Italia | Ius soli

Minniti: «Un Paese integrato è più sicuro. Populisti stregoni della paura»

Secondo il ministro Marco Minniti, lo ius soli servirà a combattere il terrorismo, perché «un Paese integrato è un Paese più sicuro». Sotto accusa i cosiddetti «populisti», definiti «gli stregoni della paura»

Il ministro dell'Interno Marco Minniti a 'La Repubblica delle idee' a Bologna
Il ministro dell'Interno Marco Minniti a 'La Repubblica delle idee' a Bologna (ANSA/GIORGIO BENVENUTI)

ROMA - I «cattivi maestri», ovvero quelli che vogliono chiudere le porte del Paese, «non vanno seguiti». Parola di Marco Minniti. Il ministro dell'Interno, ospite a Bologna dell'evento "La Repubblica delle Idee", ha parlato di ius soli difendendo la posizione presa dal Governo e dal Pd. E puntualizzando che i bimbi stranieri nati in Italia «sono italiani, pensano in italiano, parlano italiano, vanno a scuola in Italia, tifano per squadre italiane». "Cosa c'entra - si è quindi chiesto Minniti - tutto questo con la paura?». Secondo il Ministro, è importante ribadire che l'equazione «immigrazione uguale terrorismo» è fondata su un equivoco. Al contrario, per Minniti esisterebbe un rapporto tra terrorismo e integrazione. «Un paese ben integrato è un paese più sicuro», sottolinea. Proprio in questo senso, a suo avviso, coloro che chiudono le porte sono cattivi maestri. 

L'esperienza di Minniti sulla sicurezza
Minniti, però, sottolinea la necessità di dare importanza e ascolto alle paure dei cittadini. E, proprio sull'argomento, rievoca un episodio, che risale al 1999 quando era sottosegretario alla presidenza del Consiglio. «Mi dicono: vieni a Bologna, sul tema della sicurezza c'è tensione. Prima di arrivare a Bologna chiesi i dati statistici sulla criminalità locale. I dati erano bassi. E io venivo da Reggio Calabria. Quando mi diedero la parola, a Bologna elencai le statistiche per dire che la città era sicura. Si alzò un vecchio compagno: Minniti, io vengo dalla periferia, se rispondi a mia moglie con le statistiche non hai capito nulla». Il ministro racconta di esserci rimasto malissimo.

"I populisti sono gli stregoni della paura"
A quelle elezioni, il centrosinistra perse. E la sconfitta fece partire una riflessione: «Quel compagno non aveva tutti i torti. Le statistiche sono importanti, ma di fronte a un sentimento come la paura, la risposta non può essere la freddezza dei numeri. Il ministro dell'Interno deve saper ascoltare e stare vicino a chi ha paura. Poi, il mio obiettivo è di stargli vicino per liberarlo dalla paura. Questa è la differenza con i populisti, che lavorano perché rimanga dentro la paura. Una democrazia impaurita è più debole e fragile». Per il ministro, «è una partita squisitamente democratica contro la paura e i suoi stregoni. La sicurezza è un bene comune, la si vive insieme. Se uno ha molti soldi, la sicurezza se la compra. Il punto fondamentale è che la sicurezza è fondamentale per i più deboli e i più esposti. Chi vive nelle periferie e prende l'autobus tutte le mattine. La mia idea è di stare loro vicino».