27 giugno 2017
Aggiornato 22:30
Liste «inammissibili»

Elezioni Roma 2016, Fassina escluso. E la sinistra resta senza leader

La sinistra a Roma si ritrova senza candidati dopo l'esclusione delle liste dell'unico esponente in corsa al Campidoglio, Stefano Fassina. Le liste sono state dichiarate inammissibili per irregolarità. Fassina annuncia il ricorso

ROMA – A poco più di ventiquattr'ore dalla scadenza del termine per la presentazione delle candidature a sindaco per i Consigli comunali arrivano le prime notizie di esclusione. A Roma sono le liste di Stefano Fassina, candidato di Sinistra Italiana, a venire estromesse dalla corsa al Campidoglio per irregolarità.

Il ricorso
Il candidato ha annunciato il ricorso: «Abbiamo appreso con stupore che la commissione elettorale ha respinto le nostre liste dalla competizione per Roma – spiega Fassina –. Si tratta di una decisione che, se fosse confermata, altererebbe pesantemente l'esito delle elezioni amministrative nella Capitale. Presentiamo subito ricorso e nelle prossime ore decideremo quali ulteriori iniziative intraprendere». Due le liste che appoggiavano la candidatura dell'esponente di sinistra, una civica e una politica.

Le cause dell'esclusione
La causa dell'esclusione di Fassina dalla corsa al Campidoglio è da riscontrarsi in un duplice problema. I tecnici amministrativi avrebbero dichiarato «inammissibili» le liste del candidato sindaco, quelle per i Municipi prima e le liste civica e la politica (cioè Si-Sel) poi per il Comune. Per quanto concerne la lista civica, pare che – secondo le prime indiscrezioni – mancherebbe la data in cui sono state raccolte le sottoscrizioni. Per la lista politica, invece, il problema sta nel fatto che la commissione elettorale avrebbe ritenuto insufficienti le firme presentate.

La sinistra senza candidato
La sinistra romana si trova, di fatto, catapultata in un vero e proprio incubo: nessun candidato in città a rappresentare le forze della sinistra più radicale. Poche le alternative: da una parte il renziano Roberto Giachetti, portatore di una sinistra non proprio sinistra se sull'onda della politica del segretario del Pd; dall'altra la pentastellata Virginia Raggi: un voto che si classificherebbe, in questo caso, più che politico di disappunto verso il governo Renzi. Esiste una terza via: il non voto, la scheda bianca o qualche scarabocchio sulla scheda elettorale. Insomma, non appoggiare nessuno e far sperare di far sentire il peso dell'assenza.