2 agosto 2021
Aggiornato 07:30
Parla il fondatore della Lega 2.0.

Maroni: «Prima di tutto, la Lega. Poi, Silvio Berlusconi»

"Noi al simbolo non possiamo rinunciare. E poi con Silvio c'è un problema: deve capire che è arrivato il momento di passare la mano, che con Renzi lui non può competere", dichiara Roberto Maroni, governatore della Lombardia.

MILANO - «Noi ci potremmo stare solo se la lista unica di centrodestra si chiamasse Lega Italia. Parlo a titolo personale e lo dico quasi per gioco. Ma noi al simbolo non possiamo rinunciare. E poi con Silvio c'è un altro problema: deve capire che è arrivato il momento di passare la mano, che con Renzi lui non può competere. Convochi gli stati generali del centrodestra, investa su una nuova leadership. Sia lui a guidare, e non a subire, la successione». Roberto Maroni, fondatore della Lega 2.0 e governatore in Lombardia con una maggioranza da Ncd a Salvini, per ora alza le spalle davanti al partito unico Repubblicano di centrodestra prospettato da Silvio Berlusconi come futuro necessario di Forza Italia con l'Italicum

La Lega non rinuncia né alla sua identità né al suo simbolo
«La Lega - ha detto Maroni intervistato da 'la Repubblica' - è un partito indentitario, per noi l'appartenenza viene prima della convenienza. Chiederci di rinunciare al nostro simbolo è come chiedere a un interista di diventare milanista, o viceversa.In ogni caso la proposta di Berlusconi è fuori tempo massimo». Senza timore che il suo "no" a Berlusconi possa avere conseguenze sugli equilibri politici nella sua Lombardia. «Non penso. In Regione la maggioranza è solida e comprende tutto il vecchio centrodestra. Io lavoro perché questa colazione si consolidi e vinca l'anno prossimo a Milano. Se prevarranno gli altri per noi governare diventerà complicatissimo: il sindaco metropolitano rappresenterà quasi la metà dei lombardi».