27 giugno 2019
Aggiornato 11:00
Presidenziali francesi

Rampelli: «Destra francese ha molto da imparare da quella italiana»

E' quanto scrive in un editoriale sul Secolo d'Italia il capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale alla Camera: «Adesso tocca di nuovo a noi indicare alle forze alternative al pensiero unico progressista la rotta e l'obiettivo»

Il capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale alla Camera dei deputati Fabio Rampelli
Il capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale alla Camera dei deputati Fabio Rampelli ( ANSA )

ROMA - «La destra francese ha molto da imparare dalla destra italiana, è anche questa la morale che si deve trarre dal ballottaggio di ieri». E' quanto scrive in un editoriale sul Secolo d'Italia il capogruppo di Fratelli d'Italia-Alleanza nazionale alla Camera dei deputati Fabio Rampelli che prosegue: «È giusto dire che se il Front National si fosse emancipato per tempo dalle sue zavorre gli oltre 4 milioni di francesi che hanno votato scheda bianca più l'oceano di elettori che sono rimasti a casa avrebbero tributato a Marine Le Pen un successo più che probabile».

C'è modo e modo di essere di destra
Secondo Rampelli «c'è infatti modo e modo di essere di destra, si può auspicare per decenni il ritorno del fascismo oppure dire, già dai tempi del Msi, 'non rinnegare non restaurare' aderendo al modello democratico; ci si può schierare contro l' 'Amerika' per rivalsa verso i vincitori della seconda guerra mondiale ovvero criticare l'american way of life senza discutere l'appartenenza atlantica, ma chiedendo pari dignità nelle alleanze; si può lasciare che si diffonda un sentimento antisemita fino ad avere sindaci che negano l'Olocausto - come accaduto alla Le Pen in questi giorni - oppure considerare netta l'appartenenza di Israele all'Occidente, giudicare la persecuzione degli ebrei orrore e vergogna perenni, pur chiedendo la trasformazione della Palestina in Stato; si possono detestare gli immigrati oppure contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina, il traffico di uomini che arricchisce malavitosi e cooperative, nel rispetto della povertà, della disperazione, della persona umana; si può chiedere la fuoriuscita dall'Ue per affermare una Grandeur sciovinista o puntare a rinegoziare i Trattati per fare un'Europa nazione di popoli, patrie e culture, soggetto capace di tenere al guinzaglio la globalizzazione e non suo strumento per riempire il portafoglio della grande finanza».

Adesso tocca a noi
«Adesso tocca di nuovo a noi indicare alle forze alternative al pensiero unico progressista la rotta e l'obiettivo. Siamo noi i prossimi e non possiamo arrenderci all'idea che un tremante, bambinesco 'Macron italiano', il migliore prodotto possibile per garantire che tutto resti così, prenda il sopravvento, travestito da giullare democratico o a cinque stelle». «Se il progetto di indipendenza dei popoli, dalle borse e dai titoli, accusa una battuta d'arresto - conclude - è anche per questo. Non c'è solo il tradimento dei gollisti... C'è l'incompiuta modernizzazione di una destra francese ancora greve, cui la Le Pen ora pare voler tardivamente porre rimedio. È una delle cause della mancata contaminazione in Francia tra populismo e popolarismo, di cui si è avvantaggiato l'esile e vuoto banchiere di Amiens».