19 giugno 2021
Aggiornato 04:30
Il leader della Lega accusa il social network di essere ipocrita

Salvini scrive «zingari»? Facebook lo sospende

Saracinesca calata per 24 ore sulla pagina facebook di Matteo Salvini. A rivelare l'accaduto è lo stesso leader della Lega, che, a Radio Padania, confessa di essere stato bloccato dal «Grande Fratello Zuckerberg» per aver utilizzato l'espressione «zingari». Un termine, ha detto, «che usava anche mia nonna»

ROMA - Hanno fatto scalpore le parole di Salvini, secondo cui i campi rom andrebbero «rasi al suolo». Sono risuonate addirittura tra i Sacri Palazzi, immediatamente dissociatisi dall'espressione incriminata, mentre la presidente della Camera Laura Boldrini definiva i termini usati dal leader della Lega «inquietanti». Ora, però, la censura arriva addirittura da Facebook: è stato lo stesso Matteo milanese a raccontare, su Radio Padania, di come il social network lo abbia oscurato 24 ore per aver utilizzato la parola «zingari», che, puntualizza, «usava anche mia nonna»

SALVINI: IPOCRITA LA CENSURA, IPOCRITA L'ITALIA - «Ipocrita», è stata la sua risposta. Ipocrita l'Italia e ipocrita facebook per la decisione di sospendere il suo profilo. Ma, anzichè fare marcia indietro, Salvini ha confermato tutte le sue valutazioni, anche quelle che tanto hanno fatto scalpore: «Se andiamo al governo, mando il preavviso di sfratto e poi rado al suolo tutto», ha ribadito infatti, sempre su Radio Padania. Il segretario della Lega ha aggiunto anche di «pensare a quelle migliaia di minorenni costretti a rubare e a fare gli accattoni, che dovrebbero essere sottratti ai genitori. Mi chiedo dove sono gli assistenti sociali? Li manderei nei campi rom prima di chiuderli».

COME FUNZIONA LA CENSURA SU FB? - Ma come funziona la censura su facebook? Esistono agenzie delegate al lavoro di analisi e moderazione dei contenuti (oltre alla possibilità di segnalazione di altri utenti). L’argomento ha avuto particolare risalto nel settembre 2012 a seguito della rimozione di una vignetta del New Yorker, rivista americana, in cui erano raffigurati Adamo e Eva. Quest’ultima era a seno scoperto. Il caso, proprio per questo motivo, è stato soprannominato «Nipplegate» (da capezzolo). L’applicazione rigida di una delle regole sulla censura, non è permessa nessuna nudità, è stata però percepita come esagerata. Di qui, le scuse di Facebook e l’ironia dello stesso New Yorker che ne è susseguita. In ogni caso, le linee guida sottolineano che saranno cancellati «commenti razzisti di ogni natura»,«approvazione, contentezza e coinvolgimento nella tortura di animali o umana»«video di risse nei bar e a scuola»«fluidi corporei» e »organi interni». Non solo: ultimamente il social di Zuckerberg ha introdotto nuove regole di censura, più stringenti, contro organizzazioni terroristiche, bullismo e criminalità.  In particolare, il nuovo regolamento prevede che siano censurate - o che possano essere segnalate per la rimozione - immagini che mostrano individui umiliati o bersaglio di violenze; contenuti che incitano a commettere reati; foto, filmati e post che mostrano comportamenti autolesionistici.

PERES: ZUCKERBERG? PIÙ UN LENIN CHE UN ROBESPIERRE - Particolare, però, che la saracinesca si sia abbassata anche su Matteo Salvini, la cui pagina facebook è seguitissima: 743.337 like, e fiumi di consenso ad ogni post pubblicato. In questo senso, il social network ha forse dimostrato di non guardare in faccia nessuno: né i suoi utenti più affezionati, né tantomeno esponenti politici. Eppure, rimane aperta la questione sulla legittimità di limitare la libertà di espressione in modo tanto deciso - nel tentativo di evitare derive di odio e intolleranza - su una piattaforma che dovrebbe ispirarsi proprio alla massima libertà di pensiero. Tant'è. Di certo, la sospensione di Salvini, male accolta dai suoi seguaci, potrebbe anche dare seguito a una vecchia osservazione di Shimon Peres: «Un uomo come Zuckerberg può fare più di Lenin e Robespierre». E scommettiamo che anche il leader della Lega è di questo avviso.