11 agosto 2020
Aggiornato 00:00
Resa dei conti in direzione PD

Renzi vuole un «congresso rapido», ma la minoranza è pronta alla battaglia

Nel giorno del giuramento di Paolo Gentiloni nella Direzione del Pd va in scena la resa dei conti. «La realtà è sempre più forte della comunicazione e 33 milioni di italiani hanno mandato un messaggio che così non va proprio, bisogna cambiare con umiltà, cambiare rotta radicalmente» attacca Roberto Speranza.

Matteo Renzi, Segretario del PD
Matteo Renzi, Segretario del PD ANSA

ROMA - Avere domenica prossima il via libera dell'assemblea del Pd alla convocazione anticipata del congresso, per arrivare a eleggere entro marzo il segretario (e quindi candidato premier). E' questa la road map di Matteo Renzi per mettere mano al Pd, ma la minoranza preannuncia battaglia.

Oggi Renzi è arrivato a Roma da Pontassieve per partecipare alla direzione del partito. In un primo momento avrebbe accarezzato l'idea di rimanere a casa, poi ci ha ripensato, ma determinato a non prendere la parola. Poi ha sentito l'attacco di Roberto Speranza, che ha chiesto di «cambiare rotta radicalmente o il Pd muore» e lanciato la sfida al segretario: «Dica con chiarezza se non c'è spazio nel Pd per chi ha votato no. Senza nascondersi dietro agli insulti su Internet e alle manifestazioni organizzate davanti al Nazareno».

Parole che hanno convinto il leader democratico a intervenire per le conclusioni. «Io - ha spiegato Renzi - sono dell'idea che si dovrebbe rispettare lo statuto e domenica l'assemblea dovrebbe decidere se si fa il congresso. Io vorrei farlo ma deciderà l'assemblea». Un congresso, ha spiegato, che dovrà avere come obiettivo le elezioni «imminenti» perché «è evidente che nei prossimi mesi andremo a un passaggio di elezioni politiche, non abbiamo mai paura del confronto con le persone».

Dunque l'ex premier ha in mente tempi brevi. «Domenica - spiega un esponente di vertice del Pd, suo fedelissimo - l'assemblea potrebbe votare un ordine del giorno in cui chiede alla direzione di convocare il congresso. Serve la maggioranza degli aventi diritto. La direzione a quel punto nominerebbe la commissione per il regolamento. Se si vuole si può fare tutto entro marzo».

Un percorso che però vede la contrarietà della minoranza Dem. La sinistra interna non ha i numeri per bloccare l'approvazione di un ordine del giorno da parte dell'assemblea, ma è pronta a dare battaglia. «Il congresso si deve fare - assicura Nico Stumpo - ma le regole devono essere rispettate. Lo statuto dice che viene convocato il congresso anticipato se non c'è più un segretario e non ne viene eletto un altro, dunque Renzi si dovrebbe dimettere. Altrimenti il congresso viene convocato, come previsto, 6 mesi prima della scadenza e cioè il 6 giugno».

Per i renziani le dimissioni non servono e a sostegno di questa tesi esibiscono un tweet del politologo Salvatore Vassallo, secondo cui «non è necessario che Renzi lasci la segreteria per anticipare il congresso se l'assemblea condivide e non elegge un successore». Però, in caso di bisogno, spiega un parlamentare Dem, non si può escludere la possibilità «tecnica» che Renzi si dimetta per far partire la fase congressuale. E in questo caso la minoranza potrebbe, spiega una fonte della sinistra Pd, presentare un proprio candidato all'assemblea, cosa che farebbe allungare i tempi.

Primi colpi di fioretto, tra le righe del regolamento. Ma già adesso, in attesa della «battaglia» vera e propria, nessuno sembra intenzionato a cedere un millimetro di terreno.