24 giugno 2019
Aggiornato 16:00
Regionali 2015

Corsa a 5 nelle Marche, centrosinistra prova archiviare Spacca

E lui tenta il terzo mandato affidandosi a centristi e Forza Italia. A supporto di Francesco Acquaroli (Fdi), sicuramente inedito l'asse Fdi-An e Lega e sulla cui durata puntano gli stessi big Giorgia Meloni e Matteo Salvini

ANCONA (askanews) - Due coalizioni maggiori e poi M5s, il binomio FdI e Lega ed una lista «Altre Marche-Sinistra Unita», sostenuta da Sel. Nelle Marche la corsa per la Presidenza della Regione è a 5 e,dopo che tutti hanno sparato le ultime cartucce, quanti sceglieranno di andare a votare - trasversali gli appelli a farlo - sono chiamati a meditare su quanto gli osservatori sottolineano dalle prime battute della campagna, ossia che benché la competizione vera sia a 2 ad attrarre è la possibilità di un 'nuovo modello' di governo.

Ha provato a delinearlo la coalizione di centrosinistra guidata dall'ex sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli, nella quale sono confluiti Pd e Udc (insieme con i Popolari per le Marche) e la lista 'Uniti per le Marche' composta da esponenti di Verdi, Socialisti, Idv. Una composizione sulla quale crede il premier Matteo Renzi che ha parlato di «scommessa sicura» intervenenendo ad Ancona per la chiusura della campagna e tacciando di eccessivo attaccamento alla poltrona il Governatore in carica, passato sotto un'altra bandiera.

Si tratta dello squadrone dell'ex governatore, alla ricerca del terzo mandato, Gian Mario Spacca (che ha rotto con il Pd proprio per l'indisponibilità a ricandidarlo ancora) in corsa con l'inedita alleanza Marche 2020 che vede affiancati Ap, FI e lo scudocrociato della Democrazia Cristiana. Un gruppo che ha ottenuto il placet di Angelino Alfano e Gaetano Quagliariello che definisce il 'modello Marche' il laboratorio di una nuova alternativa alla sinistra e lo stesso Silvio Berlusconi che ha parlato di «modello nazionale».

A supporto di Francesco Acquaroli (Fdi), sicuramente inedito l'asse Fdi-An e Lega e sulla cui durata puntano gli stessi big Giorgia Meloni e Matteo Salvini, tra i più presenzialisti benché spesso contestato. Molto attivi e sanguigni in ogni incontro pubblico i 5 Stelle, con Gianni Maggi e meno urlante ma forte dell'appoggio di Nichi Vendola il quinto candidato, Edoardo Mentrasti, di Altre Marche-Sinistra Unita.