13 luglio 2024
Aggiornato 11:00
Renzi fa marcia indietro sullo switch-off

Romano: «Il compromesso tra rame e fibra per noi è giusto»

In attesa di conoscere le decisioni del Consiglio dei Ministri in programma questo pomeriggio, l'On. Paolo Romano, parlamentare del M5S, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di DiariodelWeb.it per raccontarci cosa succederà al piano Ring del governo Renzi.

ROMA – In attesa di conoscere le decisioni del Consiglio dei Ministri in programma questo pomeriggio, l'On. Paolo Romano, parlamentare del M5S, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di DiariodelWeb.it per raccontarci cosa succederà al piano Ring del governo Renzi.

Il governo Renzi ha la necessità di modernizzare la rete nazionale per conformarsi ai parametri dell'Unione Europea, ma in cosa consiste esattamente il piano Ring?
«Il documento non l'ho ancora letto perché stanno limando gli ultimi particolari, è roba di ore ormai. Da quanto ho potuto capire, inizialmente il piano prevedeva addirittura lo switch-off (cioé l'eliminazione della rete in rame) invece ora sembra che il governo abbia ritrattato su questo punto. Si tratterebbe di creare questa nuova società con Telecom e Metroweb, per far partire finalmente in Italia gli investimenti sulla banda larga. Noi non siamo contrari agli investimenti da parte della Cassa Depositi e Prestiti - che appunto controlla Metroweb -, ma chiediamo che la società rimanga sotto il controllo pubblico. Solo tre mesi fa abbiamo presentato una mozione – a mia prima firma – per proporre proprio questa soluzione: una public company che controlli la rete nazionale.»

Quindi Renzi avrebbe rinunciato allo switch-off, fino a ieri preannunciato su tutti i giornali, andando incontro alle richieste di Telecom, che temeva di perdere fino a un miliardo l'anno a causa dell'eliminazione della sua rete in rame?
«Così sembra, è questione di ore per averne la certezza. Il Consiglio dei ministri ci sarà stasera. E' ovvio che Telecom abbia tutto l'interesse a prolungare l'utilizzo della sua rete in rame il più possibile, perché è ciò che vale di più all'interno del suo bilancio.»

Ritiene che Renzi abbia preferito tenere in conto le richieste di Telecom, e fare un passo indietro rispetto a quanto precedentemente annunciato, proprio per le critiche mosse dalla società al piano Ring?
«Di fatto Matteo Renzi in questo momento è messo in mezzo tra le richieste dell'Unione Europea (ovvero portare entro il 2020 la rete a 100 megabit per almeno il 50% della popolazione italiana e la restante parte almeno a 30 megabit) e quelle di Telecom e delle banche che non possono accettare lo switch-off così come era stato inizialmente presentato.»

Lo switch-off da un punto di vista tecnologico è davvero indispensabile o la rete in rame può avere ancora un futuro?
«Senz'altro, la rete in rame si può sfruttare molto bene con le nuove tecnologie. Prima di abbandonarla è il caso di fare una valutazione più attenta e ponderata. L'ideale sarebbe il connubio delle due tecnologie, la fibra e il rame.»

Per quanto riguarda Telecom: il numero uno di Orange ha detto che ci sarebbero i presupposti per un deal (cioé un accordo commerciale) e che questa sarebbe una grande opportunità per la società. Quale sarà il suo futuro? Secondo Lei, qual è l'opzione da intraprendere: rafforzare l'azionariato o darla in mani straniere per risollevare i suoi conti?
«Per quanto riguarda il futuro di Telecom, la nostra idea era quella di fondere la sua rete insieme a quella di altri operatori in modo da creare un unico operatore nazionale della rete; e facendo invece diventare Telecom un semplice operatore del mercato esattamente come Fastweb o Wind. Ci si preoccupa che questo possa significare la perdita di posti di lavoro, ma se si realizzano questi investimenti al fine di ottenere una rete di nuova generazione, i servizi da produrre possono essere molteplici e anche le prospettive occupazionali. Un progetto del genere crea certamente nuovi posti di lavoro, però bisogna rischiare un pochino e cambiare la struttura attuale di Telecom Italia. Perché la rete è un'infrastruttura di carattere strategico per lo sviluppo del nostro paese, e degli investimenti sono necessari. Investimenti che però Telecom da sola non è in grado di affrontare.»