17 febbraio 2020
Aggiornato 15:30
«Le posizioni radicali saranno sempre di nicchia»

Parisi vuole la leadership del centrodestra e cerca un nuovo '94

Ripartire dal manifesto del '94 di Berlusconi (di cui non si definisce l'erede) per far ripartire il Centrodestra. Questa la ricetta di Parisi. Che sembra avere pochi punti in comune con il leader della Lega Nord.

ROMA - Ripartire dal manifesto liberale di Berlusconi del '94, la cui «spinta si è persa» per i «troppi interessi e connivenze con lo status quo», e prepararsi a una nuova stagione di «liberalismo popolare» guidata da un centrodestra «unito» senza invidie e gelosie, perché «nessuno vuole portare via nulla agli altri». E'  stato questo, in buona sostanza, il messaggio lanciato da Stefano Parisi, ex manager imprenditore scelto da Berlusconi per rilanciare Fi e ricompattare il centrodestra, in chiusura della due giorni di convention 'Energie per l'Italia' nell'ex spazio industriale Megawatt, zona sud di Milano. Convention che, nella visione di Parisi, dovrà dar vita a una piattaforma elaborata da «comitati» di Energia per l'Italia che dovranno «studiare i problemi, trovare soluzioni e costruire una nuova speranza per il nostro paese». All'appuntamento erano presenti circa un migliaio di persone fra militanti ed esponenti della società civile. Pochi i politici e per lo più di area popolare, come l'ex ministro Maurizio Sacconi.

Critiche a Renzi
Nel suo intervento conclusivo Parisi non ha risparmiato critiche al premier Matteo Renzi, «maestro di furbizie tattiche», che rappresenta «un pericolo per l'economia, non per la democrazia», con «l'inganno degli 80 euro che dovevano far ripartire il paese». Così come Monti le cui manovre di risanamento hanno «ucciso la nostra economia, riducendo gli investimenti e aumentando la spesa corrente. Non abbiamo bisogno di pedagoghi o tecnocrati, ma di politici che prendano in mano la situazione».

Classe politica integra
Secondo Parisi, fondamentale è preparare una «classe politica integra e sistemi di controllo efficaci», e «cambiare il rapporto tra Stato e cittadini. Non si può pensare che siano tutti corruttori o evasori. Bisogna cambiare l'impianto normativo che è basato sul sospetto e che insegue la patologia e non norma il comportamento fisiologico». Con il risultato di creare nuovi organismi di controllo, speso ridondanti. «Ma in Italia a cosa serve l'Autorità Anticorruzione? La nomina viene dal presidente del Consiglio, quindi non so che imparzialità abbia. Ogni giorno dice la sua su una nomina e recentemente si è espressa anche sulla cannabis», ha dichiarato Mr Chili. Altro punto da affrontare è quello dell'autonomia fiscale per rilanciare città come Milano che sono «il motore del paese. Milano deve chiedere autonomia fiscale non mettersi in ginocchio per quattro soldi», ha dichiarato.

No al referendum, no a un'Europa stagnante
Parisi ha poi toccato temi legati alla politica estera e all'Europa. «Ventotene, Maranello, Atene e Bratislava: quattro incontri da cui sono emerse quattro linee diverse. A Maranello cosa si sono detti Renzi e la Merkel? Gli ha fatto vedere solo quanto sono belle le Ferrari o hanno parlato anche di immigrazione?», si è chiesto Parisi. Duro anche l'attacco contro l'Europa, il cui futuro «non può essere ricercato a Ventotene, perché l'Europa di Spinelli forse non c'è mai stata, ma sicuramente non ci sarà più. Diciamo "no" a un' Europa stagnante che non pensa al nostro futuro». Infine un passaggio sul prossimo referendum: «Voto no. Penso che l'Italia possa fare una riforma migliore di questa» e poi non è vero «che in caso di vittoria del "no" ci sarà il caos. C'è sempre la nostra Costituzione e poi ci sarà un centrodestra capace di sostituire Renzi al governo».

Chi strilla non prende voti
Quanto all'enorme sfida di riuscire a far convergere le varie anime del centrodestra sotto un'unica bandiera, Parisi si è detto convinto «che con la scadenza elettorale l'unità di trova». Il riferimento è in particolare a Matteo Salvini, che ha fatto sapere che il suo unico referente in Forza Italia è Silvio Berlusconi. «Quello che conta è ricostruire le fondamenta programmatiche e culturali del centrodestra. Io sono convinto che il centrodestra vince se è unito - ha proseguito Parisi -. Le ragioni dell'unità le abbiamo trovate a Milano e lì il programma l'ho fatto io, eravamo tutti d'accordo». Dal canto suo, Parisi ha dichiarato di non avere fiducia nelle cosiddette «posizioni radicali», come in quelle di Salvini e di Grillo. «Il centrodestra ha perso 10mln di voti, ma non sono andati a chi strilla, a Salvini o a Grillo. Io credo che queste posizioni, le posizioni radicali, non saranno mai maggioritarie, saranno sempre di nicchia» ha concluso Parisi.

L'erede di Silvio?
Il quale non sa ancora - ha dichiarato - se è davvero l'erede di Silvio Berlusconi («lo dirà l'elettore»). Ma è convinto di poter essere una buona alternativa a Matteo Renzi. «L'obiettivo dichiarato - ha aggiunto - non è fare un partitino nel centrodestra, io voglio contribuire alla rigenerazione del centrodestra che ha perso 10 milioni di voti». Quanto al premier, ha risposto alle istanze del manager prestato alla politica con un malcelato scetticismo.  «In bocca al lupo a Parisi. Trovo alcune sue frasi esagerate e superficiali, frutto della necessità di rincorrere i suoi alleati. Ma se Parisi ce la farà mi confronterò con lui». Troppo presto per sbilanciarsi, secondo Renzi, i cui principali avversari - ha dichiarato . rimangono ad oggi Salvini e Di Maio.  

 (Con fonte Askanews)