3 aprile 2020
Aggiornato 02:30
Condanne a Ozzimo e Caprari del Pd

Mafia Capitale, Orfini: a Roma tagliati rami secchi del Pd, ora rinnovamento in liste

E' arrivata la condanna all'ex assessore Daniele Ozzimo e all'ex consigliere Massimo Caprari, del Pd, nell'ambito del maxi processo di Mafia Capitale. Il commissario romano del Pd Orfini assicura che per le prossime elezioni amministrative si valuterà caso per caso

ROMA - «Abbiamo tagliato i rami secchi, fatto dimettere chi dovevamo, chiesto ad altri di farlo. Abbiamo chiuso 35 circoli territoriali. La questione, dentro casa nostra, l'abbiamo affrontata e risolta. Questo dibattito, sinceramente, è di un anno fa...». Lo afferma Matteo Orfini, presidente del Pd e commissario del partito a Roma, in un colloquio con il Corriere della Sera, dopo la condanna in primo grado, nell'ambito del processo per Mafia Capitale, a due anni e due mesi dell'ex assessore piddino della giunta Marino, Daniele Ozzimo, e quella a due anni e quattro mesi per Massimo Caprari, ex capogruppo in consiglio comunale del Centro democratico.

«Decidiamo caso per caso»
Adesso, per le amministrative, «faremo le liste in maniera consequenziale a come ci siamo comportati finora», assicura Orfini, aggiungendo che per quanto riguarda eventuali ricandidature di consiglieri uscenti «decideremo caso per caso. Abbiamo sottosegretari indagati che sono rimasti al loro posto e ministri che si sono dimessi pur non essendolo. Una cosa è certa: nella composizione del gruppo in Campidoglio ci sarà un profondo rinnovamento».

L'attacco al M5s
Orfini, nel colloquio, attacca anche il M5s sul caso Quarto, per il quale i Movimento si dichiara «parte lesa», così come ha fatto il Pd a Roma. «Ma nel caso nostro - dice Orfini - lo ha deciso un giudice. Per i Cinque Stelle, per ora, lo dicono loro. Di sicuro hanno dimostrato di avere rapporti opachi con la criminalità organizzata. Non solo in Campania, ma anche a Ostia, dove sono arrivati all'assurdo di accusare don Ciotti e la sua associazione 'Libera', coprendosi di ridicolo». E se la formazione di Beppe Grillo ha cacciato il consigliere comunale, conclude, «lo abbiamo fatto anche noi. Solo che, come Pd, non abbiamo mai ignorato il problema. E le decisioni prese dopo Mafia Capitale lo dimostrano».

(con fonte Askanews)

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal