16 dicembre 2019
Aggiornato 04:00
Le indagini condotte dalla Compagnia di Paternò

Racket della manodopera straniera: 9 arresti a Catania

Nove persone, 6 di nazionalità rumena, 2 italiane e una ucraina, sono state arrestate dai carabinieri di Catania con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni, insieme ad altri due soggetti indagati a piede libero.

CATANIA (askanews) - Nove persone, 6 di nazionalità rumena, 2 italiane e una ucraina, sono state arrestate dai carabinieri di Catania con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni, insieme ad altri due soggetti indagati a piede libero.

Le indagini condotte dalla Compagnia di Paternò hanno documentato l'esistenza di un'organizzazione criminale dedita alla sistematica fornitura di manodopera a basso costo da reclutare in Romania, e da impiegare in Sicilia. Una volta «ingaggiate», le vittime venivano alloggiate in strutture fatiscenti, e costrette ad accettare condizioni di lavoro in assenza delle garanzie minime di tutela.

L'operazione, denominata «Slave», si è sviluppata attraverso l'acquisizione di numerose dichiarazioni delle vittime (41 quelle identificate). Due imprenditori agricoli erano i mandanti ed effettivi beneficiari del reclutamento della manodopera, compito del quale si occupavano i coindagati che, dopo averla convogliata in Sicilia, ne gestivano tutte le questioni relative alla concreta realizzazione dei lavori.

Le prestazioni d'opera avvenivano sia direttamente nei terreni dei capi promotori dell'organizzazione, ma anche nel mercato del lavoro locale nei confronti di altri imprenditori agricoli per i quali risultava conveniente e remunerativa. Parte del profitto veniva ricavato dall'associazione anche dalle fatiscenti abitazioni di nessun valore commerciale dalla cui locazione agli operai rumeni traevano un seppur contenuto guadagno trattenuto dalla paga.

Nella «gestione» dei lavoranti loro connazionali, inoltre, gli indagati pretendevano parte del denaro guadagnato col lavoro nei campi, quale retribuzione per la loro attività di mediazione.

Infine, uno degli indagati rumeni è stato riconosciuto colpevole di aver fatto irruzione nell'abitazione di un connazionale, insieme a un complice rimasto non identificato, e di averlo aggredito e rapinato di 400 euro circa.