15 ottobre 2019
Aggiornato 20:30

Bertolaso: Ho convinto Berlusconi a rompere con Salvini, fascista che sputa sul tricolore

L'ex numero uno della Protezione Civile svela i retroscena della scelta di Silvio Berlusconi di puntare su Marchini a Roma invece di appoggiare la Meloni: «Lei inadatta, mentre Salvini vuole la capitale in declino»

ROMA – Da due settimane il centrodestra è spaccato per via dell'affaire romano: Silvio Berlusconi ha scelto di appoggiare Alfio Marchini invece dell'alleata Giorgia Meloni scatenando un caos che da Roma si è allargato inevitabilmente alla situazione nazionale. Sebbene l'idea di una Forza Italia che appoggiasse il «moderato» Marchini non fosse proprio una novità, la scelta dell'ex Cav è stata accolta dalla destra lepenista di Meloni e Salvini come un vero voltafaccia. Berlusconi aveva lanciato la candidatura a Roma di Guido Bertolaso, l'ex numero uno della Protezione Civile, l'«uomo del fare», l'unico adatto per rimettere in sesto la città, per poi fare un passo indietro. A spiegare le motivazioni che hanno portato il leader azzurro a questa scelta è proprio Guido Bertolaso, che, in un'intervista rilasciata a La Repubblica, svela il perché della scelta di Marchini. «Sono stato io a stoppare Berlusconi», esordisce l'ex candidato al Campidoglio.

Bertolaso arranca
La candidatura di Guido Bertolaso sembrava salda fin quando a scendere in campo è il presidente di Fratelli d'Italia, la romana Giorgia Meloni. Bertolaso si trascina per giorni e giorni, spinto dal leader azzurro a non mollare, ma i sondaggi dimostrano il contrario: il candidato avvia una campagna elettorale tra le periferie della città, ma arranca, mentre Berlusconi inizia a fare i conti con la possibilità di fare un buco nell'acqua nella Capitale. La ritirata dell'ex capo della Protezione Civile è sempre più vicina e si palesa la possibilità che Berlusconi convogli le energie di Forza Italia sulla candidata della Garbatella. La naturale conseguenza sarebbe stata che il padre del centrodestra appoggiasse Giorgia Meloni, sorretta dalle idee (e dai voti) di Matteo Salvini. Alfio Marchini, a Roma, non è esattamente l'espressione della destra. La lista civica, lo slogan «lontano dai partiti» e un nonno partigiano gappista sembravano essere validissimi motivi per portare Berlusconi verso il lido Meloni-Salvini.

Forza Italia contro
Come racconta l'ex candidato, era la sera del 20 aprile quando, invitato a cena da Berlusconi, Bertolaso si ritrova davanti a un «plotone di esecuzione» di Forza Italia. Lo «stato maggiore di Fi», alla luce dei sondaggi che vedevano l'ex capo della Protezione Civili in difficoltà, aveva «già convinto Silvio a farmi ritirare e a convergere su Giorgia. Era fatta. Il fronte del Nord - Romani, Toti, Santanché - era al settimo cielo», spiega Bertolaso. Nonostante l'ex Cav avesse fatto una controfferta promettendo a Bertolaso di fare di il city manager della Meloni, l'ormai ex candidato rispondeva: «Voi siete liberi di andare con chi volete, ma non potete chiedermi di sostenere Meloni». Perché? Perché Giorgia è «inadatta» a rivestire il ruolo di sindaco di Roma, dice Bertolaso. E se Berlusconi si preoccupava in quel momento di «perdere la faccia», l'ex capo della Protezione Civile si diceva fermamente convinto di non voler sostenere un Salvini, «la cui ragione sociale è avere una capitale debole, in declino. Un fascista che sputa sul tricolore e sostiene che il presidente Mattarella è un ubriacone».

Una settimana per convincere Silvio
È a quel punto che Berlusconi ha capito e «ha ribaltato il tavolo». La notte del 25 aprile – alla vigilia dell'annuncio del leader di Forza Italia di appoggiare Marchini – Bertolaso accompagna proprio il costruttore romano da Silvio Berlusconi. «Ci ho messo quasi una settimana a convincere Silvio», spiega ancora Bertolaso, perché piuttosto che rompere la coalizione con Salvini e Meloni, Berlusconi preferiva «andare avanti da soli». Da quello che dice l'ex candidato, il leader azzurro avrebbe optato per Marchini quasi controvoglia: «Non lo riteneva all'altezza di risolvere i problemi della città. Al che gli ho garantito: mi metto a disposizione io, gli darò una mano. E lui ha ceduto. Lo ha detto bene ieri: "Con lo charme di Alfio e la concretezza di Guido andremo lontano».

Meloni e Salvini avevano fatto male i conti
Sul perché la Meloni avesse fatto un passo indietro, scendendo in campo e non appoggiando Bertolaso, l'ex candidato ha una sua persona versione: «Meri calcoli di bottega. Non certo per amore di Roma», Giorgia non avrebbe mai accettato che FdI ottenesse meno del 10%. Lei e Salvini «avevano fatto male i conti», dice Bertolaso, che continua: «Pesavano che fossi uno manovrabile, incline a prendere ordini da loro. Ma la mia storia è quella di un uomo che ha saputo resistere a pressioni politiche anche violentissime. Volevano comandare. Non ci sono riusciti. E hanno usato ogni pretesto per ammazzarmi». Adesso Bertolaso si dice «sollevato» e pronto a dare una mano ad Alfio per risollevare la città.