19 agosto 2019
Aggiornato 20:00
Parlamento Donna

17 milioni contro la violenza sulle donne. Ma come sono stati spesi?

Delia Murer, deputata Pd, chiede all'esecutivo di chiarire come sono stati ripartiti quei 17 milioni di euro stanziati per combattere la violenza sulle donne. Perché, se le nuove strutture finanziate sono 79, i centri già attivi sarebbero almeno 188, e le case di rifugio 164: a questi spetterebbero circa 3mila euro l'anno.

ROMA -  Risale a pochi anni fa la Convenzione, promossa dal Consiglio d'Europa, sul tema della prevenzione e della lotta alla violenza contro le donne adottata a Instanbul. Un atto rivoluzionario, in quanto il primo strumento che ha l'obiettivo di costruire una politica europea sulla tutela della donna. A seguito di quella Convenzione, il governo italiano ha adottato una legge che ha stanziato ingenti risorse, al fine di costruire centri anti-violenza e case-rifugio e di portare avanti un'efficace azione di contrasto al barbaro fenomeno. Eppure, secondo Delia Murer, deputata del Partito Democratico, molta chiarezza si deve ancora fare su quelle risorse, che ammonterebbero a 10 milioni di euro per il 2013, per il 2014 e altri dieci a partire dal 2015.

17 MILIONI CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE - Nel giugno 2014, il dipartimento per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei ministri «ha trasmesso lo schema decreto del Consiglio dei ministri di riparto delle risorse finanziarie del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità relative agli anni 2013 e 2014 da destinare alla prevenzione al contrasto della violenza contro le donne; tale schema di decreto del Consiglio dei ministri è stato trasmesso, per i pareri di cui alla normativa, alla Conferenza delle regioni e delle province autonome". La ripartizione dei fondi seguì i seguenti criteri: «il 33 per cento della somma complessiva di 17 milioni, pari a 5,67 milioni, è stato destinato alla creazione di nuovi centri antiviolenza e case rifugio; il restante 67 per cento è stato così suddiviso: l'80 per cento, ovvero 9,064 milioni, va al 'finanziamento aggiuntivo degli interventi regionali già operativi volti ad attuare azioni di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli, sulla base della programmazione regionale'; il 20 per cento, ovvero 2,26 milioni, è stato ripartito in parti uguali tra i centri antiviolenza e le case rifugio già esistenti, pubblici e privati»; inoltre, «per le nuove iniziative, le risorse sono state ripartite basandosi sul numero della popolazione e sul numero di case e centri esistenti, rapportati alla mediana pari a 1,79 per ogni 400mila abitanti».

MA I CENTRI ATTIVI DA FINANZIARE SONO DI PIÙ DEL PREVISTO - Stando alle tabelle allegate al decreto del Consiglio dei ministri, le nuove strutture finanziate sarebbero dovute essere 79, di cui 23 in Lombardia, 18 nel Lazio, 17 in Campania, 12 in Sicilia e in Veneto, con un contributo unitario pari a 71.772 euro; i centri attivi «censiti» sono stati, invece, 188, le case rifugio 164; a loro sarebbe spetterebbe, a conti fatti, in media, circa 3mila euro l'anno ciascuno di finanziamento; «buona parte del finanziamento, quindi, è stato ripartito in favore delle regioni perché attuassero nuove 'azioni di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli'; azioni che al momento del riparto erano dai contorni non definiti».

CHIAREZZA SUI FONDI - La parlamentare Pd chiede dunque all'esecutivo «quale sia la rendicontazione di dettaglio, regione per regione, intervento per intervento, della spesa di oltre 9 milioni di euro che, nella sede di riparto richiamata in premesse, è stata destinata al 'finanziamento aggiuntivo degli interventi regionali già operativi volti ad attuare azioni di assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli, sulla base della programmazione regionale', e quale sia la rendicontazione di dettaglio degli interventi finanziati su centri antiviolenza e case rifugio esistenti». Perché non si rischi di buttare al vento risorse importantissime per la sicurezza delle donne.