni e sena un’altrettanta adeguata idratazione può essere molto pericoloso. Molti dei braccianti hanno infatti riferito che oltre al caldo insopportabile hanno dovuto lavorare in perenne stato di confusione (dovuto proprio alla disidratazione), con gran mal di testa. Tuttavia non possono permettersi di fermarsi o lamentarsi, poiché verrebbero subito licenziati e rimpiazzati.

Un provvedimento
Con l’ausilio dell’Ispettorato del Lavoro in provincia di Foggia è stato notificato un provvedimento di sospensione dell’attività agricola, per inosservanza delle normative sul lavoro. In provincia di Reggio Calabria, invece, sono state elevate 4 sanzioni amministrative per irregolarità nei trattamenti retributivi, previdenziali e fiscali. Queste sono seguite a 46 perquisizioni finalizzate ad accertare l’eventuale possesso di armi, esplosivi e strumenti di effrazione. In provincia di Ragusa, infine, sono state arrestate tre persone e altre 11 sono state indagate in stato di libertà per reati inerenti lo sfruttamento della manodopera clandestina ed extracomunitaria.

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