20 ottobre 2019
Aggiornato 19:00
Il Tribunale del Lazio fa vacillare la riforma, ira del ministro

Musei, il Tar boccia le nomine straniere. Franceschini: «Che figura ci fa l'Italia?»

Il Tar del Lazio ha bocciato, con due sentenze depositate ieri sera, le nomine di cinque direttori stranieri che il ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha chiamato a guidare alcuni dei più importanti musei italiani

Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini
Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ANSA

ROMA - Il Tar del Lazio ha bocciato, con due sentenze depositate ieri sera, le nomine di cinque direttori stranieri che il ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha chiamato a guidare alcuni dei più importanti musei italiani. Un provvedimento che mette in discussione l'intera struttura della riforma voluta dal ministro Dario Franceschini e che da fine 2015 ha fatto registrare significativi passi in avanti sia a livello di iniziative e fruibilità dei musei sia per il numero di visitatori. Il Tar del Lazio - accogliendo il ricorso di due candidati alle posizioni di direzione di musei di Mantova, Modena, Paestum, Taranto, Napoli e Reggio Calabria - ha ritenuto infatti in primo luogo che le procedure di selezione fossero viziate in più punti e in secondo luogo che non ci fossero le condizioni per aprire a candidati stranieri. Elemento questo che, di riflesso, investe tutte le sette nomine di direttori non italiani, tra le quali, per esempio, spiccano Eike Schmidt agli Uffizi di Firenze e James Bradburne alla Pinacoteca di Brera di Milano.

Le due sentenze del Tar
Il ministro Franceschini, su Twitter ha espresso tutto il proprio disappunto: «Il mondo ha visto cambiare in 2 anni i musei italiani - ha twittato - e ora il TAR Lazio annulla le nomine di 5 direttori. Non ho parole, ed è meglio...».  Le due sentenze del Tar del Lazio che mettono in discussione l'intera riforma di Franceschini sono le numero 6170 e 6171/2017. Nella prima (6170) il Tar laziale ha accolto il ricorso di Francesco Sirano che aveva corso per le posizioni di direttore di quattro musei: Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Parco Archeologico di Paestum, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Nella seconda (6171) invece la giustizia amministrativa regionale ha dato ragione a Giovanna Paolozzi Maiorca Strozzi, che aveva concorso per la guida di Palazzo Ducale di Mantova e della Galleria Estense di Modena.

Motivazioni e conseguenze
Nei confronti delle nomine di candidati stranieri, il Tar scrive che «Dalla piana lettura delle norme emerge con chiarezza la illegittimità delle previsioni del bando che ammette alla selezione candidati che non siano cittadini italiani, atteso che i posti messi a concorso si riferivano a posizioni con incarico dirigenziale, di talché gli atti di ammissione al colloquio debbono essere ritenuti illegittimi nella parte in cui recano tra gli ammessi candidati stranieri». I magistrati hanno contestato i criteri di valutazione dei candidati ammessi, definendoli «magmatici», con l'aggravante di non consentire di «comprendere il reale punteggio». Il Tar ha anche stigmatizzato i colloqui a porte chiuse poichè, «occorre che durante le prove orali sia assicurato il libero ingresso al locale». Entrambe le sentenze si chiudono con «l'annullamento dei decreti di nomina dei direttori degli istituti museali rispetto ai quali» i due candidati che hanno presentato ricorso avevano "presentato la domanda di partecipazione alla relativa prova selettiva». Quindi Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Parco Archeologico di Paestum, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale di Taranto, Palazzo Ducale di Mantova e Galleria Estense di Modena. Non direttamente coinvolte le nomine agli Uffizi di Firenze e alla Pinacoteca di Brera di Milano, ma la valutazione del Tar sulla necessità di cittadinanza italiana per i candidati mette in discussione anche queste due posizioni, attualmente affidate al tedesco Eike Schmidt e al canadese James Bradburne.

Franceschini: che figura ci fa il Paese
«Mi chiedo che figura fa il nostro Paese di fronte al resto del mondo». Così il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, a margine di un evento al Mibact sulla sentenza. «Sono un avvocato e un uomo politico con una certa esperienza quindi so bene che le sentenze vanno contrastate nelle sedi proprie giurisdizionali e vanno rispettate»«La riforma dei musei italiani, la selezione internazionale per i direttori pubblicata sull'Economist ha fatto discutere il mondo della cultura e ha avuto appezzamenti in tutto il mondo ed è originata da una norma di legge del cosiddetto decreto 'art bonus' che ha individuato questa procedura particolare per i direttori dei musei», ha proseguito Franceschini.

Europei stranieri?
«Ora che si faccia riferimento in una parte della sentenza al fatto che sono stranieri, a parte che chiamare stranieri cittadini europei è sbagliato, e soprattutto contrasta con giurisprudenze e sentenze molto precise della Corte di Giustizia Europea e dello stesso Consiglio di Stato che noi abbiamo visto molto bene prima di fare quella selezione, con il supporto del nostro ufficio legislativo», ha aggiunto il ministro sottolineando che la soluzione internazionale è stata fatta da una commissione assolutamente imparziale composta da un direttore della National Gallaery di Londra, dal direttore della più importante istituzione culturale di Berlino, un archeologo tedesco, dal presidente della Biennale di Venezia, da una persona che è stata appena nominata consigliere del presidente francese Macron sui temi culturali: «mi pare che più garanzia di neutralità di questa non ci possa essere».

Il ricorso al Consiglio di Stato
«Naturalmente adesso ci sarà immediatamente il ricorso al Consiglio di Stato con la richiesta di sospensiva, ma quello che mi preoccupa di più è che una cosa per cui l'Italia si è fatta apprezzare in tutto il mondo venga messa in discussione", ha annunciato il ministro dei Beni Culturali. «Ci sono anche delle conseguenze pratiche perché la sentenza è stata pubblicata e da oggi cinque importanti musei sono senza direttori», ha aggiunto.

Renzi sta con Franceschini
Puntuale è giunto il commento, via Facebook, del premier Matteo Renzi, che non ha esitato a difendere il «suo» ministro della Cultura: «Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i TAR», ha scritto l'ex premier. «Il fatto che il Tar del Lazio annulli la nostra decisione - sottolinealRenzi - merita il rispetto istituzionale che si deve alla giustizia amministrativa ma conferma - una volta di più - che non possiamo più essere una repubblica fondata sul cavillo e sul ricorso». Renzi rivendica i risultati ottenuti dal suo esecutivo: "Nei mille giorni abbiamo fatto molte cose belle, qualche sbaglio di troppo, tante scelte innovative e coraggiose. Abbiamo governato cercando di dare all'Italia un futuro, non solo di custodire il meraviglioso passato che conosciamo». In tutto ciò, scrive l'ex premier, «una delle scelte di cui sono e resterò più orgoglioso è aver dato ai più bravi la possibilità di concorrere per la direzione dei musei italiani, patrimonio mondiale dell'umanità. E i risultati già si vedono, a tutti i livelli. Perché abbiamo smesso di tagliare sulla cultura e abbiamo investito in questo settore come nessuno aveva mai fatto prima».