16 ottobre 2021
Aggiornato 20:00
La denuncia dei grillini

M5S: Il buco nero delle partecipate, i poltronifici dei partiti che pagano i cittadini

Il M5S punta il dito contro le partecipate, bacino di poltrone per il Pd. Si scaglia contro Renzi, il M5S, che nella riforma della PA avrebbe limitato la giurisdizione della Corte dei Conti, organo di controllo delle partecipate

ROMA – Il Movimento 5 Stelle si scaglia ancora contro la casta e punta il dito, stavolta, contro le partecipate, fonte, secondo i grillini, di poltrone per i partiti. 8.000 partecipate, 84 miliardi di debito ai danni dei cittadini che pagano le tasse senza ricevere servizi e «devono mantenere con stipendi d'oro amministratori scelti dai partiti». Il Movimento 5 Stelle – si legge sul blog di Beppe Grillo – quando si trova a governare le città, riscontra «di tutto» dentro questi poltronifici, procedendo alla denuncia alla Corte dei Conti.

Il cambio di giurisdizione delle partecipate
Come spiegano i pentastellati, dopo lo stop del Pd alle elezioni amministrative, Renzi si è preoccupato subito di «boicottare proprio la Corte dei Conti in modo che non scoprano i danni provocati dal Partito democratico nelle partecipate dei Comuni italiani», decidendo di spostare la giurisdizione dei bilanci delle partecipate dalla Corte dei Conti alla giustizia ordinaria: un «modo maldestro di nascondere la polvere sotto il tappetto, ma in questo caso la polvere è una montagna».

I debiti pagati dai cittadini
Le partecipate sono «poltronifici dove vengono piazzati gli ex del partito, pronti a indebitare i bilanci e mai a erogare servizi essenziali o a sistemare le infrastrutture», si legge sul blog. Gli esempi dei pentastellati non mancano: a proposito della voragine sul Lungarno di pochi giorni fa, la municipalizzata che gestisce la rete idrica di Firenze è Publiacqua, «trampolino di lancio e mangiatoia» per diversi esponenti del partito di Renzi.
Le partecipate italiane oggi hanno maturato un debito collettivo che vale 84 miliardi di euro, sono arrivate a perdere un miliardo 200 milioni di euro in anno. Perdite, queste, ripianate dagli enti pubblici partecipanti con la formazione di debiti fuori bilancio, quindi dai cittadini, scrivono i grillini.

Conti in rosso
Secondo l’ultima rilevazione della Corte dei Conti, l’universo degli organismi partecipati dalle pubbliche amministrazioni è costituito da circa 8 mila organismi. Su 5.200 organismi partecipati di cui sono stati analizzati i bilanci dell’esercizio contabile 2012, 1.889 registrano la chiusura dell’esercizio in perdita. Per il 2013 su 4.935 organismi analizzati, 1.612 risultano in rosso. Di questi, 960 sono in perdita in entrambi gli esercizi contabili, con perdite anche oltre i 150 milioni di euro per singole società partecipate totalmente pubbliche, o di circa un miliardo di euro per singoli organismi a partecipazione mista (pubblico/privato). Il controllo da parte della Corte dei Conti ha portato all’apertura di provvedimenti di responsabilità e di risarcimento del danno erariale causato da amministratori disonesti.

Esautorata la Corte dei Conti
Pesante l'accusa dei penstastellati al premier. Per i grillini Renzi, attraverso la riforma della pubblica amministrazione e lo schema di decreto legislativo sulle partecipate, starebbe togliendo ulteriore competenza ai magistrati contabili della Corte dei Conti. Secondo quanto previsto dalle modifiche volute dal premier, «i consigli di amministrazione e sindaci disonesti risponderanno solo al giudice ordinario. Se mai arriveranno davanti al giudice. Perché dovranno essere gli stessi sindaci e amministratori ad attivare un ricorso, in sostanza autodenunciandosi, e anche nel caso dovessero farlo, conosciamo molto bene i tempi della giustizia ordinaria». Quello che secondo i grillini vuole fare il premier è distogliere l’attenzione da tutti quei settori di partecipazione pubblica, andando così anche a ridurre la definizione stessa di danno erariale, definendolo come il danno patrimoniale o non patrimoniale «subito esclusivamente dagli enti partecipanti». Questo significherebbe, per i pentastellati, limitare a pochi casi specifici l’intervento della Corte dei Conti, «cioè solo ai danni subiti dall’azionista pubblico, eclissando definitivamente l’azione risarcitoria per i danni causati alla società partecipata. Per evitare che questo accada, nei prossimi giorni vi dimostreremo come la politica locale e affaristica dei partiti abbia utilizzato le partecipate come bancomat e veri e propri poltronifici».