9 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
Da domenica al 25 ottobre, poi il giubileo della misericordia

Il Sinodo sulla famiglia inizia tra speranza e polemiche

Due episodi che hanno avuto, nelle ultime ore, una certa rilevanza mediatica hanno confermato, se ce ne fosse stato bisogno, che il sinodo sulla famiglia sta surriscaldando gli animi, in seno alla Chiesa cattolica, su questioni controverse, nel merito e nel metodo, attinenti la famiglia, le sue speranze e le sue spine.

CITTÀ DEL VATICANO - Due episodi che hanno avuto, nelle ultime ore, una certa rilevanza mediatica hanno confermato, se ce ne fosse stato bisogno, che il sinodo sulla famiglia sta surriscaldando gli animi, in seno alla Chiesa cattolica, su questioni controverse, nel merito e nel metodo, attinenti la famiglia, le sue speranze e le sue spine.

Un incontro discusso
Poche ore dopo aver lasciato il suolo degli Stati Uniti, gli avvocati di Kim Davis, l'impiegata di Contea del Kentucky che è andata in prigione per alcuni giorni perché si è rifiutata di rilasciare una licenza di matrimonio a una coppia omosessuale, hanno rivelato che il Papa aveva incontrato la donna incoraggiandola nella sua battaglia. La notizia, inizialmente «non smentita» dalla sala stampa della Santa Sede, è montata, sulle due sponde dell'Atlantico. Fino a che, oggi, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, è intervenuto per precisare che, sì, «il Papa ha incontrato presso la Nunziatura di Washington diverse decine di persone invitate dalla Nunziatura per salutarlo in occasione del suo congedo prima della partenza da Washington per New York City» e «l'unica 'udienza' concessa dal Papa presso la Nunziatura è stata ad un suo antico alunno con la famiglia. Il Papa non è quindi entrato nei dettagli della situazione della signora Davis e il suo incontro con lei non deve essere considerato come un appoggio alla sua posizione in tutti i suoi risvolti particolari e complessi».

Illazioni
In questi giorni, nel frattempo, una trentina di esperti - ecclesiologi, storici, ecumenisti, canonisti ed esperti di pastorale - provenienti da 13 paesi diversi (Argentina, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Filippine, Francia, Germania, Italia, Olanda, Repubblica Democratica del Congo, Spagna e Stati Uniti) si sono riuniti presso la sede della Civiltà cattolica, quindicinale dei gesuiti guidato da padre Antonio Spadaro, testata fedele - come del resto è sempre stato nel corso degli oltre 150 anni della sua storia - alle indicazioni papali. Attorno all'incontro «riservato» sono iniziate a montare illazioni, sui blog, circa il carattere simil-carbonaro di una riunione che avrebbe avuto come obiettivo la battaglia che si aprirà al sinodo. Nulla di tutto questo. «Il tema del seminario - che si è tenuto nell'anniversario dei 50 anni della chiusura del Concilio Vaticano II - è stato 'La riforma e le riforme nella Chiesa'», ha riferito oggi, a conclusione dell'incontro, una nota della rivista. «La questione della Ecclesia semper reformanda è stato sviluppato considerando il rinnovamento richiesto dal Concilio Vaticano II nei suoi aspetti vitali e strutturali, considerando chiaramente anche la dottrina della Chiesa. Oltre alle relazioni, ogni giorno ci sono stati tre momenti di dialogo tra i partecipanti che hanno permesso uno scambio reale e schietto»

Polemiche
Il sinodo sulla famiglia che si è aperto ieri con una messa celebrata dal Papa agita la Chiesa cattolica. Francesco lo sapeva. Ha convocato già l'anno scorso un sinodo straordinario e quest'anno un sinodo ordinario. Due riunioni che radunano in Vaticano per tre settimane (due nel 2014) vescovi di tutto il mondo per discutere di una questione - la famiglia - sulla quale la cattolicità, negli ultimi decenni, aveva dibattuto poco. Tanto più che diversi temi sollevati - le coppie di fatto e l'omosessualità, la comunione ai divorziati risposati e la contraccezione - molto divisivi. Solo nelle ultime settimane, per dire, undici cardinali, tra di essi l'ex presidente Cei Camillo Ruini, hanno mandato alle stampe un libro (Cantagalli editore in Italia, Ignatius Press negli Stati Uniti) per contestare le tesi aperturiste difese, tra gli altri, dal cardinale tedesco Walter Kasper. Il quale, in una recente intervista al Corriere della Sera, ha ribadito la sua idea di concedere la comunione ad alcune coppie di divorziati risposati dopo un percorso penitenziale analogo a quello invalso nelle Chiese ortodosse ed ha affermato che omosessuali «si nasce», idea fortemente contestata dall'ala conservatrice dell'episcopato. Un altro cardinale tedesco, Gerhard Ludwig Mueller, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, ha messo in guardia dal rischio che si ripeta il tipo di discussioni che, nel Cinquecento, dette la stura alla riforma protestante. «Mi aspetto delle discussioni che non siano mediocri, ma basate su una conoscenza profonda della dottrina di Gesù, dell'Antico e del Nuovo Testamento, e sull'autentica interpretazione della Rivelazione da parte del Magistero», ha detto il porporato ad un convegno dei giorni scorsi con lo stesso Ruini e l'ex presidente del Senato Marcello Pera. Il nuovo vescovo di Berlino, Heiner Koch, ha affermato in un'intervista al Corriere della sera che sulla comunione ai divorziati risposati «la vita può superare le regole» e che, sebbene la Chiesa sia contraria alle nozze gay, «ci sono persone omosessuali che si sostengono e si accompagnano anche nella vecchiaia e nella malattia, il che è un valore alto». Nei giorni scorsi è stata consegnata idealmente al Papa una supplica, promossa dal cardinale conservatore statunitense Leo Burke, che ha raccolto oltre 790mila firmatari, che chiede al Papa di pronunciare «una parola chiarificatrice» per dissipare il «generalizzato disorientamento causato dall'eventualità che in seno alla Chiesa si apra una breccia tale da permettere l'adulterio - in seguito all'accesso all'eucaristia di coppie divorziate e risposate civilmente - e perfino una virtuale accettazione delle unioni omosessuali. Tutte pratiche, queste, condannate categoricamente dalla Chiesa come opposte alla legge divina e naturale». Nei mesi scorsi una riunione a porte chiuse di vescovi e teologi tedeschi, francesi e svizzeri ospitata presso la Pontificia università Gregoriana ha sviscerato i temi relativi alla pastorale famigliare mettendo in luce - nell'abstract poi pubblicato - «l'importanza della biografia individuale, delle esperienze e dell'atteggiamento generale sulla vita per la riflessione teologica sul nesso tra dottrina e vita» e suggerendo atteggiamenti misericordiosi verso i divorziati risposati e inclusivi nei confronti delle diverse espressioni della sessualità e della affettività.

Temi che fanno discutere
I temi sul tappeto, insomma, fanno discutere. Il Papa stesso, che l'anno scorso aveva incaricato il cardinale Kasper di una relazione introduttiva che apriva all'ipotesi di concedere l'eucaristia ai divorziati, ha recentemente detto che la comunione «non è l'unica soluzione» né, tanto meno, quello dei divorziati è l'unico tema dell'assise. Di certo due questioni - appunto i divorziati e l'omosessualità - non hanno raggiunto il quorum dei due terzi, all'assemblea dell'ottobre del 2014, pur raggiungendo una maggioranza assoluta di voti a favore di soluzioni misericordiose. Probabilmente per rendere più concreta la discussione, seguendo lo spirito di collegialità inaugurato dal Concilio vaticano II e rilanciato dal Papa argentino, il sinodo di quest'anno apporta alcune innovazioni di metodo: più spazio alle discussioni nei «circuli minores», i gruppi ristretti di lavoro suddivisi su base linguistica, rispetto ai sinodi del passato che prevedevano maggiore tempo per il dibattito in assemblea. Una commissione di dieci padri sinodali, con personalità disparate (c'è il cardinale conservatore Peter Erdo, c'è il vescovo progressista Bruno Forte) supervisionerà i lavori. Il Papa vuole stimolare una autentica riflessione spirituale. Non vuole però spaccature. «Il sinodo non è un congresso di partito né una gara sportiva», ammonisce oggi dalle colonne dell'Osservatore Romano il cardinale bergogliano Gualtiero Bassetti. Non sarà comunque il sinodo a dire l'ultima parola. Il Papa sarà sempre presente, ascolterà molto, parlerà poco. Alla fine prevedibilmente si voterà. Ma sarà il Pontefice, in definitiva, a esprimersi, tipicamente con una esortazione apostolica che vedrà la luce mesi dopo la conclusione del sinodo. E durante, se non alla fine, del giubileo (otto dicembre 2014 - 20 novembre 2015) che, proprio per rimarcare una precisa idea di Chiesa (e inviare un messaggio ai campioni del rigorismo cattolico), Francesco ha voluto dedicare al tema della misericordia.

Turbolenze 
Di certo, come ha rilevato oggi in un briefing di presentazione il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del sinodo, il dibattito c'è. A chi domandava conto delle polemiche in seno alla Chiesa e delle dissonanti prese di posizione di questi giorni e dei mesi passati «il Papa - ha risposto il porporato toscano - ha invitato a discutere con parresia, quindi apertura, nell'ambito ecclesiale e anche fuori, pertanto non è sorprendente che ci siano dichiarazioni, contrastanti magari, che sottolineano un aspetto o un altro: era già previsto, è un po conciliare, io ricordo che (al tempo del Concilio vaticano II, ndr.) apertamente si prendevano posizioni divergenti, poi se si è arrivati tutti a una buona conclusione, vuol dire che sono arrivati a un consenso tanto che i documenti sono stati approvati. Non è strano; su giornali, libri, nel periodo tra questo Sinodo e quello dell'anno scorso ci sono stati molti studi, simposi nelle università, conferenze, e siamo lieti di questo. Chiaro che può apparire una turbolenza su alcuni temi, ma siamo nel mare quindi c'è anche qualche turbolenza».

(con fonte Askanews)