23 febbraio 2020
Aggiornato 11:30
Il premier replica alle accuse delle opposizioni

Renzi: «L'Italia finalmente corre, e noi non ci fermiamo»

"Fermarsi oggi" sulla legge elettorale "significherebbe consegnare l'intera classe politica alla palude e dire che anche noi siamo uguali a tutti quelli che in questi anni si sono fermati prima del traguardo. Ma no, noi non siamo così": argomenta Matteo Renzi.

Roma (askanews) - «Fermarsi oggi" sulla legge elettorale "significherebbe consegnare l'intera classe politica alla palude e dire che anche noi siamo uguali a tutti quelli che in questi anni si sono fermati prima del traguardo. Ma no, noi non siamo così».Matteo Renzi interviene ancora su Facebook, stavolta sulla legge elettorale, per ribadire che non si fermerà.

Renzi: Non ci fermeremo
«Da anni diciamo che è una priorità cambiare la legge elettorale», e il Pd - ricorda Renzi - «ne ha discusso durante le primarie, in assemblea nazionale, in direzione, ai gruppi parlamentari, ovunque. La proposta, che è stata sempre votata a stragrande maggioranza, è stata approvata anche dal resto della maggioranza e dai senatori di Forza Italia». Dunque «è tempo di decidere: avanti, su tutto. Può piacere o meno, ma dopo anni di immobilismo l'Italia si è rimessa a correre. E noi ci siamo, pronti ad ascoltare tutti, ma senza farci fermare da nessuno». Lo scrive il premier e segretario Pd, Matteo Renzi, in un post sul suo profilo Facebook dal titolo "Avanti su tutto». «Ci hanno insegnato che quando si vota all'interno di una comunità si rispettano le decisioni prese assieme. Chi grida oggi allo scandalo perché alcuni deputati sono sostituiti in Commissione dovrebbe ricordare che questo è non solo normale ma addirittura necessario se crediamo ai valori democratici del rispetto della maggioranza». Lo scrive Matteo Renzi sul suo profilo Facebook, replicando alle polemiche sulla sostituzione dei dissidenti Dem in commissione Affari costituzionali. «Si chiama democrazia quella in cui si approvano le leggi volute dalla maggioranza, non quella in cui vincono i blocchi imposto dalle minoranze", aggiunge il premier e segretario Pd.

Orfini: Nessuna dittatura, sono le regole della maggioranza
Gli esponenti della minoranza Pd «usano toni più duri dei leader delle opposizioni. Sono incomprensibili». Lo afferma Matteo Orfini, presidente del Pd, in una intervista a Repubblica sulla legge elettorale. «Io ho ascoltato Cuperlo - ricorda - dire in assemblea che qualora i parlamentari non se la fossero sentita di rispettare la linea di maggioranza, non avrebbero chiesto la sostituzione ma l'avrebbero ritenuta legittima. Io, Bersani, Cuperlo e altri abbiamo contribuito a cambiare il testo. L'ottanta per cento delle richieste della minoranza è stato accolto. Si è votato in direzione e al gruppo, ora il partito applica quanto scelto. In commissione e in Aula». Orfini ammette che la sostituzione di massa degli esponenti della minoranza in commissione Affari Costituzionali alla Camera sia «senza precedenti» ma sottolinea «è senza precedenti anche il fatto che in dieci abbiano detto di non voler riconoscere l'esito della discussione. Come si fa a immaginare di far prendere al gruppo la propria posizione personale e minoritaria? Questa è la negazione del principio democratico che regola un partito. Non c'era altra strada, quindi. Fossi stato in Bersani, Cuperlo e Bindi avrei riconosciuto l'esito della discussione o chiesto la sostituzione. Ma sa qual è la vera domanda. Se in una situazione come questa non si rispetta l'esito di una discussione, allora come si decide in un partito? Non può valere il principio della dittatura della minoranza, né è possibile riconoscere loro un potere di veto. Lo dice uno che su molte cose è in minoranza...». Quanto alla fiducia, Orfini osserva: «Non so, io credo che non servirà metterla. Spero che prevalga il buon senso e si rispettino le decisioni prese assieme. La fiducia sarebbe una sconfitta per tutti. Soprattutto per il Pd. Io lavorerò affinché non sia necessaria».