13 novembre 2019
Aggiornato 17:30
Renzi sollecita Telecom sulla banda larga

Chi farà l'affare del secolo?

Domani arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri il piano Ring del governo per la rete Internet di nuova generazione. E non è un piano da poco, perché implica lo spegnimento obbligatorio dei cavi in rame utilizzati attualmente da Telecom per passare direttamente e tempestivamente alla fibra ottica.

ROMA - Domani arriva sul tavolo del Consiglio dei ministri il piano Ring del governo per la rete Internet di nuova generazione. E non è un piano da poco, perché implica lo spegnimento obbligatorio dei cavi in rame utilizzati attualmente da Telecom per passare direttamente e tempestivamente alla fibra ottica. Il governo è disposto a finanziare l'impresa con un budget da 6,5 miliardi di euro, ma la prospettiva non piace a Telecom: che prevede una perdita secca da un miliardo di euro l'anno.

RENZI VERSUS TELECOM - L'Italia, anche in questo caso, è il fanalino di coda dell'Europa. Secondo i dati del rilevatore Ookla, gli italiani navigano in rete a 9,18 magabit al secondo (ben al di sotto della media della velocità degli altri paesi dell'Unione: siamo alla pari con la Grecia e la Turchia). Mentre nel Regno Unito si promette di portare a un gigabit la velocità, in Italia stiamo ancora cercando di arrivare almeno a 30 megabit al secondo. Un ritardo imperdonabile, per il quale occorre intervenire tempestivamente dal punto di vista tecnologico. Ecco quindi il piano del governo per la banda larga. Matteo Renzi sta premendo su Telecom, affinché cancelli l'utilizzo della rete in rame in virtù del nuovo investimento . Per incentivare il progetto, Renzi è disposto a sborsare 6,5 miliardi di euro. Ma per la società non si tratta di un impegno privo di costi: Telecom prevede una perdita secca corrispondente ad almeno un miliardo di euro l'anno, perché sull'attuale infrastruttura sono occupati 20mila dipendenti.

IL DOGMA DELLA FIBRA OTTICA NON E' INATTACCABILE - Vero è che la connessione delle centraline con cavi in rame è soggetta a problemi durante il mal tempo, e che, su invito degli organi dell'Ue, l'Italia dovrebbe provvedere ad aggiornare la sua rete Internet. Ma Telecom al momento proprio non ci sta, e il suo consiglio di amministrazione ieri ha votato contro il piano Metroweb. Il consigliere e braccio destro del premier, Andrea Guerra, è convinto che l'unica strada percorribile sia il passaggio – rapido ma non indolore – dal rame alla banda larga, esattamente come avvenuto in passato col passaggio dalla Tv analogica a quella digitale. Non tutti però la pensano allo stesso modo, e anche negli altri paesi il dogma della fibra ottica è guardato con sospetto tanto che nessuno all'estero ha mai pensato di imporre uno switch-off: cioè uno spegnimento tempestivo dei cavi in rame e un'accensione simultanea della fibra ottica. E le motivazioni non vanno trascurate. Quello proposto dal governo rischia di essere un progetto troppo ambizioso, costoso, inadeguato alle reali esigenze del paese e del territorio.

LE INCOGNITE DEL PIANO RING - L'automatica identificazione di una velocità di trasmissione (100 Mbps) con una particolare soluzione tecnologica, cioè la rete in fibra, non tiene conto di altre soluzioni potenzialmente interessanti. Infatti, una velocità quale quella enunciata può essere assicurata anche da soluzioni «ibride»: che utilizzano cioè la rete in fibra fino agli armadi (Fiber to the Cabinet – FttCab), e l'attuale rete in rame esistente per l’ultimo tratto (rete secondaria), che dagli armadi raggiunge i palazzi e poi, al loro interno, le unità immobiliari dei clienti. Una caratteristica della rete secondaria italiana, rispetto a quella di altri paesi europei, è proprio la sua compattezza: con il 50 per cento della popolazione entro 250 metri dall’armadio. Questa particolare caratteristica, tutta italiana, permetterebbe una soluzione intermedia, utilizzando – con notevole risparmio – sia l'attuale rete in rame che, per la restante parte del percorso, una nuova rete in fibra ottica. Il progetto del governo, ad oggi, non tiene invece conto di questa possibilità, e non fa alcun riferimento a una molteplicità di soluzioni che possono corrispondere meglio alle particolari caratteristiche della domanda e della configurazione del territorio. Il rischio è quello di intraprendere da subito un investimento smisurato, senza assicurare la scalabilità delle soluzioni. Inoltre, la cifra complessiva che il governo sarebbe disposto a sborsare (nel migliore degli scenari, circa 12 miliardi di euro) non sembra sufficiente a far fronte all'intera operazione.