23 febbraio 2020
Aggiornato 10:30
(S)profondo azzurro

Forza Italia, primarie o muerte!

Berlusconi sostiene di essere «fuori dalla politica». Eppure tiene congelata una fetta, sempre più minoritaria ma comunque consistente, dell'elettorato moderato. O trova subito il suo successore, oppure il centrodestra morirà salviniano

ROMA – Matteo Salvini sembra l'unico a ricordarsi che tra due weekend si vota per le elezioni regionali. E non ci riferiamo solo all'universo mediatico, dove il leader della Lega è effettivamente rimasto solo contro la narrazione renziana a reti unificate. La distanza massima la si vede sul fronte della campagna elettorale vecchio stile: quella fatta nelle strade, nelle piazze, impolverandosi le scarpe. Nessuno come Salvini, accompagnato dalle iconiche polo con il nome della città (versione estiva delle più classiche felpe), sta battendo palmo a palmo i territori dove si voterà, a costo di essere accolto da lanci di uova e di ortaggi. Proprio nessuno: né l'altro Matteo, confinato a Palazzo Chigi; né Berlusconi, che preferisce gli interventi telefonici; né tantomeno Grillo, che le piazze dove è nato il suo Movimento sembra averle rinnegate.

C'erano una volta i berlusconiani
Non stupisce, dunque, che la Lega Nord sia l'unica lista del centrodestra in crescita. Anche tenendo conto della nota imprecisione dei sondaggisti, la dimostrazione plastica l'abbiamo avuta appena una settimana fa in Trentino Alto Adige, dove il Carroccio è diventato la seconda lista con il 13%, mentre Forza Italia languiva ad uno squallido 4%. Qualcosa non torna. Possibile che quello che tradizionalmente si definiva come il popolo dei moderati, e che nel nostro Paese è sempre stato maggioranza, più o meno silenziosa, sia diventato di colpo tutto leghista? Certo, in parte la forza attrattiva della nuova e vincente Democrazia renziana ha eroso l'ala di centro del vecchio Pdl. L'ala di destra è stata convinta dallo stesso Salvini, che le ha riproposto tutti quei temi tradizionalmente berlusconiani ma dimenticati nel tempo dal loro originale promotore: tasse, pensioni, sicurezza. E gli altri? Sono andati ad ingrossare le file dell'astensionismo, orfani tanto dei temi quanto della capacità attrattiva. In altre parole, orfani di un leader.

Elettori in cerca d'autore
Per quanto affascinanti possano essere i continui maquillage del marchio (da Pdl a Forza Italia a Repubblicani), infatti, in politica un popolo senza leader è solo un insieme di elettori in ordine sparso, incapaci di contare e di contarsi. Ma un leader non si crea da un giorno all'altro, né per discendenza dinastica e nemmeno per investitura. Il più grande errore strategico di Berlusconi è stato proprio quello di non averne allevato uno, almeno uno dotato di quid. Né suoi potenziali successori in Forza Italia, dal canto loro, hanno tirato fuori il coraggio di commettere il parricidio. Le rare volte in cui ci hanno provato hanno finito per partorire solo progetti pasticciati e di ripicca, come quello di Fitto in Puglia. E i tentativi nati fuori dal partito, quelli dei Passera e dei Samorì per intenderci, non si sono mai scrollati di dosso quella patina di velleitarietà. Così, in assenza di un Renzi di destra (ammesso e non concesso che il Renzi originale sia di sinistra), una quota sempre più minoritaria ma ancora consistente dell'elettorato continua a restare congelata da un Berlusconi in continua caduta, non solo sui palchi. «Sono ormai fuori dalla politica – ha sparato ieri il Cav in comizio a Saronno, facendo però subito dietrofront – Ma ho grande senso di responsabilità».

La Mara verità
Se è vero quello che afferma, Berlusconi metta a frutto questo suo senso di responsabilità promuovendo l'unica soluzione per evitare il disastro totale. In altre parole, questo leader che non c'è, e di cui il centrodestra ha disperato bisogno, lo identifichi con il solo strumento efficace: le primarie (come insegna proprio la fulminante ascesa renziana). Chi ne uscirà vincente è difficile dirlo. Ma qualche candidato non del tutto campato in aria, a ben guardare, c'è. Un esempio? Mara Carfagna. È giovane, è donna, è esperta, è preparata, buca il video. E, non a caso, chiede a gran voce le primarie.