17 gennaio 2021
Aggiornato 05:00
Maratona alla Camera

«Germanichellum», così la riforma in 13 click

Entro giovedì 8 giugno deve arrivare il voto finale della Camera, in modo da trasmettere la nuova legge elettorale al Senato intorno al 10 giugno, con un mese di tempo a disposizione per esaminarla e votarla. Tiene l'accordo Pd-M5s-Forza Italia-Lega.

ROMA - La riforma elettorale proporzionale più o meno alla tedesca con sbarramento al 5% supera senza intoppi l'esame della prima giornata di votazioni in commissioni Affari Costituzionali alla Camera. Sono iniziate alle 11 del mattino e sono previste fino alle 22: una maratona in sala del Mappamondo di undici ore, con 45 minuti di pausa pranzo e 30 di pausa merenda nel pomeriggio. A disposizione la commissione ha anche la giornata di domani fino alle 17. Per quell'ora è stato indicato dal presidente della commissione Andrea Mazziotti il termine ultimo per dare il mandato al relatore Fiano a riferire in aula: sull'intera riforma se sarà stata approvata oppure su quanto si è approvato e quanto rinviato decidere all'aula. La scelta «politica» delle prime 4 forze politiche è infatti di provare a mettere in votazione tutti gli oltre 700 emendamenti agli atti, dando spazio agli oppositori. Ma, al contempo, di tenere saldissimo il termine ultimo di martedì alle 12 per iniziare l'esame in aula.
«Non possono esserci su questo - ha puntualizzato il capogruppo Pd Ettore Rosato - ulteriori rinvii. Possiamo anche arrivare in assemblea senza voto finale della commissione e ripresentare in quella sede gli emendamenti che la commissione non avrà esaminato». Entro giovedì 8 giugno infatti deve arrivare il voto finale della Camera, in modo da trasmettere la nuova legge elettorale al Senato intorno al 10 giugno, con un mese di tempo a disposizione per esaminarla e votarla.

Superati gli ultimi dubbi, in particolare in Forza Italia e nella minoranza Pd mentre questa volta M5s si è mostrato il più determinato a non rinunciare all'intesa, alle 11 di mattina hanno dunque avuto inizio oggi le votazioni in commissione sul Germanichellum. La prima parte della maratona ha confermato la solidità dell'intesa politica fra le quattro maggiori forze rappresentate in Parlamento, con il no compatto di Pd-M5s-Fi-Lega alle richieste di modifiche di Ap, Mdp, Si e delle altre forze centriste che hanno tentato senza esito fino all'ultimo di cambiare la soglia di sbarramento del 5%, introdurre le preferenze, consentire il voto disgiunto, prevedere due schede anzichè una, consentire una maggiore quantità di candidature plurime, respingere premi di governabilità di lista, bocciare la riduzione dei collegi a quelli Senato del Mattarellum che consentirà di poter votare anche il giorno dopo l'approvazione della nuova legge non dovendo più ridisegnarli.
Pochi sì e tanti no che hanno disegnato la fisionomia della nuova legge elettorale per il Parlamento italiano targata Pd, Cinque Stelle, Forza Italia e Lega.

Soglia di sbarramento al 5% nazionale
Sono eletti in Parlamento solo deputati e senatori collegati sulla scheda a liste di candidati che superino il 5% nazionale di consenso.

Un solo voto, una sola scheda, una sola croce
L'elettore italiano riceverà due schede: una per votare alla Camera e una al Senato. Su ciascuna di esse dovrà mettere una sola croce che attribuirà al contempo il voto per il candidato nel collegio uninominale e per la lista proporzioinale con il suo stesso simbolo.

60% proporzionale e 40% maggioritario
La nuova legge elettorale è per il 60% proporzionale e per il 40% maggioritaria.

60% candidati uomini e 40% donne in collegi
Ogni forza politica dovrà presentare nei collegi uninominali non meno del 40% di candidature femminili. Nelle liste bloccate per l'elezione con la proporziale si dovranno alternare candidati donne e uomini.

232 collegi uninominali alla Camera, 112 AL Senato
Alla Camera i collegi uninominali assegnati con il maggioritario saranno 232 (1 in Val d'Aosta e 6 in Trentino Alto Adige previsti da norma ad hoc + 225 in palio nelle altre Regioni secondo la rispettiva popolazione). Al Senato saranno 112.

398 seggi Camera e 203 Senato assegnati con il proporzionale
I seggi che saranno asegnati con la proporzionale saranno 398 alla Camera e 203 al Senato.

28 circoscrizioni elettorali per assegnare seggi proporzionali
L'Italia viene suddivisa in 28 circoscrizioni elettorali per l'assegnazione dei seggi della quota proporzionale.

Liste da 2 a 6 candidati nelle circoscrizioni proporzionali
I candidati nella quota proporzionale nelle 28 circoscrizioni territoriali saranno indicati dai partiti in liste che possono avere un minimo di 2 e un massimo di 6 candidati.

Chi vince la sfida nel collegio entra in Parlamento
Nei collegi vince il candidato che prende più voti. Chi vince nei collegi è sempre eletto in Parlamento, alla sola condizione che la lista di partito a cui è collegato abbia superato lo sbarramento del 5%.

Capilista un po' meno bloccati
Chi vince nei collegi entra in Parlamento con priorità rispetto a tutti i candidati del suo stesso partito indicati nella lista proporzionale. Solo dopo l'assegnazione dei seggi ai vincitiori nei collegi uninominali infatti saranno assegnati i seggi ai candidati nella proporzionale. Si seguirà l'ordine di candidatura in lista. I capilista saranno dunque i primi a entrare dopo i vincitori nei collegi.

No alle candidature plurime
Ci si potrà candidare in contemporanea solo in non più di un collegio maggioritario e una lista proporzionale.

Eletti i primi sconfitti nei collegi per chi non vince nessuno
Se una lista che supera il 5% non vince nessun collegio il primo a entrare in Parlamento sarà il meglio piazzato fra i non eletti e non i capilista.

Meno firme e meno burocrazia
Viene semplificata la procedura per presentare le candidature al Parlamento e ridotto il numero di firme necessarie presentarle.