17 giugno 2019
Aggiornato 09:30
Prima udienza all'Aja

Marò, India: Richiesta di rimpatriare Girone inammissibile

Il Fuciliere Salatore Girone rischia di restare in India senza alcun capo d'accusa per un totale di sette-otto anni

ROMA – La richiesta italiana di far rientrare il marò Salvatore Girone in patria è «inammissibile». Questo si legge nelle Osservazioni scritte dell'India, depositate al Tribunale arbitrale il 26 febbraio scorso e rese pubbliche oggi. Come si legge, «C'è il rischio che Girone non ritorni in India nel caso venisse riconosciuta a Delhi la giurisdizione sul caso». «Sarebbero necessarie assicurazioni in tal senso» dall'Italia, assicurazioni «insufficienti» per ora. All'Aja si apre la prima giornata di udienza davanti al Tribunale arbitrale internazionale sulla richiesta italiana di far rientrare in Italia il marò Salvatore Girone. Il marò è trattenuto in India per tutta la durata del procedimento arbitrale sulla giurisdizione della vicenda che vede Girone e Massimiliano Latorre accusati di aver ucciso, il 15 febbraio 2012, due pescatori indiani al largo del Kerala.

Senza capo d'accusa
La sentenza è attesa tra circa un mese. L'ambasciatore Francesco Azzarello, agente del governo italiano, nell'udienza al Tribunale arbitrale all'Aja, ha affermato che il procedimento arbitrale sul caso potrebbe durare almeno tre o quattro anni: in questo modo, Salvatore Girone rischierebbe di essere detenuto in India «senza alcun capo d'accusa per un totale di sette-otto anni», comportando una «grave violazione dei suoi diritti umani». Alla luce di questo ragionamento – spiega Azzarello – il Fuciliere «deve essere autorizzato a tornare a casa fino alla decisione finale» dell'arbitrato.

Detenzione Girone lede diritti Italia
L'ambasciatore prosegue, soffermandosi sulla gravità della situazione rispetto alla permanenza del marò a Delhi. Salvatore Girone «è costretto a vivere a migliaia di chilometri dalla sua famiglia, con due figli ancora piccoli, privato della sua libertà e dei suoi diritti. Il danno ai suoi diritti riguarda l'Italia, che subisce un pregiudizio grave e irreversibile dal protrarsi della sua detenzione, e dell'esercizio della giurisdizione su un organo dello Stato italiano», spiega ancora Azzarello, che precisa come l'India non abbia «rispettato nemmeno il principio basilare del giusto processo, quello formulare un capo d'accusa».

Italia ha solide motivazioni
Le motivazioni giuridiche spingono il nostro Paese a riporre speranze positive nella soluzione della vicenda. «Non si tratta di essere ottimismi o pessimisti, ma ovviamente l'Italia nutre speranze, basate su solide motivazioni giuridiche e umanitarie, altrimenti non sarebbe venuta. Sarà poi il Tribunale arbitrale a decidere a favore o contro la richiesta italiana e in quali termini», spiega l'ambasciatore.