28 febbraio 2024
Aggiornato 00:30
I grillini chiedono dimissioni di Orfini

Per il M5s «o è cretino o è colluso»

Con la seconda tornata di arresti su Roma per Mafia capitale si riaccende lo scontro tra pentastellati e Pd. Il M5s chiede che Orfini lasci la carica di presidente del partito e di commissario su Roma, ma il democratico risponde: Di Battista è «l'idolo dei clan di Ostia»

ROMA - Il secondo round di arresti dell'operazione «Mondo di mezzo» riapre il conflitto acceso e mai sopito tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico. Uno scambio di accuse duro e aspro tra il vicepresidente della Camera grillino Luigi Di Maio ed il presidente del Pd Matteo Orfini finisce con la querela del primo ai danni del democratico. Il gesto legale arriva in seguito alle parole del presidente del Pd che all'indomani dell'esito dell'operazione portata avanti dalla Procura di Roma accusava il pentastellato Alessandro Di Battista di essere «l'idolo dei clan di Ostia».

Orfini: Di Battista idolo dei clan di Ostia
Parole pesanti e infamanti, quelle del democratico e commissario straordinario del Pd a Roma, che hanno riscosso le immediate dure reazioni del M5s. Le parole vengono ribadite anche in un'intervista rilasciata a La Repubblica, in cui il presidente del Pd si difende dalle accuse del M5s che invita con forza a fare pulizia in casa Pd, accusando Di Battista: «Segnalo all'onorevole Alessandro Di Battista, che muove questo attacco, che è lui l'idolo dei clan di Ostia, i quali ne condividono ripetutamente le dichiarazioni». E Orfini continua affermando che la colpa non è di certo del deputato grillino se il leader del M5s, Beppe Grillo, continua ad affermare che «la mafia non esiste» e continua a chiedere «l'allontanamento del sindaco Marino che la mafia combatte, aiuta ad incorrere in queste situazioni spiacevoli».

Lombardi: Orfini o cretino o colluso
Quella del commissario straordinario del Ps a Roma è stata, però, la risposta alle reazioni del Movimento 5 Stelle, che all'alba della nuova tornata di arresti nella Capitale, oltre a chiedere insistentemente – come era già avvenuto sei mesi fa – che il primo cittadino dell'Urbe lasciasse la poltrona, ha puntato il dito contro un Partito democratico incapace di gestire i suoi e di garantire la trasparenza della politica interna al gruppo. Una delegazione di pentastellati, in conferenza stampa a Montecitorio, hanno chiesto, quindi, non soltanto le dimissioni di Marino, ma anche quelle di Orfini. «O è cretino o è colluso», urla la grillina Roberta Lombardi, che continua la denuncia del presidente del Pd affermando che Orfini non ha la «dignità politica di restare a fare il presidente del Pd romano, né per dare lezioni di legalità a chicchessia».

Le accuse di Di Maio
Il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, rincara la dose quando inveisce contro i 'pezzi grossi' del Partito democratico, «nel Pd c'è un gruppo dirigente pericoloso per le casse dello Stato e per i cittadini», afferma il vicepresidente della Camera, che continua elogiando il Movimento, con «zero indagati e zero condannati». Come spiega Luigi Di Maio, per Renzi è finita l'epoca del «non sono stato io», alla luce delle indagini. Dall'inizio del mandato da segretario del Partito democratico, dati alla mano, ci sono stati «50 indagati tra indagati e arrestati. La verità è che li ricandidano e proteggono», afferma Di Maio. Qualche giorno fa, in un talk show, Orfini sosteneva l'integrità del Partito democratico, «come ti permetti di dire che il Pd è coinvolto?», urlava al vicepresidente della Camera. Oggi la risposta è chiara: sì, «il Pd è coinvolto fino alla testa». E sono i documenti a parlare.