26 maggio 2020
Aggiornato 05:00
Buona Scuola a regime in tre anni

Giannini: «Nessuna deportazione di docenti, con la riforma meno mobilità»

«Francamente chiamarla deportazione mi sembra eccessivo»: così il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini risponde a chi, in relazione alla mobilità di parte degli insegnanti che scaturisce dalla riforma della scuola, ha definito gli insegnanti «deportati»

ROMA (askanews) - Insegnanti «deportati»? «Ho grande rispetto per la storia e per le parole, questo termine credo sia stato utilizzato in maniera inopportuna e inaccettabile. La mobilità nel pubblico impiego, anche nel mondo della scuola, è un dato storico e questa legge non la incrementa, anzi nel tempo diminuirà. Si tratta di una mobilità fisiologica nei numeri stabiliti: è il 15% su un totale di 100 mila persone. Francamente chiamarla deportazione mi sembra eccessivo». Lo afferma il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, in una intervista al Messaggero.

Ci vorranno tre anni
E per i precari aggiunge che il problema «non si risolve con un clic. Noi questo tema lo abbiamo affrontato e siamo in via di soluzione. Ci vorranno tre anni, la legge lo dice chiaramente. I trentasei mesi sono l'unità di misura ultima per poter concedere supplenze sui posti vacanti, la norma recepisce una sentenza della Corte di giustizia europea. Tre anni sono tanti o pochi nel ciclo di istruzione di un Paese? Pochi, direi». E aggiunge: «Abbiamo un obiettivo ambizioso: andremo nelle scuole per educare all'impresa. I due nemici di un ministro dell'Istruzione sono l'ignoranza e la disoccupazione giovanile. Non è solo un problema di Poletti, è anche mio perché frutto della crescente separazione tra le competenze che la scuola da e la domanda che cambia più velocemente». 

Processi lunghi
«In tre anni la riforma sarà a pieno regime», e «non è come nel jobs act, dove basta cambiare la tipologia del contratto di lavoro e da quel momento tutti hanno quella nuova opportunità. Qui si tratta di processi che, salvo iniziative molte specifiche come la scuola-lavoro, richiedono alcuni anni per andare a regime. Chi entra oggi nel mondo della scuola trova un contesto flessibile, adeguato al cambiamento. Un'istruzione solida e al tempo stesso adattabile», ha continuato il ministro dell'istruzione Stefania Giannini, in una intervista al Messaggero.

Studenti in scuola migliore
E aggiunge: «Io sulla questione delle riforme divento un po' aggressiva: 4 miliardi di euro rappresentano il capitolo della legge di stabilità più consistente rispetto alla legge di un anno fa. Dal 2009 al 2012 si sono persi 70 mila insegnanti, adesso ci sono le nuove assunzioni: la scuola la fanno i soldi ma anche i professori. Se assumiamo 100 mila persone e facciamo un nuovo concorso che ne rimette in cattedra 70 mila, bene, per me questo è un buon lavoro». Inoltre i 500 euro di bonus per gli insegnanti, destinati all'aggiornamento, «arriveranno già quest'anno. Abbiamo stanziato oltre 200 milioni e sono subito disponibili». Aumenti di stipendio? «Per questo c'è il ministro Madia. Noi siamo pronti, la scuola parte già con un piede avanti. Abbiamo messo denaro e cambiato le regole. Se sul fronte degli stipendi si riapre la partita, noi ci siamo». Al Quotidiano nazionale il ministro Giannini, in una intervista, ha spiegato: «Ho passato un anno talmente complicato che posso solo migliorare. Penso che gli studenti entrino in una scuola potenzialmente migliore e adeguata al cambiamento, potendo imparare che cosa significhi un'istruzione solida e al tempo stesso adattabile».

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