15 novembre 2019
Aggiornato 05:30

Grasso: legge elettorale per decreto è «ultima spiaggia»

«Sono scettico - ha spiegato il presidente del Senato, a margine di 'The State of the Union' - perché deve essere il Parlamento a stabilire la legge e a trovare un punto di equilibrio tra rappresentanza e stabilità di Governo»

Il presidente del Senato, Pietro Grasso
Il presidente del Senato, Pietro Grasso ANSA

ROMA - Sulla possibilità che la questione della legge elettorale venga risolta con un decreto legge, il presidente del Senato, Pietro Grasso si dice «scettico», ma ammette che potrebbe arrivare come «ultima spiaggia».

Lo scetticismo di Grasso
«Sono scettico - ha spiegato Grasso, a margine di 'The State of the Union' - perché deve essere il Parlamento a stabilire la legge e a trovare un punto di equilibrio tra rappresentanza e stabilità di Governo». «Non credo che si possa sopperire con un decreto legge, lo vedrei come ultima spiaggia se fossimo alla fine della legislatura», ha concluso Grasso.

Senza nuova legge voto impossibile
Il presidente del Senato ha poi invitato il Parlamento a legiferare in materia: «Non si può andare a votare senza una legge elettorale approvata da entrambe le Camere. Questo perché gli interventi della Corte Costituzionale hanno lasciato delle leggi che non sono né omogenee né automaticamente applicabili». Le leggi attuali «hanno deficienze su cui deve intervenire il Parlamento», ha ribadito Grasso. «In generale, a me piacerebbe anzitutto che vi fosse finalmente una legge elettorale conforme alla Costituzione (non è una battuta visto che le due precedenti sono state dichiarate incostituzionali)».

Serve un confronto parlamentare
Per la seconda carica dello Stato «E' ineludibile che prima delle elezioni politiche del 2018 il Parlamento approvi una nuova legge elettorale, dato che le leggi vigenti dopo i profondi interventi della Corte costituzionale sono profondamente disomogenee e non applicabili. Come questa nuova legge elettorale debba essere articolata è responsabilità che spetta alle forze politiche». La nuova legge, ha concluso Grasso, «deve nascere dal confronto parlamentare e recepire i principi dettati dalla Corte per garantire rappresentatività nel rapporto fra elettori, candidati ed eletti».

Non snaturare rapporto elettore-candidato
Nell'approvare la nuova legge elettorale, ha detto ancora Grasso, dovrà «perseguirsi un equilibrato rapporto fra le legittime aspirazioni alla stabilità del Governo ed alla rapidità ed effettività delle sue decisioni e, d'altra parte, la necessità di garantire l'inclusione, la rappresentanza e la partecipazione dei cittadini». «I vari correttivi e le forme di razionalizzazione sono ammissibili purché non si snaturi il rapporto che deve intercorrere fra ciascun elettore e il suo candidato o la sua lista e purché - ha concluso Grasso - non si sacrifichi il principio costituzionale della rappresentanza popolare».