19 agosto 2019
Aggiornato 01:30
Sentenza dopo il ricorso di un pensionato picchiato dalla Polizia

G8 Genova: la Corte di Strasburgo condanna l'Italia per tortura

La Corte europea per i diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per tortura in merito all'irruzione delle forze dell'ordine nella scuola Diaz di Genova durante il vertice del G8 del luglio 2001. La sentenza è arrivata dopo il ricorso presentato dal pensionato Arnaldo Cestaro che quella notte subì la frattura di dieci costole, una gamba e un braccio.

ROMA - Quella notte del 21 luglio del 2001 a Genova fu tortura. È la corte di Strasburgo a dirlo in una sentenza che condanna oggi l'Italia per quanto accadde durante il G8 nel capoluogo ligure. Per la Corte europea dei diritti dell'uomo l'irruzione degli uomini della Polizia di Stato nella scuola Diaz in cui alloggiavano diverse decine di manifestanti, italiani e stranieri, è da condannare, dunque.

IL RICORSO DI CESTARO - Diversi i feriti, alcuni con gravissime lesioni, e tra questi vi era Arnaldo Cestaro, sessantunenne veneto arrivato a Genova per partecipare alle manifestazioni pacifiche che nella mattina del 21 luglio si erano tenute nella cittadina che ospitava gli otto grandi della Terra. Arnaldo ha accusato gli agenti di aver violato quella notte l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani sul «divieto di tortura e di trattamenti disumani o degradanti» e, in seguito a quanto subì nella scuola Diaz, ha presentato ricorso alla Corte europea che gli ha dato ragione. Quanto compiuto dalle forze dell'ordine italiane «deve essere qualificato come tortura», affermano i giudici. Cestaro testimonia di esser stato brutalmente picchiato dalle forze di Polizia, arrivando all'ospedale quella notte di luglio con dieci costole fratturate, un braccio e una gamba rotte, la testa e il corpo pieno di ematomi. Il pensionato, rappresentato dall'avvocato Nicolò Paoletti, afferma che chi l'ha ridotto in quel modo avrebbe dovuto subire una punizione adeguata a quanto provocato, ma che questo non è mai accaduto a causa della legislazione italiana in cui ancora non è contemplato il reato di tortura. Oggi, dopo quasi quattordici anni, i giudici della corte di Strasburgo gli danno ragione e condannano l'Italia.

LA VIOLAZIONE DELL'ARTICOLO 3 - «Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti», recita l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e lo Stato italiano è colpevole d'averlo violato. La condanna, però, non colpisce semplicemente coloro che quella notte si macchiarono del reato di tortura, ma va a toccare una forte fragilità della legislazione italiana, quella dell'assenza di una normativa che punisca adeguatamente il reato di tortura o reati altrettanto gravi. Ad essere punita, quindi, è in modo particolare l'inadeguatezza della normativa italiana. La mancata punizione di chi quella notte trasformò la scuola in una «macelleria messicana» – come sostenne il vice questore Michelangelo Fournier – è data «in parte dalla difficoltà oggettiva della procura a procedere a identificazioni certe, ma al tempo stesso dalla mancanza di cooperazione da parte della polizia», sostiene la Corte. Nella sentenza di Strasburgo si precisa, inoltre, che la carenza legislativa non permette allo Stato di prevenire efficacemente che accadano violenze analoghe da parte delle forze dell'ordine.

COSA ACCADDE QUELLA NOTTE - Il 21 luglio 2011 era stato l'ultimo di tre giorni del G8 di Genova, che, tra manifestazioni e scontri con la Polizia, aveva visto la morte del giovane manifestante Carlo Giuliani e tanti feriti. Tanti i manifestanti stranieri giunti a Genova per protestare contro gli otto leader mondiali e che quell'ultima sera pernottarono ancora nel capoluogo ligure prima di ripartire. Le scuole erano state adibite a dormitori provvisori e tra queste anche la Diaz. Poco prima della mezzanotte del 21 luglio la Polizia decise di irrompere con un blitz nella scuola, con circa 300 uomini delle Forze dell'ordine impegnati in una perquisizione a tappeto priva del mandato del magistrato. Le persone presenti nel cortile, avendo visto gli uomini in tenuta antisommossa, chiusero i cancelli, ma i poliziotti forzano le entrate e si lanciano contro le persone presenti nella palestra, molte ancora nei sacchi a pelo. Al primo piano in 38 attendevano con le mani alzate l'arrivo dei poliziotti, i quali costrinsero le persone a mettersi a terra per poi picchiarle. Tutti gli altri piani furono perquisiti da poliziotti, anche in borghese, che continuarono a malmenare chi alloggiava nella scuola quella notte. 93 persone fermate alla fine dell'operazione, in 28 vennero trasportati in vari ospedali della città, mentre la gran parte dei fermi fu trasportata nella caserma di Bolzaneto.

AMNESTY: GRAVI VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI - È proprio a Bolzaneto che, anche secondo Amnesty International, sono state perpetrate diverse e gravi violazioni dei diritti umani, per i quali c'è stata una «vergognosa mancanza di assunzione di responsabilità». 60 i feriti, cinque in fin di vita e molti e diversi hanno riportato fratture multiple. Per Amnesy International Italia la mancanza del reato di tortura nel codice penale italiano ha fatto sì che i giudici non punissero i responsabili «in modo proporzionato alla gravità della condotta loro attribuita». Oggi la ferita di quanto accadde tra la scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto resta una ferita tutt'altro che rimarginata. E a pesare come un macigno sono i colpevoli a piede libero e ancora nelle loro uniformi e una legislazione senza una legge che riconosca che la tortura è un reato, anche in Italia.

LA LEGGE CHE NON C'È - La proposta di legge che mira ad introdurre nel codice penale il reato di tortura è da due anni all'esame del Parlamento. Più di un anno fa è arrivata l'approvazione da parte del Senato, mentre ora è in seconda lettura alla camera, dove è approdata il 23 marzo scorso per la discussione generale. Dopo il via libera alla riforma del terzo settore dovrebbe riprendere l'esame della proposta, per poi tornare al Senato.