31 maggio 2020
Aggiornato 02:30
C'è vita oltre Matteo Renzi

Salvini e Berlusconi, insieme, possono ancora vincere

Lo si è visto in quest'ultima tornata elettorale: dove il centrodestra corre unito, è capace di sconfiggere il Partito democratico. Ma prima bisogna trovare quel federatore che possa riunire sotto lo stesso tetto la fu Casa delle libertà

ROMA – Più ancora dei Comuni a 5 stelle, più ancora della batosta a Renzi, la vera notizia di questa tornata di elezioni amministrative è che il centrodestra è ancora vivo. Ad ammazzarlo non sono bastate le lusinghe del premier al suo elettorato, i guai politici e non di Berlusconi, le guerre interne tra Salvini e Alfano. I candidati della fu Casa delle libertà sono riusciti ad espugnare Comuni e Regioni tradizionalmente rossi come la Liguria o Venezia e perfino a fare lo sgambetto alla ministra da copertina Maria Elena Boschi nella sua Arezzo. Laddove sono arrivati al ballottaggio, hanno quasi sempre vinto. Spesso attirandosi anche i voti di una parte degli elettori del Movimento 5 stelle che, pur di dare una lezione a Renzi, nel segreto dell'urna non si sono vergognati perfino di fare la croce su Forza Italia.

L'unione fa la forza
Il centrodestra può ancora vincere, insomma, ma solo se è unito. Una verità che gli elettori sembrano aver compreso prima dei partiti. Anche nei Comuni in cui Fi e la Lega si sono presentati divisi al primo turno (come Venezia, appunto), ai ballottaggi, con o senza apparentamenti ufficiali, i loro due elettorati si sono fusi senza colpo ferire. È questa la più grande forza dello schieramento, al di là di tutte le distanze programmatiche o ideali che si sono venute a creare in questi anni: un leghista, se non trova il suo simbolo sulla scheda, non ci pensa due volte ad appoggiare i berlusconiani; un sinistroide alla Landini, al contrario, non voterà Pd manco sotto tortura, piuttosto starà a casa o addirittura confluirà sui 5 stelle. Dopo tanta ammuina, forse anche i leader se ne sono accorti: «Ho in programma un incontro con Berlusconi – ha finalmente aperto Salvini a Otto e mezzo – per capire se possiamo ragionare assieme ad esempio sull’Europa. Ci stiamo preparando per un governo alternativo, vediamo se Berlusconi è interessato alle nostre proposte».

In cerca di un leader
Certo, la strada del centrodestra verso le prossime elezioni non è in discesa: ci sono almeno due problemi da risolvere, e grossi. Il primo riguarda la ricerca di un federatore capace di rimettere insieme la coalizione. Berlusconi è ormai decotto; Salvini sta iniziando a studiare da statista, sostituendo agli slogan polemici le prime proposte moderate, ma ancora non riesce a sfondare al Sud; su Alfano stendiamo un velo pietoso. Il secondo deriva dal meccanismo stesso della nuova legge elettorale: attribuendo il premio di maggioranza alla lista, invece che alla coalizione, l'Italicum favorisce i partiti più forti (come il Pd), anche se solitari, a scapito dei gruppi che pure, sommati, potrebbero prendere più voti. L'escamotage sarebbe quello di presentare Forza Italia, Lega e Ncd tutti insieme in un'unica lista ma, anche ammesso che questo esperimento non crei un'immediata implosione stile antimateria, sarebbe comunque rischioso non proporre all'elettorato i simboli che conosce da anni.

Il fallimento del progetto Verdini
Ma questi problemi c'è tempo per risolverli. Intanto, la resurrezione del centrodestra alle elezioni amministrative produrrà un primo effetto immediato: ostacolare il progetto di soccorso azzurro di Verdini al governo. Quel manipolo di parlamentari pronto ad abbandonare la nave che affondava, ora che si è reso conto che in realtà sta a galla e veleggia potrebbe ripensarci. Se il loro obiettivo era saltare sul carro del vincitore, dopo il voto non sono più tanto sicuri che quel carro lo guidi ancora Matteo Renzi.

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