16 maggio 2021
Aggiornato 11:00
Ombre sulla neoministra dell'Istruzione

Ministro «gender» e laurea taroccata. Il primo giorno da incubo di Valeria Fedeli

Fedeli è accusata di essere «il ministro del gender» e di aver pubblicato notizie false sul proprio titolo di studio

ROMA - Tra i tanti fronti polemici già aperti per il nuovo governo targato Gentiloni è caldissimo quello, probabilmente inaspettato anche da parte dello stesso neopremier, che proviene dal fronte «scuola». Il motivo sta montando di ora in ora: la nomina di Valeria Fedeli al dicastero dell’Istruzione. Malcontento che unisce cattolici e laici, associazioni e partiti politici per due motivi: Fedeli è accusata rispettivamente di essere «il ministro del gender» e di aver pubblicato notizie false sul proprio titolo di studio. Per tutto questo sul piede di guerra sono scesi il popolo del Family Day e diversi esponenti del centrodestra, di Fratelli d’Italia e della Lega che per tutta la giornata di ieri hanno attaccato il governo per una scelta considerata «vendicativa» e il ministro appena incaricato per aver mentito sulla propria laurea.

Chi è Valeria Fedeli?
Vicepresidente uscente del Senato, 67 anni, personaggio legato alla storia della sinistra femminista, Valeria Fedeli ha alle spalle una lunga carriera nel sindacato della Cgil. Esponente del Pd è stata sin da subito invisa alle associazioni principali del mondo pro family in quanto prima firmataria di un ddl del novembre 2014 con cui si richiedeva «l'introduzione dell'educazione di genere e della prospettiva di genere nelle scuole e nelle università».

Contro il «ministro del gender»
Secondo chi sta contestando il ministro che sostituisce di Stefania Giannini e il suo flop chiamato «Buona scuola», più che note sono le posizioni della Fedeli apertamente a sostegno dell’insegnamento della «parità» di genere nelle scuole: un modo felpato, spiegano, per introdurre la teoria gender nell’istruzione pubblica. Il primo ad aver dato voce al timore che nelle scuole vengano introdotti in modo massiccio, come in altri paesi europei, questi concetti è Massimo Gandolfini, presidente del comitato «Difendiamo i nostri figli»: «La nomina di Valeria Fedeli, il cui orientamento culturale a favore dell'identità di genere ad ispirazione Gender è ben noto, non può che essere letto come l'ennesima offesa nei confronti del popolo del Family Day – ha attaccato il presidente -. Questa scelta ha chiaramente i toni della provocazione, se non della vendetta, verso le famiglie del Comitato per il No, colpevoli di aver vinto il referendum, bloccando una pericolosa deriva autoritaria nella quale erano già in programma disegni di legge contro la famiglia naturale e il diritto dei bimbi ad avere mamma e papà». Gandolfini – già in prima linea nella battaglia contro il ddl Boschi – ha rincarato poi la dose assicurando vigilanza proprio a partire dalle prime mosse del ministro: «Nessun programma educativo che riguardi i delicatissimi temi dell'affettività e della sessualità può essere imposto senza il consenso dei genitori. Viene da dire «famiglie italiane unitevi, siate vigili ed attente scuola per scuola, e difendete i vostri figli»».

Sospetti di una «vendetta» renziana
Insomma, sul web fin dai primi minuti successivi alla notizia dell’incarico è corsa veloce una convinzione: la nomina della Fedeli è una ripicca nei confronti di quei due milioni di persone che tanto hanno fatto per screditare il governo Renzi e che sono scesi in campo appositamente per bocciare il referendum. Anche il vaticanista Marco Tosatti sul suo blog pone l’accento sul caso Fedeli, rilevando che l’unica volta che la parlamentare si è occupata di scuola è stato proprio quando ha proposto il testo di legge «Introduzione dell’insegnamento dell’educazione di genere», e in cui uno degli scopi principali è la «promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza». Proprio per questo, secondo Tosatti, il mondo cattolico sta alzando gli scudi. Mentre il neoministro, a quanto risulta, a parte quel ddl non ha alcuna competenza specifica, sulla carta, in fatto di scuola.

L’attacco di Fratelli d’Italia
Anche la politica, soprattutto quella più sensibile ai temi eticamente sensibili, non si è fatta attendere. Per il coordinatore dell'esecutivo nazionale di Fratelli d'Italia, Giovanni Donzelli, «la nomina a ministro dell'Istruzione di Fedeli, prima firmataria di un ddl su «introduzione dell'educazione di genere», rappresenta un insulto alla famiglia e alla nostra civiltà, oltre che una grave forzatura in questa fase politica». Anche Fratelli d’Italia si candida a vigilare sull’operato di Fedeli: «Diffidiamo il ministro - ha aggiunto l'esponente di FdI - a intraprendere azioni nella direzione indicata dall'iniziativa di legge. Se lo farà non staremo a guardare e agiremo di conseguenza per impedire la legittimazione della cultura gender».

La gaffe della laurea «taroccata»
I guai per il neoministro non riguardano solo la sua posizione riguardo l’educazione di genere ma anche il proprio curriculum di studi. La denuncia è arrivata da Mario Adinolfi, ex parlamentare e direttore de La Croce: «Valeria Fedeli mente sul proprio titolo di studio, niente male per un neoministro all'Istruzione». In che senso? «Dichiara di essere «laureata in Scienze Sociali», in realtà ha solo ottenuto il diploma alla Scuola per Assistenti sociali Unsas di Milano – si legge sulla bacheca Facebook di Adinolfi -. Complimenti ministro, bel passo d'inizio. Complimenti Paolo Gentiloni: a dirigere scuola e università in Italia mettiamo non solo una che non è laureata, ma una che spaccia per «laurea in Scienze Sociali» un semplice diploma della scuola per assistenti sociali». Il post di Adinolfi diventa virale e quindi caso politico. Nel cercare di replicare, lo staff del ministro ha confermato spiegando che si è trattato di «un infortunio lessicale»: formula con la quale si espone ovviamente alle critiche copiose del web. E proprio sul web – come riporta l’Huffington Post – si trova fatalmente un altro curriculum ufficiale in cui Fedeli si definisce «Laureata in Servizi sociali» senza specificare che si tratta in realtà di un diploma di laurea conseguito all’Unsas. Come inizio non è male, insomma: al «primo giorno di scuola» al governo il neoministro dell’Istruzione si è presa già una nota di demerito sul registro.