22 febbraio 2020
Aggiornato 18:00
Centrodestra allo sbando

Con Renzi o con Salvini, ma Berlusconi da che parte sta?

Proprio quando il governo rischiava di finire di nuovo sotto sulla riforma del Senato, Forza Italia è tornata a votare con la maggioranza. Ma ora il doppio gioco dell'ex Cav ha stufato proprio tutti, compresi i suoi elettori

ROMA – Partiamo dalla fredda cronaca. Da quella che, ieri, doveva essere l'ennesima, stanca, noiosissima giornata di votazioni su una riforma del Senato dall'esito parlamentare ormai scontato. E che, invece, ha improvvisamente offerto la chance alle opposizioni di fare un sonoro sgambetto al governo Renzi, mandando sotto la maggioranza. All'esame c'era un emendamento sullo stato di guerra, ancor più inutile di tutto il resto della riforma, perché verrebbe applicato solo nella remotissima ipotesi in cui l'Italia fosse invasa da parte di una potenza estera. Ebbene, come spesso capita negli inspiegabili tatticismi d'aula, proprio su questo testo si è improvvisamente compattata tutta l'opposizione: dalla sinistra al Movimento 5 stelle. Compresa l'ineffabile minoranza del Partito democratico, che su questa stessa riforma aveva promesso le barricate e invece, come è noto, si è venduta ai renziani per un piatto di lenticchie. Insomma, sulla carta i numeri apparivano sufficientemente solidi da sconfiggere il premier e tutti i suoi. Sulla carta, appunto. Perché, al momento del voto, Forza Italia si è smarcata dal resto delle opposizioni e ha votato insieme alla maggioranza. Salvando così il governo.

Il solito soccorso azzurro
Che si tratti della prosecuzione occulta del patto del Nazareno, o del semplice affetto che paparino Berlusconi prova per il suo figlioletto Renzi, fatto sta che anche questa volta, proprio quando al presidente del Consiglio mancavano i voti, gli azzurri si sono incaricati di recapitargli i loro. Esattamente come, una settimana prima, avevano fatto i transfughi di Denis Verdini: tanto che c'è chi sospetta, non senza una certa logica, che la rottura del senatore toscano sia in realtà una fiction, tutta concordata con il vecchio Silvio. Lo abbiamo già scritto in un'altra occasione: se questa è l'opposizione, cari italiani, preparatevi a subire Matteo Renzi al governo indisturbato per altri vent'anni almeno. Ma qui la questione non riguarda solamente le sorti del bulletto di Firenze, bensì quelle di tutto il centrodestra. Le cui chiavi continuano a rimanere in mano ad un presunto leader che non si capisce bene da che parte stia. Un giorno incontra Matteo Salvini per discutere l'alleanza con la Lega, quello dopo trama con Roberto Maroni per affossare il segretario del Carroccio; un giorno manda Renato Brunetta ad abbaiare insulti contro il Partito democratico, quello dopo lancia il salvagente alla maggioranza. E poi si stupisce se i suoi dieci milioni di ex elettori non credono più in lui, anzi, scappano a gambe levate da Forza Italia. Che senso avrebbe, del resto, votare per un partito che promette di contrastare il premier, se puntualmente si trasforma nella sua stampella ad ogni momento di difficoltà? Sia chiaro: l'abilità di giocare contemporaneamente più partite su più tavoli fa parte delle tattiche spregiudicate proprie di qualsiasi grande leader politico. Ma qui pare piuttosto di avere davanti un ex leader, ormai suonato, incerto e spaesato, che platealmente non sa più che pesci pigliare. Prima toglierà di mezzo la sua ingombrante zavorra, e prima il centrodestra potrà finalmente cominciare la ricerca di un leader alternativo a Matteo Renzi. Quello che gli chiede con insistenza, ormai da anni, una buona metà degli elettori italiani.