6 luglio 2020
Aggiornato 00:30
Almeno mille i testi citati dalle difese nel filone principale

Mafia Capitale, il Comune di Roma non sarà parte civile nel processo Ozzimo

Il gup Alessandra Boffi non ha ammesso la richiesta dei legali del Campidoglio per un vizio formale rispetto a una determinazione dirigenziale di costituzione in giudizio. Il Comune comunque conserva la facoltà di poter agire in sede civile in caso di condanna degli imputati.

ROMA - Il Comune di Roma Capitale non è stato ammesso come parte civile nel processo in rito abbreviato che vede imputato l'ex assessore alle politiche abitative, Daniele Ozzimo; l'ex capogruppo di Centro democratico; Massimo Caprari; i collaboratori di Luca Odevaine, Gerardo e Tommaso Addeo; e Paolo Solvi, quest'ultimo collaboratore dell'ex presidente del Municipio X.
Il gup Alessandra Boffi non ha ammesso la richiesta dei legali del Campidoglio per un vizio formale rispetto a una determinazione dirigenziale di costituzione in giudizio. Il Comune comunque conserva la facoltà - come hanno precisato i rappresentanti dell'Avvocatura - di poter agire in sede civile in caso di condanna degli imputati.
Il giudice ha respinto anche le istanze di costituzione delle associazioni Assoconsum e Confconsumatori. Sono state invece accolte invece le richieste di Regione Lazio, Ama, Partito Democratico, Camera di Commercio e Cittadinanzattiva. Ozzimo e gli altri sono accusati di corruzione.

Almeno mille i testi citati dalle difese nel filone principale
Sono migliaia le persone inserite nelle liste dei testimoni compilate dai difensori dei 46 imputati finiti a processo nell'ambito del filone principale di 'Mafia Capitale'. Una sequenza di nomi che, nelle prossime ore verrà presumibilmente ridotta dai giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma. I magistrati oggi si pronunceranno sull'ammissione dei testimoni, eliminando quelli chiesti dalle difese ma ritenuti superflui per il giudizio.
Particolarmente corposa è la lista presentata dall'Avvocato Alessandro Diddi (difensore di Salvatore Buzzi) che allo stato conta 282 testimoni. Tra questi, se il colleggio deciderà di ammetterli, saranno chiamati a comparire in aula anche Luciano Casamonica, Gianni Alemanno, Ignazio Marino e il ministro Giuliano Poletti.
In generale, sulle richieste dei difensori, la Procura si è espressa affermando che alcune testimonianze sarebbero irrilevanti o sovrabbondanti. A testimoniare, se il collegio decidesse di accettare le richieste avanzate da alcuni difensori, potrebbero essere anche i prefetti Franco Gabrielli, Giuseppe Pecoraro e Mario Morcone.
Per quanto riguarda la Regione Lazio, oltre a Nicola Zingaretti, potrebbero sedere sul banco dei testimoni anche Maurizio Venafro (ex capo di gabinetto del presidente, già rinviato a giudizio in altro filone della vicenda), Daniele Leodori (presidente del consiglio regionale) e i consiglieri Eugenio Patané e Francesco Storace.

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