18 agosto 2019
Aggiornato 08:30
Il «ras delle cooperative» cerca il patteggiamento

Legale di Buzzi: «Collabora ed è pentito»

L'avvocato Alessandro Diddi, per ottenere il patteggiamento e la pena di tre anni e nove mesi per il suo assistito ha presentato un'istanza in cui si legge che Salvatore Buzzi avrebbe un atteggiamento «totalmente collaborativo» e che «il pericolo di reiterazione deve ritenersi cessato»

ROMA (askanews) - Salvatore Buzzi ha un «atteggiamento totalmente collaborativo» frutto di una «revisione interiore del proprio recente vissuto». Si legge così in un passo dell'istanza presentata dal difensore del cosiddetto 'ras delle cooperative', l'avvocato Alessandro Diddi, per ottenere il patteggiamento e la pena di tre anni e nove mesi per il suo assistito. Il penalista in un documento denso di allegati e lungo otto pagine spiega poi che «l'ampia collaborazione prestata agli inquirenti e la piena ammissione delle proprie responsabilità» è confermata dal fatto che Buzzi ha inviato anche una lettera al Santo Padre. Insomma non è la lunga carcerazione subita, dal 2 dicembre ad oggi per l'inchiesta 'Mafia Capitale', ma un «percorso spirituale» quello che fa rinnovare in favore di Buzzi la richiesta di definire la condanna da scontare.

«Pericolo reiterazione cessato»
Il periodo di detenzione nel carcere nuorese di Badu e Carros ha certamente pesato. In ogni caso il penalista sottolinea come per Buzzi «il pericolo di reiterazione deve ritenersi cessato soprattutto non potendo apparire né concreto né attuale che, anche in ragione del clamore che le sue dichiarazioni hanno suscitato nell'opinione pubblica, possa, tornando in libertà, interagire con organi e funzionari della pubblica amministrazione». Il riferimento del legale lungo tutto il documento è alle dichiarazioni rese del suo assistito che potrebbero portare a nuovi sviluppi dell'inchiesta anche se da diverse settimane si registrano nuove denunce a carico di Buzzi.

Mafia Capitale morta e sepolta?
Tra gli allegati ora all'attenzione degli inquirenti c'è anche un'intervista rilasciata dall'assessore alla Legalità del Comune di Roma Alfonso Sabella che aveva spiegato come il fenomeno di Mafia Capitale fosse da ritenere «morto e sepolto». Inoltre si fa riferimento anche all'intervento del prefetto Gabrielli ed alle «mutate condizioni politiche dell'amministrazione comunale di Roma».