25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
Dopo l'arresto del vicesegretario della Lega lombarda

L'ennesima sfida per Salvini: l'«operazione trasparenza»

Dopo l'arresto del vicesegretario della Lega lombarda Fabio Rizzi, subito sospeso dal partito, a Matteo Salvini si pone un'altra sfida: quella della trasparenza. Sfida che potrà causare nuovi malumori tra le retroguardie, ma necessaria perché la vecchia storia del 2012 non si ripeta

ROMA - Non si può certo dire che l'abbia presa bene. La notizia dell'arresto di Fabio Rizzi, braccio destro di Roberto Maroni e vicesegretario della Lega lombarda, per Matteo Salvini arriva come uno tsunami. Che giunge, peraltro, nel momento più sbagliato in assoluto: quello in cui ci si prepara per la sfida elettorale nelle principali città italiane. Il leader della Lega, però, ci ha messo poco tempo per decidere il da farsi: e così in serata, una nota comunica la sua decisione: «Per il bene suo, della verità, della Lega e dei cittadini della Lombardia, il consigliere Fabio Rizzi è sospeso dalla Lega Nord».

Le cinque riflessioni di Salvini
Ieri sera, alle 19, il vertice d'emergenza con deputati e senatori del partito, a cui ha partecipato anche Giancarlo Giorgetti: perché è sotto la sua ala che è cresciuta la carriera politica di Rizzi. Ma in realtà, la linea del segretario della Lega Nord era chiara già da un post su Facebook, a cui ha affidato cinque riflessioni. La prima è quella fondamentale: «Chi sbaglia davvero, non merita la Lega», anche se la speranza rimaneva viva nella seconda: «Spero che le accuse si rivelino una bufala». La terza riprendeva la polemica con la magistratura in corso in queste ore: «Spero che alcuni magistrati non siano in campagna elettorale, è accaduto già troppe volte». Nella quarta, si diceva «sicuro che l’eventuale errore di pochi non danneggi il lavoro delle migliaia di persone che ogni giorno mandano avanti benissimo gli ospedali in Lombardia». Infine, l'orgoglio leghista: «Sono orgoglioso di essere il Segretario della Lega».

Lo tsunami
Un po' più ambiguo il messaggio diffuso dal governatore della Lombardia Roberto Maroni via social: «Grazie amici, mi aiutate a superare sconforto e incazzatura, mi spronate a continuare con determinazione nella mia quotidiana battaglia per affermare il valore della legalità e contrastare corrotti, malfattori e cretini di ogni tipo e colore politico». Dietro al ringraziamento, la tensione è tangibile, anche perché in discussione, per molti, c'è proprio la sua poltrona, per ora difesa dal partito. «Dimissioni del governatore? Fantascienza», ha tagliato corto il segretario della Lega lombarda Paolo Grimoldi. Ma la situazione è più difficile di quanto non si pensi. Perché il ricordo degli scandali giudiziari che portarono alla fine della guardia bossiana nel 2012 è ancora vivido, e Salvini ne è consapevole. La sua segreteria si è fin da subito presentata come quella del «cambiamento» e della trasparenza, quella del necessario «rinnovamento» della Lega Nord. Oggi, questo scandalo potrebbe mettere in dubbio tutto ciò. Non è un caso che, secondo il Corriere, il segretario della Lega avrebbe detto ai suoi: «Questa deve essere come minimo l’occasione per un cambio di passo».

Il cambio di passo
E' evidente che tale «cambio di passo» sarà irto di conseguenze. Anche perché c'è chi ricorda che Rizzi, nel 2012, era in prima linea tra i maroniani. E l'«operazione trasparenza» che attende Salvini aggiungerà malumori a malumori, in un partito dove le retroguardie non vedono di buon occhio la linea di rinnovamento impressa dal segretario. Intanto, comunque, è giunto il segnale forte: la sospensione di Rizzi dal partito. Una decisione ben precisa, che non è stata presa in altri casi: come quando lo scorso ottobre l’assessore Massimo Garavaglia fu indagato per turbativa d’asta, o in occasione delle recenti indagini che hanno coinvolto il ligure Edoardo Rixi, fedelissimo di Salvini. Forse, in quei casi a differenza di questo, la fiducia di Salvini verso i suoi non ha traballato. Ma sulla sanità lombarda, il segretario della Lega ha visto, con una certa lucidità politica, gli estremi per dissociarsi, e isolare la «mela marcia». E c'è da scommettere che farà di tutto perché quello tsunami non finisca per travolgere il partito. Vanificando tutti gli sforzi fatti fino ad ora.